L’estate è quasi finita ma Elisa ancora non ha fatto il cambio di stagione. Mario nel disordine non riesce più a trovare documenti importantissimi. Salvatore è sommerso da una montagna di giornali nonché libri e lettere accumulati in decenni di immaginario “dialogo” con un fratello che si rifiuta di ascoltarlo…
Esattamente tre anni fa a Napoli un distinto signore di 90 anni, Claudio Savarese, melomane, fu trovato morto nella sua casa al Museo immerso tra carte, dischi e oggetti d’ogni genere ma soprattutto giornali, faldoni, riviste, insomma materiali da cui assumere informazioni: si parlò di sindrome dell’accumulo, accaparramento compulsivo (disposofobia). Un disordine patologico che destabilizza e compromette anche i rapporti sociali. Savarese era infatti un tipo solitario, la sua fine risaliva a una quindicina di giorni prima…
Un problema, quello del disordine patologico, che (pur senza assumere rilevanza psichiatrica) è più diffuso di quanto si immagini e lo dimostrano il successo del reality americano “Sepolti in casa” trasmesso poi in Italia su Real Time nonchè la risonanza del libro “Il magico potere del riordino” della giapponese Marie Kondo che è diventato un best seller… Secondo Marie, tra l’altro, l’amore per la casa è connesso al decoro in cui la si mantiene.
Nell’immaginario collettivo il disordine viene spesso associato alla creatività ma, oltrepassato un certo limite, diventa un peso dal quale è impossibile riemergere… Anche perché le forze vengono meno. Nel caos, insomma, si perde se stessi.
Secondo alcuni psicologi, il disordine rivelerebbe inconcludenza (disperdersi in mille cose senza mai andare fino in fondo), difficoltà ad elaborare e a superare il passato e una deresponsabilizzazione da eterno adolescente (che non sa stare in piedi da solo). Determina spreco di energie e incapacità di agire (il cervello va in tilt perché, qualsiasi cosa si voglia fare in un determinato momento, è affastellato da retropensieri e dallo sforzo perenne di ricordarsi qualcosa di importante). Difficoltà a concentrarsi.
Ed ecco che persino un cambio di stagione può diventare un problema. Gli abiti richiamano esperienze, episodi irrisolti e modelli di noi che ormai ci vanno stretti. Riordinare un armadio strapieno è occasione di rinnovare l’armadio interiore (superare la resistenza al cambiamento); opportunità di liberarsi di idee che ormai ci vestono male e di pensieri che non ci lasciano evolvere (perdonando, a volte, per andare oltre).
Il disordine eccessivo rivela l’affanno di chi non si ferma mai a fare bilanci. Liberarsi del superfluo aiuta a liberare anche la mente, per lasciare spazio al nuovo e acquisire nuovo slancio… Fare pulizia ogni tanto dunque è salutare, però va fatto con calma, metabolizzando i ricordi legati alle cose prima di scegliere se tenerle o meno. Guai a liberarsi di libri, foto e oggetti cari legati agli affetti e alla propria storia, alla propria identità.
