Coronavirus, Adamaria Perrotta: “Rimpiango la sanità italiana, ma l’Irlanda non subirà grandi danni economici”

da | Apr 27, 2020 | Cronaca

Riprendono le interviste ai napoletani che vivono all’estero e che ci raccontano l’emergenza in atto vista dal loro paese adottivo. Oggi parliamo con Adamaria Perrotta, direttore del corso di laurea in Financial Mathematics presso l’UCD, Università di Dublino, in Irlanda.

Adamaria Perrotta

Quanto sta incidendo l’emergenza nel suo rapporto con l’Italia e con Napoli?
Ero tornata a Napoli i primi di febbraio, di solito passavo un weekend a Napoli ogni cinque-sei settimane. Avevo programmato di rientrare per Pasqua ma chiaramente non è stato possibile. Non solo l’Italia, ma anche l’Irlanda ha chiuso le frontiere, dunque sarebbe stato impossibile a prescindere. Ho ricevuto un voucher dalla compagnia aerea da utilizzare entro dodici mesi. Inoltre, il blocco dei mezzi di trasporto ha rallentato le spedizioni. Ho atteso dei pacchi per diverse settimane, anche se molti prodotti italiani li imbarcavo io abitualmente, perché in Irlanda la realtà è molto diversa: alcuni prodotti non si trovano, altri hanno prezzi esorbitanti, come il bicarbonato che arriva a quindici euro al chilo.

Come sta vivendo l’emergenza in Irlanda?
Da un punto di vista politico-economico il paese ha reagito molto bene. Il blocco totale è iniziato il 15 marzo, prima della famosa festa di San Patrizio e quando c’erano solo cento casi al giorno. Lo Stato ha messo a disposizione un sussidio, per le persone che hanno perso il lavoro a causa del Covid-19, di 350 euro a settimana per sei settimane. È stato anche stanziato un fondo per imprenditori autonomi che siano in grado di dimostrare di aver subìto un danno al business come conseguenza del virus. Ovviamente l’Irlanda è fortemente in sviluppo e ha un debito del 50%, quindi si è potuta “permettere” sussidi così generosi.

Sul piano sanitario, invece?
Qui non esiste la sanità pubblica come in Italia. Esistono ospedali pubblici, ma per ricevere un trattamento equivalente a quello della sanità italiana occorre pagare un’assicurazione e rivolgersi a una struttura privata. Non esiste, per intenderci, il medico della mutua: in caso di necessità, consulto, prescrizione, si va dal GP (General Practicioner, ndr) e si pagano circa 50 euro per una ricetta, un certificato di malattia o una visita preliminare con richiesta di successiva visita specialistica a pagamento. Se il GP prescrive, ad esempio, tre pillole di antibiotico, il farmacista vende tre pillole di antibiotico in una boccetta, non una scatola di pillole. Con questa emergenza, data l’evidente disparità tra la sanità pubblica e privata, molte strutture private sono state convertite a strutture da emergenza. Le assicurazioni hanno così deciso di rimborsare parzialmente gli assicurati.

Che differenze nota, quindi, con la situazione italiana?
Purtroppo o per fortuna, appartengo a una famiglia di medici e mio fratello è chirurgo, quindi ricevo notizie anche da chi combatte in prima linea. Già da prima dell’emergenza ritenevo che la sanità italiana fosse di gran lunga superiore a quella di altri paesi, perciò posso concludere che la gestione dell’emergenza attuale mi ha dato solo conferma di quanto pensassi. In Italia si è molto più fortunati di quanto si pensa, credetemi: io non vorrei assolutamente finire in ospedale a Dublino. Relativamente alla gestione civica dell’emergenza, penso che gli italiani abbiano fatto più fatica ad accettare le restrizioni, ma che adesso si stiano comportando molto meglio degli irlandesi e siano consapevoli della gravità della situazione. Qui c’è un forte rispetto delle regole ma poca propensione a seguire i consigli e la confusione di quest’emergenza ha portato il paese ad avere più del triplo dei casi della Campania nonostante la densità molto più bassa.

Pensa che quest’emergenza possa cambiare le abitudini di chi vive all’estero in relazione alla possibilità di mantenere i rapporti con la sua città?
I weekend mordi e fuggi in capitali europee, sorprese a parenti e amici o rientri last minute diventeranno un lontano ricordo per tutti noi italiani all’estero per almeno un anno, nella speranza di avere a breve un vaccino. Nel mio caso specifico, a meno di didattica online anche nel primo semestre del prossimo anno,  potrò rientrare, forse, ad agosto e poi direttamente a Natale, visto che non potrò prendere ferie quando i corsi sono attivi.

Dalle informazioni che ha, crede che l’Italia possa uscire dall’emergenza prima del paese in cui vive?
Se parliamo di lockdown, credo di sì, perché qui il virus è arrivato quindici giorni dopo e non abbiamo ancora raggiunto il picco per programmare la fase 2. Se parliamo di recupero economico, preferirei una domanda di riserva… L’economia irlandese si basa su tre industrie fondamentali: tech, finanza e settore farmaceutico, vale a dire i settori che stanno soffrendo meno in assoluto di questa crisi. La politica fiscale facilita le aziende, inoltre, come ho già detto, quando è scoppiata l’emergenza il debito pubblico era al 50%, per cui l’Irlanda ne verrà sicuramente fuori prima e con molti meno lividi dell’Italia.

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