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Quando erutta il vulcano ADL

di Pierluigi Zaccaria

L’istrionico De Laurentiis ci ha abituato, sin dal principio della sua presidenza, a sorprendenti e fragorosi attacchi contro l’intero l’universo calcistico, spingendosi spesso anche al di fuori della mura di questo sport.Ma l’intervista rilasciata il 3 settembre scorso resterà negli annali, perché può metaforicamente essere associata a all’esplosione di un vulcano, la cui lava distrugge tutto ciò che incontra lungo il proprio percorso (UEFA, FIFA, governo italiano, FIGC, Lega Calcio e addirittura una radio locale).Ma chi, come noi, è sopravvissuto alla sua convulsa furia, non può che erigere le mura della resistenza e preparare una lucida replica, analizzando l’intervista nei suoi elementi più rilevanti.Capitolo UEFA. De Laurentiis accusa l’organismo con sede a Nyon di spremere il calcio ed i tifosi senza fine, stabilendo calendari sbagliati e favorendo le nazionali. Su questo punto siamo parzialmente d’accordo con lui. Il calcio di oggi dimostra che il raggiungimento di determinati obiettivi, nazionali ed internazionali, non dipenda soltanto da aspetti puramente tecnici, ma anche e soprattutto dalle connessioni politiche e dalla capacità di costruire rapporti di diplomazia con chi è ai vertici di organismi quali appunto la UEFA. Questo non significa chinare indecorosamente il capo ma, caro Aurelio: est modus in rebus! Oltretutto, se è vero che l’UEFA tenda a tutelare le nazionali piuttosto che i club, non bisogna tuttavia dimenticare che l’ultimo europeo è stato rimandato per far concludere i campionati nazionali e la Champions League.Capitolo neopromosse.

Secondo il Presidente in serie A non potrebbero starci, perché in questo modo si falsa il campionato. E stigmatizza chi continuamente bussa alla sua porta chiedendo giocatori in prestito. Anche qui, siamo solo parzialmente allineati. Se è vero che tutti auspichiamo un campionato con soli 18 squadre per garantirne la competitività ed una ritrovata spendibilità del brand Serie A, allo stesso modo anche il Napoli ha utilizzato la formula del prestito, come accadde quando da neopromosso acquisì le prestazioni di Zalayeta. Filosoficamente è poi giusto, secondo noi, che a far parte di un campionato non siano solo le compagini belle, prospere e famose, ma anche chi rappresenta dei miracoli periferici, perchè a tutti va concesso il sogno di sfidare Cristiano Ronaldo e Lukaku.Capitolo Lega Calcio, contro cui non mancano roboanti stilettate. ADL invoca a gran voce la riapertura degli stadi definendo il campionato “falsato”. Su questo punto, caro Aurelio, siamo in totale disaccordo. Ma come, prima si punta il dito contro l’UEFA che con le convocazioni alle nazionali aumenta il rischio dei contagi, per poi chiedere stadi aperti? Misura questa che, come ben sappiamo, se non strutturata e studiata adeguatamente, potrebbe rappresentare un grosso pericolo sanitario, in un periodo storico in cui le priorità sono ben altre.Capitolo “ricatti e cessioni”, su cui riportiamo parte dell’intervista: “Ognuno si inventa la qualunque e parli con semplici ricattatori. Ma ci ho fatto il callo, quando li sento parlare faccio finta di stare al gioco e voglio vedere fino a che punto di sfacciataggine vogliono arrivare”. In particolare, riferendosi alle possibili partenze di Koulibaly e Milik, De Laurentiis aggiunge: “Ormai ho deciso che d’ora in poi, quando ci saranno offerte importanti, cederemo tutti, anche se stanno con noi da un anno”. Mentre sulla prima parte tendiamo la mano al Presidente, poiché è giusto non scendere a patti con chi vorebbe approfittarsene (su questo punto, il sistema calcio avrebbe anzi bisogno di un milione di ADL!), sul tema del mercato la pensiamo ovviamente in modo diverso, poiché la programmazione nel calcio è tutto. Tuttavia, preferiamo non dar particolare peso a certe dichiarazioni, forse perchè lui stesso sa che ciò che si dice sui trasferimenti sono semplici parole in libertà, alle quali non v’è nessun obbligo di dar seguito. Se poi i fatti in futuro dovessero rivelarsi reali, ci faremo sentire, ma ora è troppo presto.Sul capitolo Radio Kiss Kiss, l’ultimo della saga, preferiamo non esprimerci e manifestiamo la nostra solidarietà ai colleghi. Considerando trattamenti del genere, sarà però arrivato il momento – e questo vale per tutti i giornalisti napoletani – di abbattere alcune barriere convenzionali, abbandonare la strada del “politically correct” e formulare domande un po’ più scomode? Ed affrontare con De Laurentiis, ad esempio, il tema del fallimento della squadra Primavera, appena retrocessa, e quello delle strutture societarie, ad oggi totalmente inesistenti.