Un primo tempo opaco e denso di errori lascia spazio alla svolta nella ripresa: i subentrati regalano i tre punti agli azzurri.

GENOVA – Un avvio in sordina e un atteggiamento decisamente troppo passivo. È questo l’aspetto che lascia più perplessi della prova del Napoli a Marassi: un’intesa che stenta a decollare soprattutto in mediana, dove Anguissa, McTominay e Lobotka si limitano al contenimento proponendosi con contagocce nella metà campo avversaria.
La difesa azzurra regge l’urto, ma evidenzia una manovra lenta e macchinata dalla propria trequarti. Due incertezze consecutive – prima di Marin e poi di Meret – regalano al Genoa di De Rossi due clamorose opportunità. Tra i singoli nel pacchetto arretrato:
Rafa Marin: superate le incertezze iniziali, gestisce la gara con serenità francobollando Colombo.Rrahmani: costringe Vitinha a partire da lontano, annullandone la presenza pericolosa in area di rigore. Sul fronte opposto, grandi meriti vanno a Ostigard, capace di mettere la museruola a Hojlund. Con il supporto di Vásquez, Marcandalli e il lavoro di Ellertsson e Norton-Cuffy sulle corsie esterne, i padroni di casa chiudono ogni varco a un’offensiva partenopea sterile. Gli unici spunti arrivano dalle accelerazioni di Allison Santos, i cui cross non vengono però sfruttati dall’attaccante azzurro, spesso isolato e facile preda dei difensori rossoblù.
La svolta della ripresa e l’impatto della panchina
Un primo tempo decisamente sotto tono sia sul piano atletico che tattico fa storcere il naso ad Allegri. Il tecnico livornese conferma gli undici di partenza ad inizio ripresa, chiedendo però una vis pugnandi diversa. Il Napoli alza il baricentro ma continua a muovere la palla per linee orizzontali, arrivando al limite dell’area senza mai trovare il corridoio vincente.
La svolta del match arriva a metà secondo tempo. Mentre il Genoa comincia ad accusare la fatica e De Rossi richiama in panchina gli ottimi Ostigard e Baldanzi, Allegri attinge a pieni mani dalla panchina inserendo De Bruyne, Vergara e Lang.
L’impatto dei nuovi entrati è devastante. Fasce rivitalizzate: il giovane talento napoletano Vergara a destra e Lang a sinistra danno ampiezza e ritmo alla manovra. Supporto in mediana: De Bruyne offre il riferimento ideale a uno straordinario Lobotka, autore dell’ennesima prestazione sontuosa dopo aver frantumato il pressing di Frendrup e Baldanzi. Fisicità in avanti: l’ingresso di Lucca spaventa una retroguardia rossoblù ormai riorganizzata e affaticata.
De Bruyne e Vergara chiudono la pratica
Al 75′, dopo un’occasione fallita da Spinazzola, si sblocca il match: uno scambio stretto tra Vergara e De Bruyne porta il belga al tiro a pochi passi dalla porta, dopo un contatto veniale con Vásquez. Nonostante le vivacissime contestazioni del Genoa, l’arbitro Di Bello convalida la rete dello 0-1.
Cinque minuti più tardi arriva il raddoppio che chiude i giochi. Su un’azione di contropiede, un lancio profondo verso Lucca non viene agganciato dal centravanti; alle sue spalle si inserisce Vergara che controlla e di sinistro batte Bijlow, vanificando il tentativo di salvataggio sulla linea da parte di Sow.
Le indicazioni per il futuro
È una buona la prima? Non del tutto. Se da un lato Allegri può sorridere per la reazione caratteriale e l’impatto decisivo della panchina, dall’altro restano da rivedere i meccanismi d’attacco: la sensazione è che questa squadra necessiti di una doppia punta di ruolo per non isolare il riferimento centrale. Da monitorare infine le condizioni di Rafa Marin, uscito claudicante per infortunio pochi minuti prima del gol del vantaggio.
