Dalle crepe dorate del Rione Petraro ai muri di Parigi: il viaggio artistico e umano di Taddeo Del Gaudio, in arte Reale, tra identità, riscatto e verità.
Un filo d’oro da Napoli a Parigi
C’è un filo d’oro che parte da Napoli e arriva fino a Parigi. Non è decorazione, non è folklore, non è nostalgia. È una ferita lasciata aperta, lucida e fiera. È la firma di Reale, l’artista che da anni racconta la città partenopea attraverso i muri.
Per la prima volta nella sua carriera, Taddeo Del Gaudio, conosciuto da tutti come Reale, porta la sua arte oltre i confini del suo quartiere, il Rione Petraro. Lo fa nel cuore di Parigi, al civico 15 di rue Violet, all’interno di Maison Mozza, a poche centinaia di metri dalla Torre Eiffel. Qui non espone solo un’opera, ma un’identità intera.
Un murale che parla napoletano
Reale non esporta semplicemente un murale: esporta una storia. Una visione. Una rivincita.
La sua cifra stilistica è inconfondibile — crepe dorate che si ispirano al kintsugi giapponese, l’arte antica di riparare ciò che è rotto rendendolo più prezioso.
Ma per Reale, l’oro non copre le fratture. Le mette in mostra. Le celebra.
Perché è proprio da quelle crepe che nasce la vera umanità. E chi cresce tra le strade di Napoli, tra le ombre e la luce del Vesuvio, sa che la fragilità è solo l’inizio della forza.

Napoli come lingua universale
Napoli non è solo il luogo da cui Reale proviene. È la materia viva della sua pittura.
Le sue opere respirano dialetto e ritmo, rabbia e dignità. Sono cicatrici e sorrisi dipinti sui muri, simboli di riscatto popolare che hanno trasformato l’arte di strada in linguaggio collettivo.
Portare quell’immaginario all’estero non è un atto di fuga, ma di dichiarazione universale: Napoli non deve cambiare per essere capita. Deve solo mostrarsi.
Diego: non il calciatore, ma l’uomo
In questa nuova tappa parigina, Reale mantiene una promessa fatta tempo fa:
“Se un giorno uscirò da Napoli, lo farò con Diego.”
Ma il Diego di Reale non è un poster calcistico. È un simbolo di umanità profonda — quella di chi cade e si rialza, di chi ama fino a ferirsi, di chi sbaglia per troppa verità.
Nel murale, il volto di Maradona è attraversato da quelle stesse crepe dorate: linee che raccontano fragilità e grandezza, cadute e rinascite.
L’anima dello scugnizzo
Questo murale è la storia di uno scugnizzo che arriva fino a Parigi senza sporcarsi l’anima.
Porta con sé la strada, il dialetto, il sudore e la fame di senso — e li trasforma in bellezza visiva, universale, autentica.
È la prova che si può emergere restando fedeli, che si può essere internazionali senza diventare anonimi.
Perché Reale non si adatta per piacere al mondo: è il mondo che, per un attimo, si ferma a guardare Napoli attraverso i suoi occhi.
La rivincita più grande: restare se stessi
In quelle crepe dorate che attraversano un muro parigino c’è tutto: la nostalgia e l’orgoglio, la fatica e la gloria, la musica dei vicoli e il respiro del mare.
E forse è proprio lì, tra un muro francese e un’eco vesuviana, che la verità emerge nitida:
La rivincita più grande è restare se stessi. Sempre.

Fotografo e videografo, giornalista pubblicista, ha collaborato alla realizzazione di alcuni servizi di inchiesta per il programma televisivo “Le Iene”, ha condotto la trasmissione televisiva “Zona Napoli” in diretta su “Stereo 5 tv” ed è opinionista per vari programmi televisivi e radiofonici.
