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Non esiste ripresa economica globale senza una popolazione sana e, le ragioni che sono alla sua base, sono le stesse che hanno consentito ad alcuni Paesi di avere più successo di altri nel contenimento del contagio e della mortalità. Il virus non riconosce le pari opportunità e attacca chi si trova nelle peggiori condizioni di salute, soprattutto tra i più poveri. Solo grazie a una maggiore fiducia e rispetto della scienza e all’adozione di misure di protezione e coesione sociale, sarà possibile gestire le conseguenze economiche della peggiore pandemia del secolo e del peggiore declino economico dalla Grande Depressione. A dirlo è Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia nel 2001 e Professore alla Columbia University di New York, protagonista della cerimonia di apertura del nuovo anno accademico dell’Unicamillus, realizzata quest’anno attraverso un docu-film in linea con le disposizioni del Governo e disponibile sul link dedicato  http://www.unicamillus.org/it/inaugurazione
L’economista statunitense ha poi proseguito la sua analisi dando agli Stati le sue “pagelle” sulla pandemia: giudizio sospeso sull’Italia e dito puntato contro gli Stati Uniti. “Tra i Paesi capaci ci sono Germania, Cina, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Taiwan e un sorprendente Vietnam. Male invece gli Stati Uniti e ancora peggio il Brasile e l’India” sottolinea Stiglitz – “Tra i Paesi avanzati gli Stati Uniti registrano una fra le più basse aspettative di vita e le maggiori disuguaglianze in campo sanitario. Per esempio, il congedo retribuito per malattia non è garantito e molte persone sono andate a lavorare diffondendo il virus e aggravando la situazione. Anche il sistema di assistenza sanitaria è meno resiliente e gli Stati Uniti hanno affrontato l’impennata dei contagi come  automobili costruite senza ruota di scorta”.
Stiglitz ha inoltre spiegato che la scarsa fiducia e considerazione per la scienza, soprattutto da parte del Governo Trump, e una minore coesione sociale dimostrata dallo scarso uso della mascherina per il minor rispetto tra gli individui, hanno contribuito a una maggiore diffusione del contagio e alla perdita del controllo sulla pandemia “Ora c’è bisogno di una visione dell’economia e della società post pandemia che superi le disuguaglianze che il virus ha aggravato, e l’Europa sta facendo un lavoro di gran lunga migliore rispetto agli Stati Uniti” conclude Stiglitz.
L’analisi del Nobel va nella direzione dell’approccio globale di UniCamillus che, fin dalla sua fondazione, ha deciso un taglio diverso alla formazione partendo dalla realtà internazionale “Il mondo ha bisogno che la comunità medica internazionale si concentri anche sulla pandemia e le altre emergenze sanitarie dei Paesi in via di sviluppo, perché non si può avere un’economia sana senza una popolazione sana in ogni parte del mondo” – commenta Gianni Profita, Rettore UniCamillus – “Trascurare le epidemie e le altre emergenze sanitarie dei Paesi in via di sviluppo vuol dire mettere a rischio, oggi più che mai, anche le certezze sulle quali, nel corso degli anni, gli Stati più economicamente avanzati hanno fondato il proprio sviluppo. Di sicuro tutto questo non ce lo possiamo più permettere e i contagi da coronavirus stanno imponendo con sempre maggior forza una vicinanza non sono più morale, ma concreta a luoghi fino a ieri distanti non solo geograficamente”