La Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione della mia denuncia per le minacce di morte ricevute dopo una mia inchiesta giornalistica, nonostante quelle minacce fossero accompagnate da un nome e un cognome e nonostante abbia consegnato agli inquirenti email, messaggi e screenshot.
Sei morto. Ti uccido. Farai un brutto incidente. Non ti farò aprire il parcheggio del Comune.
Sono solo alcune delle pesantissime minacce di morte che ho ricevuto sul mio profilo social a partire dallo scorso gennaio. Parole scritte nero su bianco, spesso accompagnate da un nome e un cognome ben visibili. Eppure, la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione della mia denuncia, nonostante io abbia consegnato agli inquirenti un dossier completo di email, messaggi e screenshot, raccontando il chiarissimo collegamento tra quelle intimidazioni e la mia attività professionale.
Pur nel rispetto delle istituzioni e delle decisioni giudiziarie, non posso nascondere la profonda amarezza. Questa richiesta di archiviazione rischia di lanciare un messaggio pericoloso e di impotenza dello Stato davanti a una piaga che i cittadini subiscono a furia di intimidazioni, minacce e danneggiamenti alle proprie auto.

Il cuore dell’inchiesta: lo scandalo di Chiaiano
Tutto è iniziato quando ho deciso di accendere i riflettori sulla stazione della metropolitana di Chiaiano, il più grande nodo di interscambio dell’area nord di Napoli. Lì, il Comune di Napoli possiede un parcheggio interrato nuovo da circa 300 posti auto, chiuso e inutilizzato da anni. Una struttura che, se aperta, ridurrebbe traffico e inquinamento, offrendo un servizio sicuro e portando migliaia di euro al giorno nelle casse pubbliche.
Invece, mentre il Comune rinuncia a questi soldi, all’esterno della stazione la sosta abusiva prolifera indisturbata da anni. Le mie denunce giornalistiche avevano finalmente smosso qualcosa: la Polizia Municipale era intervenuta smantellando un vero e proprio ufficio abusivo — un gabbiotto in muratura per la gestione della sosta — e rimuovendo persino delle auto rubate che venivano nascoste all’interno della struttura comunale.
La risposta a questo ripristino della legalità sono state le minacce di morte dirette a me. Ma io non sono l’unica vittima: in questi mesi tantissimi cittadini mi hanno scritto per raccontarmi di aver subito le stesse intimidazioni e danni ai propri veicoli da parte di questo parcheggiatore abusivo.
Il secondo parcheggio fantasma e l’immobilismo del Comune
La fermata di Chiaiano sembra essere una terra di nessuno. In un’altra inchiesta ho documentato la presenza di un terreno di proprietà comunale utilizzato da privati come parcheggio a pagamento. Dopo il mio video, l’area è stata chiusa per presunte violazioni ambientali legate agli scarichi delle acque reflue. Anche in quel caso, ho ricevuto messaggi sui social che mi intimavano di fermarmi. E anche in quel caso, il Comune è rimasto immobile, senza valorizzare un’area strategica proprio di fronte alla metropolitana.
Forse è proprio questo che dà fastidio a chi gestisce questi affari illeciti: il fatto che le mie inchieste, in un solo anno, siano riuscite a smuovere situazioni incancrenite da tempo, ottenendo risultati concreti e portando alla luce problemi ignorati per anni.
Un appello all’Ordine dei Giornalisti: non è in gioco solo la mia persona
Quando un giornalista viene minacciato di morte per un’inchiesta di evidente interesse pubblico, non è in gioco soltanto la sua incolumità, ma il diritto di tutti i cittadini a essere informati. Per questo ritengo che l’Ordine dei Giornalisti debba intervenire e far sentire con forza la propria voce.
Di Napoli si parla spesso, e quasi sempre in modo negativo. Poi però, quando un figlio di questa città prova a denunciare i problemi per il bene della collettività, si ritrova a subire minacce di morte da chi, evidentemente, non vuole il bene di Napoli, scontrandosi poi con l’immobilismo amministrativo e giudiziario.
Ma io non smetterò di fare il mio lavoro. Continuerò a raccontare ciò che non funziona e a denunciare chi danneggia la mia terra. Perché Napoli non cambierà grazie al silenzio di chi ha paura, ma grazie al coraggio di chi continua a denunciare.

Il direttore: Alessandro Migliaccio
Giornalista e scrittore, autore di numerose inchieste nazionali sulla camorra, sugli sprechi di denaro pubblico, sulla corruzione, sulle truffe e sui disservizi in Italia. Ha lavorato dal 2005 al 2020 per “Le Iene” (Mediaset), affermandosi con una serie di servizi che hanno fatto scalpore tra cui quelli sulla compravendita di loculi nei cimiteri, sulla cosiddetta “terra dei fuochi” e sulla pedofilia nella Chiesa. Ha lavorato anche per “Piazza pulita” (La7), Il Tempo, Adnkronos, E-Polis, Napolipiù, Roma, Il Giornale di Napoli e Il Giornale di Sicilia. Ha scritto tre libri di inchiesta (“Paradossopoli – Napoli e l’arte di evadere le regole”, ed. Vertigo 2010, “Che s’addà fa’ pe’ murì – Affari e speculazioni sui morti a Napoli”, ed. Vertigo 2011 e “La crisi fa 90”, ed. Vertigo 2012) e un libro di poesie (“Le vie della vita”, ed. Ferraro 1999). Ha ricevuto una targa dall’Unione Cronisti Italiani come riconoscimento per il suo impegno costante e coraggioso come giornalista di inchiesta. Ha ricevuto anche il Premio L’Arcobaleno napoletano dedicato alle eccellenze della città partenopea. È stato vittima di un’aggressione fisica da parte del comandante della Polizia Municipale di Napoli nel 2008 in seguito ad un suo articolo di inchiesta ed è riuscito a registrare con una microcamera nascosta l’accaduto e a denunciarlo alle autorità devolvendo poi in beneficenza all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli la somma ricevuta come risarcimento del danno subito.
Dal 2019 è il direttore di Quotidianonapoli.it
