Coronavirus, Luca Ganguzza: “A Oslo situazione sotto controllo, ma aspettiamo medicinali dall’Italia da oltre un mese”

da | Apr 28, 2020 | Cronaca

Oggi ci spostiamo a Oslo per ascoltare il parere di Luca Ganguzza, architetto napoletano che vive all’estero e che ci racconta l’emergenza in atto dalla Norvegia.

Luca Ganguzza

Come sta incidendo l’emergenza nel suo rapporto con Napoli?
Manco da cinque mesi, di solito rientravo due volte l’anno e finora non avrei avuto modo di farlo. Però una spedizione di farmaci che aspettavano è bloccata in Germania da sei settimane.

Come sta vivendo l’emergenza a Oslo?
Lavoro da casa, per lo più riunioni via Teams. Paradossalmente la mia efficienza lavorativa è aumentata potendo ridurre i tempi di spostamento.

Puoi raccontarci brevemente la situazione nel paese in cui vive?

Data la bassa densità abitativa si è riusciti a contenere più facilmente il diffondersi del virus. Le scuole per sei settimane, hanno riaperto ieri. Lavoratori con figli fino alle elementari hanno potuto beneficiare di un permesso di venti giorni. Chi poteva è stato invitato a lavorare da casa, hanno chiuso locali pubblici, impianti sportivi, cinema, teatri. Si faceva molto uso, già da prima dell’emergenza, della consegna a domicilio di generi alimentari, quindi non abbiamo avuto particolari disagi.

Come viene gestita l’emergenza sanitaria?
Non si sono create situazioni difficili negli ospedali, i numeri di pazienti in terapia intensiva si è mantenuto al di sotto del numero massimo di posti.

Il governo del Paese com’è intervenuto per gestire la crisi economica?
Attingendo cento miliardi di corone dal fondo sovrano.

Come vede da lì l’emergenza in Italia e a Napoli in particolare?
Ci saranno gravi ripercussioni per l`economia e per il tessuto sociale della città. Qui l’approccio al virus da parte dei cittadini è meno “preoccupato”, quasi nessuno usa mascherine, me le altre routine igieniche sono rispettate da tutti. Si continua a uscire e a stare nei parchi, a differenza di quello che accade in Italia.

Dalle informazioni che ha, crede che l’Italia possa uscire dall’emergenza prima del Paese in cui vive?
No, numeri, struttura sociale e infrastrutture tecnologiche non lo permettono.

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