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SOPRA LA PANCA… NAPOLI

NAPOLI: Antonio Conte -> Aurelio De Laurentiis
“ANTONIO CONTE SONO IO” [semicit.]
Parliamone: la faccia di Conte al fischio finale del campionato, ha spiegato meglio di ogni descrizione letteraria possibile la netta sensazione di aver avuto la botta di culo della vita del nostro amatissimo (quando non parla) quarto tecnico scudettato. Attenzione, quando si parla di botta di culo non ci si riferisce alla vittoria dello scudetto in sé, ma al fatto che il maniavantismo atavico del nostro amatissimo (quando non piagnucola) quarto tecnico scudettato, non è dovuto sfociare in un vòcero da prefica professionale di quelli che solo l’uomo-dalla-voce-rotta-dal-pianto-congenita sarebbe stato capace di recitare. Sgombriamo il campo, il nostro amatissimo (quando non boicotta) quarto tecnico scudettato, verrà amato per sempre come Bianchi, Bigon e Spalletti, anche se a pensarci bene, dei suoi tre predecessori si ricordano rispettivamente la ritrosia, la timidezza e la riflessività ossessiva. Conte sarà il primo tra gli allenatori del Napoli vincenti che si ricorderà per essere stato uno scassapalle viscerale ogni volta che ne ha avuto l’occasione (quindi sempre, visto che non si è mai brillato per dominio del campo) ma di aver lavorato in maniera indiscutibilmente efficace quando c’era da porsi in modalità “testa bassa e pedalare”. In questo è un campione mondiale. Sostenere che Conte sia scarso, fortunato o miracolato è da asini incompetenti. Se avesse un ufficio stampa che si occupasse della sua comunicazione sarebbe probabilmente tra i primi 5 al mondo e non tra i primi 20. Uno che cerca sistematicamente vie di fuga, difficilmente trova la strada per arrivare alla fine del corridoio. A lui succede sempre questo (e succederà anche con il Napoli): a furia di cercare scuse in previsione del disastro, spesso i disastri se li costruisce da solo. Semplicemente quest’anno gli è andata di lusso (Pedropedropedropedropè… non facciamo finta di dimenticarlo). 
Cosa si doveva fare dunque per neutralizzare questa propensione all’autosabotaggio? Rendergli chiaro e lampante, molto prima che cominciasse, che il nuovo corso del Napoli inizierà nella stagione 2025/26 e che quella passata è stata una stagione interlocutoria come quella precedente, con un’unica, piccola differenza: nonostante, dopo il tracollo 23/24, la squadra fosse ancora in costruzione, decimata e fosse stata boicottata da i suoi pezzi da 90, si è riusciti a vincere lo scudetto invece che arrivare decimi. E come fargli sentire l’uosemo di gloria imperitura? Offrendogli su un piatto in pietra lavica vesuviana smaltata, il miglior centrocampista del mondo come semplice entrée di un menù stellato in cottura lenta ma implacabile. Aurelione e Manna stanno apparecchiando qualcosa di mai visto: definitivi De Bruyne, Marianucci, Lang, Lucca e Beukema. In trattativa Juanlu ed un altro tra Sterling, Grealish, Kubo, per elencare solo i nomi principali citati dall’unico esperto vero di calciomercato in mezzo ad una miriade di chiacchieroni farlocchi assatanati di clicbait, taluni anche con nomi altisonanti (ovviamente parliamo di Fabrizio Romano). Non si sa certo come andrà a finire, ma a guardare l’annaspare asfittico del mercato di tutte le altre contendenti, se Conte avesse deciso di andare via avrebbe dimostrato di non capire nulla di calcio… e questo non è possibile. Ora andiamo a lavorare per la Storia. Essere uno dei quattro allenatori scudettati è bellissimo, ma vuoi mettere con l’immortalità di essere l’unico ad essersi ripetuto?
Voto 10 (sulla fiducia, sulla speranza, sulla certezza che il Napoli è una squadra della madonna con un progetto della madonna e un presidente per cui non esistono tabelle di voti che spieghino con un numero il suo valore di n.1 di questa squadra. Altro che “Cavani sono io”. Oggi ADL può permettersi di mettersi sullo stesso piano degli dei dell’Olimpo Partenopeo)