Dal Palio Nazionale delle Botti ai Gigli

da | Apr 23, 2018 | Cultura&Spettacolo, Sud100cento | 0 commenti

Sabato 7 aprile, alla vigilia della Pasqua Ortodossa, io e le mie amiche ci siamo date all’escursionismo, affrontando con coraggio i famosi “1200 scalini” che collegano l’ameno paesino di Furore (Costiera Amalfitana) al sottostante Fiordo, uno spettacolo della natura che vale tutto il fiatone e i ruzzoloni mancati lungo la scalinata. Un luogo incantevole, tanto amato non solo dalla celebre coppia del cinema “Anna Magnani – Roberto Rossellini”, ma un po’ da tutti coloro che abbiano visitato, almeno una volta, quel piccolo borgo dall’atmosfera magica e raccolta.

Palio Nazionale delle Botti

Nel risalire “la tredicesima fatica di Ercole”, ci siamo stranamente imbattute in un’affaccendata folla di persone le quali, divise in due squadre, spingevano delle grosse botti di vino lungo l’impervia scalinata. Al nostro chiedere cosa si stesse svolgendo, la risposta è stata decisamente inaspettata: “Signorina, è la gara delle botti!”, risponde così un simpatico signore. Attonite, non sapevamo come reagire a quanto ci era stato risposto. Infine, abbiamo optato per una fragorosa risata, era l’unica cosa da fare per noi in quel momento. “Il paese è piccolo, si sono inventati qualcosa da fare” ponderavamo ad alta voce tra di noi.

In realtà, quando abbiamo udito il fischio di inizio ed è cominciata la gara, a un tratto ho repentinamente cambiato approccio alla cosa, notando che il tradizionale gioco che si stava svolgendo, aveva, in realtà, destato in me un grande interesse. Osservavo con meraviglia e attenzione uomini muscolosi che, animati dalle urla di incoraggiamento dei propri fans, spingevano in salita, lungo un percorso di almeno 600 metri, una botte di vino da 500 litri. Quello che dapprima aveva destato riso e ironico sgomento, era diventato qualcosa di estremamente interessante.

Le tradizioni dei piccoli borghi

Lungo la via del ritorno a casa ho cominciato a pensare alla fantasia, all’inventiva mista alla tradizione che caratterizza i piccoli borghi italiani. Sagre, cortei, cerimonie all’aperto, il riflesso di una tradizione “sempreverde”, che delinea i tratti distintivi di quei luoghi. Quella delle botti di Furore è solo una delle tante. Basti pensare ai “Gigli” di Nola o al “Carnevale di Ivrea”. Si tratta di tradizioni connaturate a quei luoghi, in cui i cittadini spesso vi partecipano senza magari neanche ben sapere la storia di quell’evento o di quella cerimonia che stanno celebrando. È qualcosa che appartiene a loro, ancor prima che essi nascano e se ne rendano conto.

Una tradizione genuina

A primo acchito, uno straniero come me osserva tutto questo con non poco sgomento, per un qualcosa che fondamentalmente viene visto come bizzarro. Tuttavia, le prime impressioni lasciano presto lo spazio a osservazioni impregnate di curiosità per un qualcosa che appare essere realmente “genuino”, forte nella sua semplicità, radice di una tradizione di cui essere fieri.

L’amore per l’Italia

Per questo noi stranieri amiamo l’Italia, per il suo profumo di antico, per le volte cristiane che si legano alle rovine dell’ “imperiale” paganesimo del mondo antico, per la passione con cui le tradizioni germinano, si insinuano nel tutto sociale per non lasciarlo mai più.

Ciò che cattura dell’Italia è il cuore che batte iperattivo, a ritmo costante e tachicardico, in tutto ciò che fate, che amate, che portate avanti, che sia questa una gara, un progetto, un percorso…

Il giorno dopo, con grande gioia, ho appreso che Furore ha vinto per il secondo anno consecutivo il Palio Nazionale delle Botti, battendo le città di Treviso, Siena, Frosinone e Livorno. Contenta di ciò, faccio gli auguri a tutti noi, cittadini della nostra bella Campania.

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