di Pierluigi Zaccaria

Sono giornate molto intense in casa Napoli. C’è aria di smobilitazione e di taglio dei costi, di dolorosi saluti e di forzato rinnovamento, che lasciano presagire nuovi scenari evolutivi.
Un mercato, questo, che sembra rappresentare il vero spartiacque della storia tra ADL e la SSC Napoli. La gestione del patron della Filmauro è arrivata al culmine già 10 anni fa con la qualificazione in Champions (c’era Mazzarri in panchina) e da quel momento in poi ha visto il proprio percorso di crescita incepparsi, incapace di riuscire a rimpinguare le casse della società se non attraverso il vetusto mezzo delle plusvalenze o affannosamente aggrappandosi alla speranza del quarto posto. Investimenti infrastrutturali pari a zero, progetto “Scugnizzeria” abbandonato e solo tante chiacchiere sullo stadio di proprietà.
Per non parlare del rapporto con tifosi e stampa ormai ai minimi storici e che ha generato un malumore tangibile, da cui ne è addirittura scaturita una raggelante indifferenza verso l’ultima qualificazione in Champions.
Ma proviamo a dare una sbirciata ai dati, che come sempre rappresentano l’unico vero elemento probatorio che può aiutarci nel comprendere quali potrebbero essere le prossime mosse di ADL. Secondo i dati forniti da Calcio e Finanza, il monte-ingaggi lordo del Napoli della stagione appena trascorsa (2021-2022) è pari a poco più di 100 milioni, a cui bisogna già detrarre gli stipendi dei partenti Manolas, Insigne, Ghoulam e Malcuit, manovra grazie alla quale il club ha già effettuato un taglio di circa 22 milioni di euro. Dati, questi, che andranno sicuramente rivisti qualora dovesse essere ceduto un big come Koulibaly, che costa oltre 11 milioni di euro o Mertens, che impatta per oltre 8 milioni di euro. A completare il quadro gli acquisti ormai certi di Kvara, Olivera e degli altri giocatori che andranno a completare la rosa. Appare quindi evidente che l’obiettivo principale nel breve periodo sia quello di ridimensionare e tagliare i costi. Ma il nostro legittimo dubbio è legato al motivo per cui la società abbia adottato questa strategia. E sono due gli scenari che possiamo provare a prevedere. Prima ipotesi. ADL si sta preparando a cedere la SSC Napoli. Grazie al taglio ingaggi sopra esposto, verrebbe ceduto l’intero pacchetto con costi di produzione ridotti e che, in prospettiva, potrebbe consentire all’ipotetico compratore di generare margini di profitto più consistenti. E, soprattutto, risanando la società a livello finanziario e riducendo i costi, ADL potrebbe presentare al mercato un’azienda infiocchettata e risanata, che la renderebbe di certo più appetibile agli occhi di potenziali investitori. Il valore della società verrebbe massimizzato, almeno nel breve periodo. Seconda ipotesi. ADL ha deciso di adottare una strategia di ridimensionamento, a causa del brusco calo dei ricavi post-pandemia e per evitare il rischio di nuovi bilanci in rosso: non ha quindi alcuna intenzione di cedere. Questa seconda casistica, che ovviamente non auspichiamo, metterebbe ancora più a dura prova la passione dei tifosi. Considerando che la geografia della serie A è cambiata tanto negli ultimi anni (fino a poco tempo fa Milan ed Inter arrancavano e la Roma non aveva Mourinho), già oggi recitare un ruolo da protagonista in serie A sarebbe un affare complesso per il Napoli. Privandogli anche dei suoi pezzi da novanta, il rischio di campionati anonimi sarebbe dietro l’angolo. E la piazza, ormai stanca di non poter sognare, si allontanerebbe sempre di più. Per questo facciamo tutti il tifo per la prima teoria: affinché un nuovo ed appassionante capitolo abbia finalmente inizio.