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Viaggio a Chiosse e Capo Masina dopo l’incendio

Il sentiero dopo l'incendio

Oggi ad Arola non c’era l’onorevole Borrelli, ma amici trekker che ci hanno accompagnato da Via Veterina ad Arola fino a Capo Masina: per chi non conosce i luoghi da Vico Equense fino a Positano calpestando i sentieri di mezza montagna. Il fuoco é arrivato quasi vicino alle case a Via Veterina, ma solo alla Sella di Arola l’antica dogana capisci l’entità del disastro l’intero sentiero 300 che porta a Monte Comune é carbonizzato. Scendiamo a destra della Sella sul sentiero intermedio che porta a Chiosse e lo facciamo con Franco ‘Ciccio’ Parlato la cui famiglia possiede un casotto sul sentiero che é miracolosamente scampato alle fiamme alte quasi sei o sette metri. Il paesaggio non é lunare come qualcuno ha detto, ma sembra di stare sulla cresta del Vesuvio: allori, rosmarini, quercioli sono tizzoni carbonizzati ed il pian dei corbezzoli che dava frescura in estate e lappate gustose é una foresta pietrificata. Arriviamo al casotto e Ciccio ci offre un caffè ed un liquore di mirto e finocchietto di sua invenzione: “Bruciare Chiosse e Tordigliano é oramai una consuetudine: 2018-2022-2024 e qualche giorno fa… Questi gli ultimi incendi censiti: solo una persona con un solo neurone poteva fare questo… “. Ci vorranno due mesi per rivedere le cipolle selvatiche riemergere dalla cenere con gli asparagi i selvatici: ora l’incendio ha riportato alla luce le murecine – i muretti a secco – che rappresentavano fino ai primi del 1900 un’economia che faceva di questa zona la patria di ulivi terrazzati. Mentre si cammina troviamo anche trappole per uccelli: il fenomeno della caccia di frodo é una triste realtà. Economie antiche e peccati moderni, il fuoco ha fatto il suo sporco lavoro: alle prime pioggie le rocce potranno staccarsi e rovinare sulla statale amalfitana. Un incendio non si esaurisce nel solo atto del bruciare.