Concerto ? No, opera d’arte in movimento.
POMPEI. A quattro giorni dal suo genetliaco, ne conterà appena ottantaquattro, il Direttore d’orchestra, bandiera della Bell’italia, Riccardo Muti, sarà in quel dell’Anfiteatro degli scavi archeologici più noti al mondo, per gestire, in senso musicale ovviamente, trenta componenti dell’orchestra Giovanile, Luigi Cherubini fondata nel 2004 su sua iniziativa, strumentisti di età compresa tra i 18 ed i 30 anni.
Uno dei tanti traguardi tagliati dal maestro, nativo di Napoli, ma trapiantato a Molfetta per sedici anni, proprio perché figlio di un medico pugliese, ma trasferitosi, poi, definitivamente nel capoluogo partenopeo. Milano lo accoglie successivamente, sempre per motivi di studi musicali, ma l’internazionalità della sua bravura lo porta a ricoprire incarichi di prestigio ovunque: dal 1973 al 1982 è stato direttore principale della Philharmonia Orchestra di Londra con la quale ha registrato l’Aida di Giuseppe Verdi con Montserrat Caballé e Plácido Domingo, che ad oggi risulta essere uno dei dischi d’opera più venduti al mondo.
In definitiva assistere ad un concerto con la direzione di Muti è come rimanere in silenzio nell’osservare “La Gioconda”, è un’opera d’arte in movimento, ed “all’opera bisognerebbe andare come un fatto culturale, non mondano o sportivo” frase, quest’ultima, di suo pugno. Quando si nominano i talenti napoletani, lui è sempre presente, ha sempre parole di encomio per la città natale, e non perde l’occasione per ribadire che la sua storia gloriosa, quella di Napoli, dovrebbe essere recuperata e che “ha le biblioteche musicali più belle del mondo ma si parla nel mondo per altre cose, se va bene diventa una cartolina”.
Non si sottrae mai alla stampa, anzi ne riconosce l’aiuto per la sua carriera, anche se sottolinea che avere il compiacimento al cento per cento diventa noioso, accettando critiche, che non ricorda di averne mai registrate….L’età, non l’efficienza, non la bravura, non la competenza, non lo arresta, ma ammette “la vita che passa e ti porta via gli amici e la giovinezza sono un rimpianto”, mentre si fa promotore ancora una volta del messaggio più insistente che deve portare la musica, da arrivare ai potenti della terra, “ che il mondo trovi la pace veramente. Quando vediamo nei Tg bambini affamati con la scodella in mano, non possiamo restare indifferenti. L’ultima parola della Messa di Bruckner, che finisce in un soffio, è “pace” ”.
Di Adriano Mongiello
