
Una coppia di lupi sui Monti Lattari. La notizia viene da una fonte istituzionale, il dirigente regionale del CAI (Centro alpino italiano) il dottore Pio Gaeta storico aderente alla sigla ambientalista.
“Senz’altro a mia memoria – scrive Gaeta sul suo profilo Facebook – e a quella dei grandi vecchi del Club Alpino Italiano che ho avuto il piacere di conoscere e che tanto hanno amato queste montagne, nessun incontro si è mai avuto con questo splendido canide sui nostri monti.
Sino all’altro giorno quando, parlando con un amico che vive e lavora in una zona splendida e isolata dei nostri monti, a mia specifica domanda mi risponde con naturalezza: ‘Sì, l’altra notte sono stato svegliato intorno alle 4 dal latrare furiosi dei miei cani e, accendendo dei fari esterni, ho visto quel che mi sembravano essere una coppia di lupi che scappavano infastiditi dalla luce e dal rumore. Inoltre, diversi allevatori della zona lamentano la predazione di pecore e vitelli”. Incuriositi i Caini si sono messi sulle loro tracce e, poco distante hanno rinvenuto deiezioni che immediatamente li hanno portati ad identificarle come ‘fatte di lupo’ “.. Continua Gaeta: “La scoperta, che si può senz’altro definire sensazionale ci entusiasma. Il ritorno del lupo è un indicatore di un ecosistema sano, incrementa la biodiversità e contribuisce naturalmente a tenere sotto controllo la popolazione di cinghiali che si è espansa a macchia d’olio sui nostri monti e che arreca enormi danni alle coltivazioni.Inoltre, la diminuzione degli ungulati grazie alla predazione permette alle foreste di rigenerarsi e aumenta la diversità delle specie vegetali e animali nel territorio.Prima che qualcuno lanci l’emergenza lupo, invito a considerare che è un animale difficilissimo da incontrare. Dal carattere schivo e dalle abitudini notturne, grazie all’udito e all’olfatto finissimo, si tiene alla larga dagli esseri umani di cui diffida, ben prima che si noi possiamo captare la sua presenza”. Gaeta per evitare sciacallaggi ha omesso il luogo del ritrovamento delle tracce della coppia di lupi. ” Il ‘rischio zero’ senz’altro non esiste. Si consideri però che l’ultima morte di un uomo dovuta ai lupo in Italia risale a più di cento anni fa, in un altro contesto storico, economico e sociale. Non così per i cinghiali che in alcune occasioni possono essere molto più letali o, per restare sempre in zona, i cani pastore male addestrati e abbandonati.Certamente la presenza del predatore pone sfide innanzitutto ai comuni, al Parco e agli enti territoriali: conflitti con gli allevatori di bestiame e con le abitudini umane possono portare ad un rigetto della loro presenza o addirittura al tentativo di eliminazione cruenta.Compito delle associazioni ambientaliste come il Club Alpino Italiano adoperarsi per far capire che la convivenza è possibile, rimandando alle buone pratiche adottate da chi ha affrontato e risolto il problema prima di noi (il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise per esempio), trasformando la presenza del lupo in un’opportunità persino economica”.
Vincenzo Aiello
