Adolescenti soffocati da TikTok

da | Gen 30, 2021 | Cronaca

di Cinzia Rosaria Baldi *

Negli ultimi giorni due bambini hanno trovato la morte raccogliendo una sfida. Fondamentali regole e dialogo a casa

Stretta del Garante della Privacy sui social dopo le morti di due giovanissimi nell’ultima settimana ritenute effetto della “Black out challenge” su TikTok, il social cinese, che si è diffuso in questi ultimi anni in modo esponenziale trai giovanissimi ed è divenuto popolare proprio per le sfide a cui l’utente è invitato a partecipare, dai balletti ai giochi, alle challenge per trattenere il respiro portate alle estreme conseguenze.

Dopo la tragedia della bimba di dieci anni di Palermo, trovata morta nel bagno il 20 gennaio scorso con una cintura avvolta intorno al collo, il Garante ha bloccato [per ora] fino al 15 febbraio, Tik Tok nell’ uso dei dati degli utenti, per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Il Garante già a dicembre aveva contestato a Tik Tok una serie di violazioni: scarsa attenzione alla tutela dei minori; facilità con la quale è aggirabile il divieto di iscriversi per chi ha meno di 13 anni. La bambina, infatti, aveva diversi profili su Facebook e Tik Tok. Per cui il Garante ha aperto anche una verifica su Facebook ed Instagram circa le modalità di iscrizione ai due social e l’ accertamenti dell’età dell’utente.
Spesso i ragazzi falsificano l’età o usano lo smartphone di adulti come è accaduto nell’altra assurda morte avvenuta a Bari dopo qualche giorno: il 25 gennaio è stato trovato morto un ragazzino di nove anni con stretto al collo un cordoncino legato ad una gruccia dell’armadio. Il ragazzo non aveva il cellulare e si pensa abbia guardato la sfida di soffocamento on line dallo smartphone della madre. Un gesto di emulazione, ma in entrambi i casi solo le indagini degli investigatori potranno spiegare cosa veramente è accaduto. Intanto Tik Tok è in forte espansione, la sua attrattiva è proprio la facilità di condivisione di clip di 15 o 60 minuti, musica, effetti sonori, balletti, mini-sketch, tra questi spopolano le sfide di ogni tipo. Aveva, infatti, ben 731.000 followers , anche se di diverse età, l’influencer di Tik Tok, la 48enne di Siracusa denunciata l’altro giorno per istigazione al suicidio dalla polizia postale di Firenze, erano state proprio le “Sfide estreme dei suoi video”, ora al vaglio degli investigatori, a darle tanta popolarità.
I più esposti ai rischi ed ai pericoli di queste attività sui social sono gli adolescenti, sono i più fragili perché si mettono alla prova in performance deleterie e letali nel tentativo di guadagnare visibilità sui social.
L’allarme arriva anche da pediatri, psicologi e dai neuropsichiatri, che invitano i genitori a vigilare sui figli, specie se minori ed ad cogliere anche i minimi segnali di qualcosa che non va, come alterazioni dell’umore e dello stato emotivo.
I genitori devono instaurare un dialogo con i figli ed esercitare un sereno discreto controllo sull’attività on line dei figli, fissando regole precise nell’utilizzo dello smartphone. È importante che il genitore sia d’esempio, in quanto se un genitore trascorre la maggior parte del tempo al cellulare o al pc, ciò potrebbe essere interpretato dai figli come un disinteresse dei genitori nei loro confronti, sentirsi soli, con la possibile conseguenza di ottenere risposte di opposizione alla richiesta dei genitori di essere ascoltati.
La pandemia ha nei fatti legittimato tra bambini ed adolescenti, per forza maggiore, un utilizzo smisurato di strumenti tecnologici, quali computer e smartphone, al fine di svolgere le attività ordinarie, dalla scuola, al catechismo, senza dimenticare che questi strumenti hanno permesso ai ragazzi di poter comunicare con i coetanei, data l’impossibilità di poterlo fare di persona; ogni contatto quindi è stato soltanto virtuale ed i ragazzi attraverso, magari il gioco online su una console o attraverso i canali social, Tik Tok in maniera particolare, hanno condiviso attività e hanno trovato qualche momento di “libertà” .
I social non si potranno facilmente eliminare dalle nostre vite, per questo è da ritenersi importante, se non fondamentale stabilire, per i ragazzi, tempi ed orari per l’utilizzo di pc, telefonino e tablet, consigliando delle brevi pause psicofisiche, dove possibile, anche durante lo studio, stabilendo tempi precisi per il gioco sui social o le consolle quali Playstation o Xbox, e fissando durante la giornata spazi e momenti liberi da ogni tecnologia.
Ricordiamo che nel periodo adolescenziale i ragazzi sono portati a sperimentare nuove conoscenze circa il mondo circostante e le sue regole. Gli adolescenti tendono ad introdurre nuove idee e nuovi valori, mettendo a volte in discussione le figure genitoriali. È un momento nel quale i ragazzi iniziano a volersi muovere in modo sempre più autonomo nell’ambiente sociale e a tollerare sempre meno le regole della famiglia. Si può, quindi, dire che la famiglia deve raggiungere un equilibrio importante tra due compiti opposti: favorire il cambiamento e l’indipendenza emotiva, mentre dall’altro canto restare unita per poter essere una “base sicura” (Bowlby, 1988) per il ragazzo, al fine di accompagnarlo nella conoscenza del mondo esterno e sostenerlo soprattutto nei momenti di difficoltà.
Per aiutare un figlio adolescente i genitori quindi, dovrebbero essere in grado di contenere le sue (normali) oscillazioni tra la curiosità di esplorare il mondo e la voglia di far ritorno al “nido sicuro” della famiglia.
Si tratta di un compito difficile, per questo si deve considerare importante l’ aspetto del sostegno ai genitori degli adolescenti ed agli adolescenti stessi attraverso strutture sul territorio, dove siano presenti pediatri, psicologi e psicoterapeutici, che interagiscano con la scuola e le strutture educative. A Napoli non vi sono ancora riferimenti in questo senso: a tal proposito si spera il servizio pubblico inizi almeno ad attrezzarsi con personale ad hoc.

* psicologa età evolutiva

 

EDITORIALE

L’arte di evadere le regole

di Alessandro Migliaccio

Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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