Home Cultura Alessandro Ravera: Verae amicitiae sempiternae sunt!

Alessandro Ravera: Verae amicitiae sempiternae sunt!

Fantera” segna il ritorno discografico del pianista piemontese Alessandro Ravera, un inno all’amicizia prodotto artisticamente, registrato e mixato da Fabio Carbotta, nasce in un periodo estremamente solare e spensierato per Ravera.

Fantera è il tuo primo singolo che sarà inserito nel tuo EP, un brano rimasto nel cassetto per 20 anni che ha un focus importante sul tema dell’amicizia. Ci racconti qualcosa di più?

Volentieri! L’idea originaria nacque col mio migliore amico, Filippo. Ci trovavamo in una casa di campagna della sua famiglia materna, luogo in cui è sbocciata e si è consolidata la nostra amicizia. All’interno della casa trovammo per caso una vecchia pianola degli anni ’70, così decidemmo di provare ad attivarla per vedere se funzionasse. Fu lì che per la prima volta Filippo (non è musicista, ma strimpella il piano e ama moltissimo la musica) mi fece sentire il tema con cui inizia il brano. “Che te ne pare?” – mi chiese. Da lì nacque un primo accompagnamento fatto da me, che, insieme al tema iniziale, rappresenta le fondamenta dell’intero brano. Il pezzo, dunque, rievoca quel periodo di vita, estremamente sereno e spensierato. Ma soprattutto il sentimento di amicizia di due persone che avrebbero poi sviluppato nel tempo un legame profondissimo e che ancora oggi perdura ed evolve. Credo che i rapporti di amicizia possano essere davvero forti, a volte anche più dei rapporti coniugali. D’altra parte, già Cicerone lo diceva… Verae amicitiae sempiternae sunt! (Le vere amicizie sono eterne!)

Il pianoforte ti ha stregato a soli 7 anni, come si evoluto nel corso della vita il tuo amore per la musica?

Sì, quello col pianoforte è stato un richiamo forte fin da bambino. Ci trovavamo in Toscana – nella casa in cui tra l’altro è stato prodotto l’Ep – quando a un certo punto vidi un pianista che suonava in televisione. Fu talmente forte l’attrazione che chiesi a mia madre di farmi iniziare il prima possibile a studiare quello strumento. Era un venerdì, mi ricorda ogni tanto mia mamma, e il rientro a Torino con la famiglia era previsto per il lunedì della settimana seguente. Anticipammo la partenza al giorno dopo (sabato) per arrivare prima a Torino e iniziare a cercare una scuola di musica già da lunedì: fu esattamente ciò che accadde. Lì ho incontrato il mio primo maestro di pianoforte, lo ricordo con grande gioia. Tuttavia, fino ai miei 18/19 anni, non ho mai pensato di fare della musica una professione. Solo dopo il liceo, dovendo scegliere come perseguire il mio percorso di vita, ho realizzato che avrei voluto provare a dare una svolta al mio rapporto con la musica. Devo molto anche a un altro mio grande e caro amico, Federico, che grazie ai genitori musicisti mi iniziò a sensibilizzare in una direzione più seria rispetto al diventare un musicista professionista. Certo, scegliere di provare a entrare in conservatorio a 19 anni è stata una scelta pazza, però a oggi non rimpiango nulla e sono convinto che il bello debba ancora venire!

So che insegni, qual è l’insegnamento più importante da trasmettere ai tuoi discenti?

La musica è la più bella e potente forma di condivisione. Ci permette di sentirci liberi e di esprimerci senza filtri o confini. Quando siamo in aula insieme, non c’è maestro, non c’è studente. Non c’è errore o giudizio. C’è soltanto il piacere di esplorare insieme con gioia e curiosità la materia musicale in tutte le sue forme. Qualsiasi cosa ne scaturisca è esperienza, non solo musica, ma anche un potenziale grande insegnamento per la vita. Potremmo dire…. musica magistra vitae?

Affacciandoti sull’attuale panorama musicale, le diatribe sui famosi “circoletti della musica” di cui si sta iniziando a parlare più o meno apertamente, cosa ne pensi?

In qualche modo sono questioni che mi son ritrovato a vivere in maniera molto intensa e diretta nel mio passato. L’affrontare queste tematiche può portare grande sconforto o scoraggiamento nei musicisti che cercano di crearsi un proprio spazio e una carriera musicale. L’unica cosa che mi sento oggi di affermare con grande chiarezza è questa: segui la musica che hai dentro e non farti depistare da niente e da nessuno. Per quanto difficile, e parlo da artista che sta provando a (ri)costruirsi, sono profondamente convinto che, prima o dopo, andare dritti per la propria strada e come dico sempre “seguire la propria chiamata interiore, rispondendo alla Musica” sia l’unica cosa che possa portare a dei veri, duraturi e soddisfacenti risultati. In più, con tutti i​ mezzi che abbiamo oggi a nostra disposizione, se utilizzati con dei valori e un’identità chiara, diventa potenzialmente tutto molto più semplice (per certi aspetti) e potente.

Stai preparando un po’ di date per portare giro il tuo ep? Che tipo di spettacolo dobbiamo aspettarci?

Sì, assolutamente. L’intenzione è quella di condividere la musica con più persone possibile. Cosa aspettarsi? Tanta energia! Slancio vitale, divertimento, ma anche introspezione e profondità. Ispirazione per il prossimo e voglia di stare insieme, all’insegna della condivisione e della bellezza.

Per il resto…spero di condividere di persona con chi verrà a sentirci!