Gattuso deve guidare il Napoli alla conquista di un posto in Europa, possibilmente in Champions League
Cessate le antiche turbolenze, dimenticati – per ora – i velenosi e traditori contatti del presidente con altri allenatori dopo la “fatal” Verona, e stoppate opportunamente le pesanti ripicche davanti a microfoni famelici di ascoltare il pensiero del Gattuso “furioso”, il tecnico azzurro, da qui alla fine della stagione deve solo impegnarsi a guidare con autorevolezza, leggerezza e maestria da scafato pilota, una squadra che ha recuperato quasi tutti i pezzi importanti che le sono mancati per oltre due mesi.
Va dato atto al presidente, non certo esempio impeccabile di chiarezza nei rapporti umani e lavorativi, di aver saputo però, ad un certo punto, tenere la bocca chiusa e a non rispondere alle parole più o meno dirette del suo allenatore, restituendo un attimo di serenità, fondamentale, all’ambiente.
Un piccolo miracolo compiuto, va pure riconosciuto a Insigne che, dopo lo sfogo sopra le righe di Sassuolo, con la sua classe, indubbia ma talvolta discontinua, con i suoi gol e la voglia di essere riconosciuto leader e profeta in patria, ha sicuramente attenuato e smussato polemiche, tradimenti e notti da… lunghi coltelli o di giustizia, fate voi, montati dopo Verona in particolare.
Il Napoli odierno non è certo un giardino fiorito dove si parla in dolce stil novo d’amorosi sensi o vengono lanciati languidi sguardi da Aurelio a Rino e alla sua truppa o viceversa, ma almeno per il momento polemiche e sospetti, tradimenti e contratti non firmati o non fatti più firmare sembrano allontanati in nome della “ragion di Stato”, cioè la rincorsa ad un posto Champions.
Mancano 13 partite al termine della stagione e Gattuso da qui alla fine, se si eccettuano due turni infrasettimanali, ha la totale disponibilità per lavorare tranquillo con una settimana-base. Ha quindi, tempo e modi per riprendere la rincorsa alla zona Champions dalla quale s’è bruscamente allontanato racimolando appena un punto nelle ultime quattro trasferte. Calendario e un pizzico di fatalità mettono ora il tecnico e la squadra di fronte a tre trasferte consecutive: Milan, Juventus e Roma. Tre scontri diretti con altrettante avversarie nella corsa all’Europa che conta. E la squadra, che fino a due mesi fa aveva un rendimento esterno migliore di quello casalingo, è improvvisamente ricaduta nelle sue antiche fragilità caratteriali e forse anche nell’idea di Gattuso di riproporre, seppure in modo diverso, quel “sarrismo” che è stato estasi pura in certi momenti per i tifosi e per gli esteti ma che non ha mai fatto vincere la “guerra” se non “esaltanti” ma effimere battaglie.
Gattuso ha avuto l’arduo compito, arrivando in un Napoli in crisi, di dover mediare una concezione di calcio “proletario” ma collettivo, spettacolare ma non vincente, con quella radical-chic fatta di ricca individualità e di “yes, we can” del carismatico Ancelotti.
Dare al gioco bellezza, continuità e risultati contemporaneamente, per accontentare tifosi, esteti e proprietà non è stato quasi mai possibile in un campionato tatticamente esasperato come quello italiano. Nelle prossime tre gare, a cominciare da quella contro il Milan, Gattuso passi in via definitiva dal calcio astratto e delle idee a quello della cruda e rude concretezza. Che è poi il calcio che ha giocato e conosce meglio. Servono convinzione e grinta e dopo le buone prestazioni di Reggio Emilia e il successo contro il Bologna, senza illudersi di essere il Psg o il Liverpool, Gattuso e i suoi devono ritrovare quella certezza che gli ultimi episodi avevano messo in discussione: che questo Napoli con il suo ritrovato capitano e il recupero degli infortunati, con l’unità d’intenti con la società non è tutto da buttare come hanno sostenuto prefiche e uccelli di malaugurio. E il recupero di un posto in Champions è ancora possibile. Se al Meazza calerà sul tavolo del match i suoi tre assi – Insigne, Zielinski e Osimhen (o Mertens, ndr) – le speranze di inizio stagione non saranno più traguardi impossibili. Alla faccia delle grosse e grasse Cassandre di social, televisioni e radio…
