Napoli – Chelsea resta una di quelle partite che fanno male e bene allo stesso tempo.
Triste concludere la prima fase di Champions League alle battute finali, con il rammarico che torna sempre a bussare alla porta: quel maledetto rigore di Copenaghen. Un episodio che aveva quasi annichilito le speranze azzurre, nato da un discusso colpo di mano di Jesus su punizione dal limite in favore degli inglesi.
Eppure, il Napoli ha dimostrato di avere molto più di quanto si potesse immaginare. Nonostante una panchina ridotta all’osso – appena cinque uomini di movimento oltre ai portieri di riserva – gli azzurri hanno messo in campo forza, coraggio, determinazione e la tanto citata “cazzimma”, riuscendo a ribaltare il risultato con una prestazione di grande cuore.
Vergara incanta il Maradona
Gli occhi dei tifosi si sono sgranati davanti alla prestazione del giovane Vergara, autentico funambolo capace di esibirsi in un gioco di gambe fatto di tecnica e fantasia, riportando alla memoria – per stile e classe – il più grande di tutti i tempi. Una scintilla che ha acceso l’intero stadio.
Il pareggio arriva e poco dopo viene consolidato grazie a un’azione manovrata che ha ricordato la rete di McTominay al Meazza: splendido scambio Elmas–Oliveira, rasoterra preciso dell’uruguaiano e conclusione vincente di Højlund. Incredibile ma vero: il Napoli va al riposo in vantaggio, con la qualificazione virtualmente in tasca.
Secondo tempo di sofferenza e applausi
La ripresa si apre sotto i migliori auspici. Gli azzurri si dispongono con una doppia linea da cinque, riuscendo a contenere efficacemente le offensive del Chelsea, che fatica a rendersi pericoloso nei pressi dell’area di rigore.
Ma sul più bello, una palla persa sulla trequarti da McTominay innesca una micidiale ripartenza: due passaggi verticali, João Pedro controlla, evita il fallo di Gutierrez, fa passare il pallone tra le gambe di Beukema e conclude in diagonale con grande rapidità, sorprendendo Meret, colto impreparato dalla velocità dell’azione.
Rimpianti e orgoglio azzurro
Al triplice fischio, il Maradona tributa applausi scroscianti e continui, a testimonianza di una prova gagliarda e generosa dei partenopei. La rabbia, però, non è per la serata odierna, ma per le due sciagurate trasferte: prima in Olanda, poi in Danimarca, partite che avrebbero meritato lo stesso spirito visto contro il Chelsea.
Ormai è acqua passata. L’obiettivo resta uno solo: tornare a sentire la musichetta della Champions League, quella che fa tremare lo stadio Diego Armando Maradona e che culmina con l’urlo che ogni tifoso azzurro sogna di gridare ancora:
“The Champions!”
