Toh, chi si rivede… I desaparecidos Ghoulam e Lozano hanno confezionato la rete della sicurezza per il Napoli e hanno risposto presente all’invito di Gattuso che li ha mandati in campo quando la partita era ancora tutta da giocare. Un altro piccolo “miracolo” dell’allenatore che, è evidente, lavora sulla testa dei suoi uomini in maniera maniacale non solo psicologicamente ma anche tatticamente. Non era facile la partita contro l’Hellas e i 100 minuti di gioco hanno infatti confermato la buona disposizione tattica, atletica e mentale della squadra di Juric. Al Napoli serviva una risposta ulteriore e diversa per il tipo di gara che avrebbe dovuto impostare e le scelte di Gattuso, cambi compresi, hanno confermato che questa squadra è concentrata, attenta ed è disposta a soffrire il giusto per imporre il proprio modo di giocare anche quando sembra soffrire il pressing avversario.

Il Verona ha fatto la sua onesta partita, provandoci sempre e comunque a dare fastidio e creare pericoli ad Ospina che si è disimpegnato bene con esperienza e buona reattività nelle due, tre occasioni in cui gli scaligeri hanno provato ad impensierirlo. Il Napoli non ha cambiato filosofia di gioco, la squadra è rimasta stretta, compatta nelle due linee difesa – centrocampo ed ha accettato il pressing veronese per poter poi girare palla con i centrocampisti e aprire poi il gioco sulle fasce per Politano ed Insigne. L’assenza di Fabian Ruiz, la presenza di due incontristi come Allan e Demme, ha consentito a Zielinski di giocare più libero a centrocampo ed infatti il polacco s’è preso la squadra con grande autorevolezza e continuità, come da tempo non si vedeva. Juric, dal canto suo, non ha rinunciato a giocarsela, anche se gli spazi mancavano e non consentivano a Zaccagni e Verre all’interno, Faraoni e Lazovic sull’esterno, di trovare la profondità verso la porta di Ospina che infatti interveniva solo due volte, prima su una conclusione bassa di Di Carmine(29’) poi deviando oltre la traversa un a bella conclusione da fuori di Veloso(43’).

Il Napoli s’era fatto pericoloso con un bel tiro di Zielinski che costringeva Silvestri alla deviazione bassa (18’) e teneva costantemente i difensori veronesi in allarme con un giro palla continuo che li costringeva a marcature strettissime, a uomo sui centrocampisti azzurri. Sembrava una partita bloccata ed invece al minuto 38 arrivava il gol apri partita; calcio d’angolo sulla destra della difesa veronese, che Politano batteva di precisione per la testa di Milik, fino a quel momento un po’ fuori dal gioco, che trovava l’angolo basso alla sinistra di Silvestre.

Nella ripresa come era logico, il Verona iniziava a martellare con maggiore insistenza forte di un Amrabat instancabile e con un Veloso sempre pericoloso con il sinistro morbido. Zaccagni e Verre, però rimanevano isolati, così come il povero Di Carmine, bloccati dall’ atteggiamento del Napoli che non era di difesa passiva ma creava subito le premesse di pericolose ripartenze, ora con Insigne, ora con Politano e Zielinski. Per questo, pur alzando pressing e ritmi la squadra di Juric riusciva a impensierire Ospina solo con un tiro da fuori di Veloso, comodamente bloccato (57’) e con un bel cross di Di Carmine sul quale il numero uno colombiano usciva coraggiosamente con i pugni (62’).

L’unico vero pericolo arrivava al minuto 65 quando Faraoni, di testa, batteva Ospina dopo un cross di Zaccagni dalla sinistra. Proteste dei giocatori del Napoli per un fallo di mani del trequartista veronese al momento del cross, intervento del Var e il signor Pasqua, come da regolamento attuale, annullava la rete. Era l’ultimo vero sussulto del Verona perché né i cambi di Juric, con un cambio di strategia con la presenza in campo di due arieti centrali come Pazzini e Stepinski al posto di Amrabat e Di Carmine, sortivano gli effetti desiderati per l’ulteriore maiuscola prestazione del tandem centrale Maksimovic-Koulibaly. Erano invece i cambi di Gattuso, Ghoulam per Hysaj (70’) e Lozano per Politano (85’) a chiudere la gara sugli sviluppi di un angolo calciato dal difensore algerino sul quale s’avventava di testa l’attaccante messicano (94’). Era lo 0-2 che forse puniva oltremisura un Verona combattivo e ben organizzato che ha trovato difronte un Napoli versione Coppa Italia, per intenderci. Gli azzurri hanno confermato gli enormi progressi tattici visti già in occasione delle due gare di Coppa Italia, ma a Verona hanno dimostrato anche di saper giocare più alti e lunghi senza scoprire la difesa e cambiando molto spesso, anche due volte nella stessa azione, il fronte di gioco passando da destra a sinistra e viceversa. Una squadra, quella di Gattuso, che da centrocampo in su non dà punti di riferimento ma che sa ricompattarsi subito quando perde il possesso palla senza concedere ripartenze all’avversario. Che poi la partita sia stata decisa da due calci da fermo può essere solo conferma del tipo di lavoro meticoloso, pignolo, da “martello” che Gattuso svolge quotidianamente con i suoi giocatori. Anche con i cinque cambi, infatti, la squadra non ha mutato atteggiamento né si è disunita e l’ingresso di Lozano, che proprio sul filo di lana s’è divorata la rete della sua doppietta personale su un assist di Insigne, ha confermato, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, che il tecnico calabrese s’è definitivamente preso una squadra che promette di dargli grosse soddisfazioni. A Verona non saranno in molti a vincere… La rincorsa Champions, anche se difficilissima, è iniziata nel migliore dei modi.