Noemi e il murale della speranza

da | Mag 15, 2021 | Primo piano

“Street art” ideata dalla bambina che fu ferita in piazza Nazionale. No ai modelli negativi per i giovani

Un messaggio di speranza partirà oggi da piazza Nazionale dove, salvo ritardi nell’erogazione dei permessi, nell’anfiteatro centrale sarà disegnato un murale per Noemi, la bambina che a 4 anni fu ferita da un proiettile vagante il 3 maggio 2019 nel corso di una sparatoria di camorra. E sarà proprio la piccola (che tuttora sconta le conseguenze di quelle gravi ferite) a colorarlo… Con l’intento dei familiari, in collaborazione con la fondazione Polis, di far rimettere a posto anche pavimentazione e giostrine per restituire questo spazio ai bambini del Vasto-Arenaccia. Un messaggio positivo.
Sulla scia della campagna contro i murales con i volti di Ugo Russo e Luigi Cajafa, i due ragazzi del centro uccisi dalle forze dell’ordine mentre stavano tentando delle rapine (era il 13 gennaio quando il prefetto Valentini disse che quelli e altri simboli del male dovevano essere rimossi, onde evitare effetti emulativi), abbattuti alcuni degli altarini e tacitati un gruppo di intellettuali critici nei confronti di questa iniziativa, si susseguono le voci di autorevoli esponenti politici e, soprattutto, delle forze dell’ordine – come il generale dei carabinieri La Gala e il questore Giuliano – i quali insistono sul fatto che ai giovani devono essere offerti modelli positivi. Sacrosanto. L’origine della devianza infatti va ricercata sostanzialmente “nel contrasto tra i valori (i modelli di successo) che la società propone e il fatto che non a tutti vengono dati in egual misura gli strumenti per perseguirli”, volendo sintetizzare il pensiero di vari sociologi Usa…
Basti pensare al degrado in cui si vive in certe zone e alla mancanza di servizi, di opportunità di lavoro e persino di spazi per respirare (una piccola area verde, oppure per giocare a pallone, in ogni rione). “Per noi la strada, le nostre piazzette, sono come una casa” ha detto un ex componente della paranza dei bambini del fu Antonio Sibillo il cui altarino è stato rimosso, “sono i luoghi in cui sin da piccoli passiamo la maggior parte del tempo e, quando qualcuno viene a mancare, la sua immagine ci fa compagnia”. Ma parliamo di ragazzi che rapinano, spacciano, uccidono. Non a caso il prefetto Morcone, assessore alla legalità della Regione, sul Mattino dell’11 maggio ha fatto appello alla responsabilità collettiva. “Il controllo del territorio non può essere delegato solo alle forze dell’ordine. Esistono più livelli, dalla polizia locale alle verifiche sul funzionamento dei servizi e delle attività cittadine, per far rispettare le regole”. Nelle settimane scorse, anche a proposito degli assembramenti, si era parlato di eccesso di tolleranza… “Se parliamo di eccesso di tolleranza”, ha detto Morcone, “dobbiamo parlare anche di necessità che funzionino con regolarità i servizi, che ci siano controlli sulla legalità in tutti i sensi. Se per esempio si pensa al ritorno dei turisti, dovremmo subito impegnarci per offrire loro una città con i servizi funzionanti…”.
E se le amministrazioni funzionassero, già sarebbe un buon esempio.

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EDITORIALE

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