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Quando il disordine ci paralizza: necessario liberarsi del superfluo ma attenti a non gettare la “storia”

Il 4 settembre 2017 il ritrovamento di Savarese e gli articoli uscirono il 6

L’estate è quasi finita ma Elisa  ancora non ha fatto il cambio di stagione. Mario nel disordine  non riesce più a trovare documenti  importantissimi. Salvatore è sommerso da una montagna di giornali nonché libri e lettere accumulati in decenni  di  immaginario “dialogo” con un fratello che si rifiuta di ascoltarlo…

 Esattamente tre anni fa a Napoli  un distinto signore di 90 anni, Claudio Savarese, melomane, fu trovato morto  nella sua casa al Museo  immerso tra carte, dischi  e oggetti d’ogni genere ma soprattutto giornali, faldoni, riviste,  insomma materiali da cui assumere informazioni:  si parlò di sindrome dell’accumulo, accaparramento compulsivo (disposofobia). Un disordine patologico  che destabilizza  e compromette anche i rapporti sociali. Savarese era infatti un tipo solitario, la sua fine risaliva a una quindicina di giorni prima… 

Un problema, quello del  disordine patologico,  che (pur  senza  assumere rilevanza psichiatrica) è più diffuso di quanto si immagini e lo dimostrano  il successo del reality americano “Sepolti in casa” trasmesso poi  in Italia su  Real Time nonchè  la risonanza  del  libro “Il magico potere del riordino”  della  giapponese Marie Kondo  che  è  diventato  un best seller… Secondo Marie, tra l’altro, l’amore per la casa è connesso  al decoro in cui la si mantiene. 

Nell’immaginario collettivo  il disordine viene spesso associato alla creatività ma, oltrepassato un certo limite,  diventa  un peso dal quale è impossibile riemergere… Anche perché le forze vengono meno. Nel caos, insomma, si perde se stessi.

Secondo alcuni  psicologi, il disordine rivelerebbe inconcludenza (disperdersi in mille cose senza mai andare fino in fondo),  difficoltà ad elaborare e a superare il passato  e una deresponsabilizzazione da eterno adolescente (che non sa stare in piedi da solo). Determina spreco di energie e  incapacità di agire (il cervello va in tilt  perché, qualsiasi cosa si voglia fare in un determinato momento,  è affastellato da retropensieri  e  dallo sforzo perenne  di ricordarsi qualcosa di importante). Difficoltà a concentrarsi.

Ed ecco che persino un cambio di stagione può diventare un  problema. Gli abiti richiamano esperienze,  episodi  irrisolti e  modelli di noi che ormai ci vanno stretti.  Riordinare un armadio strapieno è occasione di rinnovare l’armadio interiore (superare la resistenza al cambiamento); opportunità di liberarsi di idee che ormai ci vestono male  e di pensieri  che non ci lasciano evolvere (perdonando, a volte, per  andare oltre). 

Il disordine eccessivo  rivela  l’affanno di chi non si ferma mai a fare  bilanci. Liberarsi del superfluo aiuta a liberare anche la mente,  per lasciare spazio al nuovo e acquisire nuovo  slancio…  Fare pulizia ogni tanto  dunque è salutare,  però  va fatto con calma,  metabolizzando i ricordi legati alle cose prima di scegliere se tenerle  o meno.  Guai a liberarsi di libri, foto e  oggetti cari  legati agli affetti e alla propria  storia, alla propria identità.

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