In Villa spunta il Museo del mare

da | Mar 27, 2021 | Primo piano

L’ex Circolo della Stampa “rinasce” dopo 22 anni dall’abbandono. Il fabbricato fu progettato da Canino

La clamorosa notizia della “cessione” della villa comunale da parte di Palazzo San Giacomo all’Istituto Anton Dohrn (Il Mattino 21/3/21) – che avrà il compito di rilanciare lo storico parco come polo culturale e di ricerca sollevandolo dal degrado dovuto alla mancanza di manutenzione e ai cantieri del metrò – riporta alla mente la vicenda dell’ex Circolo della Stampa, appannato emblema di una stagione prestigiosa del giornalismo fino al 20 novembre 1999 quando arrivò l’ufficiale giudiziario a chiuderlo per sfratto, per una questione di insolvenze relativa all’affitto, nonostante i tentativi della categoria di raggiungere un accordo col Comune proprietario. E da allora abbandonato al degrado; divenuto dimora di tossicodipendenti, vandali, balordi… Una fine incresciosa favorita da faide interne alla categoria. Sono trascorsi 22 anni.
L’elegante edificio nel cuore della Villa progettato nel 1948 da Cosenza e da Canino – esponenti del Razionalismo architettonico al passo con le più avanzate sperimentazioni delle avanguardie europee – era uno dei locali referenziali dell’alta borghesia, di intellettuali e del mondo politico affaristico. Bar e ristorante di livello: il posto “giusto” per ricevere ospiti che venissero da fuori… Sede dal 1912 dell’Associazione della Stampa, il sindacato dei giornalisti (presieduta dal 1952 al 1979 da Adriano Falvo; dal 1979 al 1983 da Ermanno Corsi) – e poi degli altri organismi di categoria – il Circolo aveva vissuto i suoi fasti negli anni Settanta e Ottanta. Una autentica casa della cultura, frequentata dalla “crème” della città – siamo nel periodo successivo al Sessantotto – in atmosfere nient’affatto provinciali o autoreferenziali ma di vasto respiro, europeo, cosmopolita… Sede di iniziative culturali, artistiche e anche divertenti, come le gare gastronomiche cui partecipavano le signore bene di altri circoli (compreso quello degli Usa) nonché i più ricercati chef di alberghi e ristoranti di Napoli, della Costiera, di fama nazionale – ciascuno col proprio box su cui facevano spicco il nome del sodalizio e la bandierina dello Stato di appartenenza…
Una location dove s’era in grado di ricevere degnamente le personalità di passaggio. Ventidue anni fa, la débâcle.

Ma adesso sono a buon punto i lavori di ristrutturazione del fabbricato, ceduto già da qualche anno in comodato alla prestigiosa Stazione zoologica Dohrn, che sta riqualificando l’edificio per farne un Museo del mare e della biodiversità (Darwin Dohrn Museum) nonché biblioteca con documenti a partire dall’anno della fondazione del centro di ricerca in biologia marina (1872) con l’Acquario più antico d’Italia (chiuso dal 2015). La Stazione Dohrn, come noto, è a pochi passi dall’ex Circolo della Stampa, e gestirà anche la Casina pompeiana. La manutenzione e cura del verde del settecentesco parco pubblico dall’enorme valore botanico sarà invece affidata per tre anni all’associazione ambientalista Premio GreenCare: e su questo, già infuria la polemica.

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EDITORIALE

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Quando nel 2010 ho pubblicato il mio secondo libro (anche se il primo era solo una raccolta di poesie giovanili) intitolato “Paradossopoli. Napoli e l’arte di evadere le regole”, nutrivo una ferma speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Che i napoletani avrebbero, prima o poi, avuto uno sbalzo di dignità e che si sarebbero in qualche modo presi una rivincita nei confronti di quanti, troppo facilmente, puntano il dito contro di loro.

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