Prendete il fallo subito da Di Lorenzo e portatelo in un qualunque altro punto del terreno di gioco che non sia l’area di rigore e ditemi esattamente, su cento, quanti arbitri concedono il fallo e quanti no? A me ne basterebbero 51, ma sono abbastanza sicuro che questo numero sarebbe estremamente più alto. Di Lorenzo difende la posizione e Mkitharian lo tampona. Fin qui ho espresso un’opinione da tifoso. Ma come è giusto che sia, visto che c’è una sostanziosa maggioranza che sostiene che il rigore non ci sia, secondo i nuovi parametri, pur rifiutando etichette come “favore” o “furto” di cui sono esperti ben altri team, mi tengo la teoria diffusa e mi ritiro in buon ordine. Ma ancora una volta, prendendo spunto dall’episodio, mi chiedo: qual è la necessità per cui ci si deve rintanare su concetti come “intensità” per i calci presi e dati, oppure su volume, direzione del braccio, posizione coerente per determinare un fallo di mano? Traduco: perché si devono utilizzare discriminanti dettate dall’opinione dell’uomo che, per definizione, può variare da persona a persona e non a regole semplicissime come era in passato?
Sgambetto, calcio, pestone = rigore
Braccio che colpisce la palla = rigore
Difensore che prende il pallone e poi arravoglia l’avversario = non rigore
Poche eccezioni. Braccio attaccato al corpo significa una sola cosa: significa attaccato, non “coerente col movimento del corpo”. I fronzoli servono per “orientare” e per lasciare sul tavolo da gioco l’argomento “favori” di cui sopra. Togliamo questi elementi dalla partita e forse, dico forse, il calcio riconquisterà appassionati, anche nelle nuove generazioni che tendono alla sacrosantissima semplificazione, che di complicazioni ne hanno già a strafottere. Via i fronzoli e sarà cancellato l’80% delle polemiche settimanali post partita e vedremo meno performances imbarazzanti come quella di Marelli, di Zille, di Marotta e pure di Conte, che per i primi dieci secondi di risposta alla domanda sul rigore è stato da applausi e poi, come gli accade spesso, ha iniziato a straparlare da par suo, tuffandosi a cufaniello nel cringe. A proposito, un inciso sull’argomento “come comunicare evitando uscite a cazzo”: Chivu è uno dei migliori allenatori per dialettica ed argomenti. Speriamo per noi che non sia altrettanto bravo come allenatore. Per ora, su come si affronta un microfono, dà due piste a chiunque.
Per tornare all’abolizione delle opinioni come elemento decisionale, un esempio che può dare vagamente il senso del ragionamento è l’abolizione dei giudici di linea nel tennis e l’attivazione delle macchine che “oggettivizzano” la decisione. Fino all’avvento di questa tecnologia, quante pantomime inutili si sono dovute sopportare? Oggi un out di 1 millimetro è out. E lo è anche per un esagitato come Medvedev. L’abolizione dei giudici di linea trasforma il giudice di sedia in un semplice tecnico e non più uno che può decidere se mandare fuori di brocca un giocatore piuttosto che un altro solo perché gli ha pestato il callo nei corridoi. Per il resto: il Napoli ha vinto contro “la squadra più forte del campionato”, meritando di vincere e lo ha fatto con una formazione fatta per metà da seconde e terze linee (tre centravanti dal valore di ben oltre cento milioni a spasso per motivi diversi e ieri ha giocato, bene, Neres come falso nove). I soldi spesi quest’anno sono serviti a questo, a dare alternative, e se Conte la smettesse di rompere con quanto sia tutto in bilico, e perché i nuovi calciatori e i campi e la società e il mercato e tutta la sequela di irritanti scuse che accampa quando non la becca, sarebbe sicuramente un uomo più rispettato anche dagli addetti ai lavori che tra un panegirico d’ordinanza e l’altro per le sue abilità di tecnico, lo prendono per il culo sghignazzanti per la ridicolaggine delle sue uscite. Fossi in lui, più che cercare colpevoli in giro per qualche passo falso, comincerei a chiedermi come sia possibile che in due mesi di campionato si siano rotti per infortuni muscolari Rrahmani, Politano, Lobotka, Lukaku, De Bruyne, Hojlund, Buongiorno, tutti titolari insostituibili. Se c’è qualcosa da rivedere, dovrebbe cominciare a venire anche a lui il sospetto che ci sia qualcosa di sbagliato nelle preparazione atletica
