L’avevamo detto. Scudetto svanito, la colpa è anche dello struzzo Spalletti

da | Mag 2, 2022 | Calcio Napoli, InEvidenza

Le vittorie di Milan ed Inter hanno fatto calare definitivamente il sipario sull’ipotesi che il Napoli potesse in qualche modo tentare di contendere lo scudetto alle milanesi fino all’ultima giornata di campionato. Capitolo chiuso. E con tanti rimpianti. De Laurentiis si accontenta del terzo-quarto posto, gli basta la Champions. L’ambiente e la tifoseria no. E’ stata un’occasione storica buttata al vento, con un suicidio che raramente si ricorda nella storia del Napoli. Un’occasione più propizia persino di quella che vide la squadra di Sarri contendere fino all’ultimo il primato alla Juventus.
La responsabilità di questo deludente esito è ovviamente da ascrivere ai calciatori. Professionisti del loro livello (e dei loro contratti) non possono lasciarsi inebetire al momento culminante della stagione, quando c’è da stringere i denti e portare a casa il risultato finale. Ma, a prescindere dagli errori che pure ha commesso con cambi sballati, in questa vicenda c’è anche una grossa responsabilità dell’allenatore.
Spalletti è arrivato a Napoli e invece di scavare e di capire il perché dell’1-1 patito contro il Verona, ha fatto lo struzzo. Mettere la testa sotto la sabbia si è rivelato un boomerang pernicioso. Perché nelle tre partite che avrebbero potuto consentire al Napoli di continuare a lottare per lo scudetto, contro Fiorentina, Roma ed Empoli, abbiamo assistito all’identico clamoroso calo di concentrazione di Napoli-Verona. Il Napoli ha perso durante questo prolungato black out otto punti, oggi ne avrebbe 78 e sarebbe da solo in testa alla classifica. E questo senza tener conto di ulteriori recriminazioni per i punti sprecati contro Spezia e Empoli (al Maradona) e Sassuolo.
L’atteggiamento di Spalletti lo abbiamo denunciato su questa testata in tempi non sospetti. Scrivevamo il 28 luglio dell’anno scorso: “Ad oggi Spalletti merita apprezzamenti per come si è calato nel ruolo, anche se, concedetecelo, qualche perplessità l’ha pure suscitata. Piccoli incidenti di percorso, che forse è utile segnalare per tempo, prima che diventino pesanti macigni sul cammino della squadra.
Prendiamo, ad esempio, quella frase infelice: “dimentichiamo Verona!”. Dimenticare? No, caro Spalletti. Certo, lei fa il suo gioco, vorrebbe seppellire il passato e badare solo al presente. Ma gli Spalletti passano, il Napoli resta. E in questo caso, cancellare una parentesi oscura, far finta che non sia mai esistita, a distanza di meno di tre mesi dall’accaduto, può lasciare una scia di mistero dannosissima. Quel Napoli di finale di campionato si era reso protagonista di una rimonta entusiasmante (eccettuata la parentesi del pareggio con il Cagliari). Quello stesso Napoli apparve incomprensibilmente spento ed abulico, persino Gattuso, quel giorno, se ne stette impietrito e tranquillo in panchina. Nessuno poté fornire spiegazioni, perché De Laurentiis da padre padrone aveva messo il bavaglio a tutti, con il silenzio stampa, un residuo di barbarie e di inciviltà, che solo una Federazione debole può ancora tollerare negli anni Venti del Duemila, al tempo cioè della comunicazione di massa e del dominio dei social. Il problema è che nessuno, ancor oggi, intende fornire chiarimenti. Quando affiora l’interrogativo il chiamato in causa continua a dribblare l’argomento.
Il match con il Verona rimarrà quindi come una macchia oscura sulla storia del Napoli, come lo è rimasto, a trenta anni di distanza, quello scudetto incredibilmente perduto a vantaggio del Milan e al termine di un campionato che il Napoli aveva dominato. Se Spalletti lo avesse capito, prima di chiedere di dimenticare si sarebbe battuto invece per un chiarimento pubblico, forte e inequivocabile. Anche perché quello che è accaduto al Napoli tre mesi fa potrebbe ripetersi anche sotto la sua gestione. Dovrebbe essere un suo interesse capire. Noi da queste pagine continueremo a chiederlo”.
Siamo stati facili profeti. E ancor oggi diciamo a Spalletti: altro che dimenticare Verona! Se dovesse rimanere lui al timone del Napoli sarebbe opportuno, con un anno di ritardo, che invece faccia indagini serrate per capire che cosa è successo quel giorno.

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EDITORIALE

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