Home Calcio Napoli Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

Dammi tre parole: focus sulla settimana azzurra in tre definizioni

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ROMINA (no, Albano non c’entra): la Roma di quest’anno è una fiera di disgrazie: calciatori depressi, società incompetente, tifosi incazzati e guide tecniche quanto meno incompiute. De Rossi era rappresentativo e amato dal popolo ma per sua stessa ammissione non maturo per certi livelli; Juric inidoneo per gestire la piazza e le crisi; Ranieri vetusto, per usare un eufemismo che non offenda la sua leggenda, conquistata a fatica e non senza la consistente influenza di una congiunzione astrale più nota alle masse come botta di culo. Insomma, quest’anno i cugini giallorossi sono un pianto greco in salsa romana. Qualcosa di vagamente simile a quello che accadde a noi nel lontanissimo 2023-2024 con l’aggravante che la Roma non ha nessuna ubriacatura da festeggiamenti, né il benché minimo appagamento su cui poggiare l’alibi dell’inesorabile progressione di fallimenti inanellati in sequenza. Semplicemente è una squadra temporaneamente in disgrazia. In questa ottica, l’unica cosa da festeggiare oggi per noi tifosi del Napoli sono i tre punti conquistati. Diciamo che contro una squadra nelle condizioni della Roma attuale, vincere era la base minima di partenza e, al netto di una traversa piuttosto casuale di Dovbyk, l’unica cosa che ha mantenuto in piedi il risultato in nostro favore è stata proprio la totale inconsistenza, se non addirittura l’inesistenza, dell’avversario in campo. E se la traversa casuale di Dovbyk fosse finita in porta, ci sarebbe stato da porsi degli interrogativi importanti (oltre a dover reggere l’insopportabile narrazione che avrebbe visto Ranieri come salvatore della patria e costruttore di una nuova era per le glorie romane che, spoiler, non ci saranno perché Ranieri non è Guardiola e nemmeno Sarri, e nemmeno Palladino o De Zerbi, ma è solo un anziano signore che all’immortalità – di cui avrebbe goduto se avesse davvero smesso dopo il Leicester – ha preferito li mortacci che presto toccheranno anche a lui, visto che i problemi della Roma non si possono risolvere con le paternali ed il suo carisma un po’ sfiatato).

 

FINALIZZATORI: come interpretare dunque questa sensazione di pericolo costante che viviamo praticamente da inizio campionato? La mia risposta è semplice e molto ben direzionata. Abbiamo una difesa quasi impenetrabile (tre gol presi in undici delle tredici partite giocate), abbiamo un centrocampo della stramadonna con Lobo, Anguillone e McTotonno che se la comandano contro chiunque e un Politano che corre per 4. Riusciamo quindi ad essere ancora primi in classifica nonostante il nostro attacco sia il SETTIMO del campionato per numero di reti segnate. Ce la possiamo raccontare come vogliamo ma Lukaku ha una percentuale di realizzazione per palloni toccati che manco Pelé e Maradona messi assieme, perché fa un gol o un assist ogni 5 passaggi ricevuti, il problema è che per toccare 5 palloni ci mette 5 partite. Kvara oramai non salta più neanche le coppelle che hanno sostituito i raccattapalle a bordocampo. Quelle che negli ultimi anni sono state le caselle più determinanti (Cavani, Lavezzi, Higuain, Mertens, Osimhen, Insigne) in questo momento hanno un tasso di sterilità alto e molto preoccupante. Il timore enorme, contestuale alla speranza di essere presto completamente smentiti, è che Lukaku non sia capace di fare molto meglio di così per sopraggiunti limiti fisici e di età, mentre per Kvara pare che non sia più in grado di sfruttare le proprie potenzialità e che alle contromosse degli avversari che ormai ne hanno imparato i suoi gesti a memoria, non sappia trovare alternative. In sostanza non solo non è più determinante ma non è neanche incisivo. Come ha ben osservato Conte ieri, il suo primo tempo è stato di ottimo livello, ma a pensare al calciatore rivelazione di livello mondiale di due anni fa, viene da riflettere sul nulla che ha prodotto questa pur buona prestazione. Non si capisce più se è solo inceppato. Sarebbe molto deludente se avesse invece raggiunto il suo livello massimo sfruttando una imprevedibilità diventata ormai prevedibilissima. Inoltre i suoi mal di pancia e le sue pretese, condite dalle esternazioni dei suoi due pessimi consigliori (padre e procuratore), di sicuro non gli stanno donando serenità. In sostanza, avendo peraltro un Neres che scalpita e che lavora per sé e per i suoi, una sua cessione fintanto che vale ancora qualche spicciolo dovrebbe essere un’ipotesi percorribile anziché no.

 

NOSTALGIA: non che ci dispiacerebbe vincere lo scudetto con 25 vittorie per 1-0 e dieci pareggi per 0-0, però quanto ci manca vedere la palla che staziona per 75 minuti nella metà campo avversaria rimanendo per due terzi di partita nei piedi dei nostri. Tant’è, questo ci tocca. Ci tocca godere del miglior difensore del campionato, della miglior coppia di centrali del campionato, del miglior centrocampo del campionato e di un allenatore che riesce a far rendere tutti al meglio delle proprie possibilità. Eppure… non so se c’è qualcun altro a cui succede lo stesso, ma quest’anno, benché si sia tornati ottimisti per il risultato finale, si arriva all’inizio della partita con l’ansia che non càpiti la cappella che può fotterci, invece che con la certezza che si godrà di un bello spettacolo. Da queste parti siamo gente che preferisce divertirsi vincendo poco che vincere tanto bestemmiando per novantacinque minuti alla settimana. Ma so’ io che so’ fatto male… celosò…