
Al di là della prematura uscita dalla Champions del Napoli, – maturata nelle trasferte esterne di tempo addietro, – la partita di ieri al Maradona ha fatto emergere l’immagine del giovane e sbarazzino Antonio Vergara da Frattaminore. Tutti noi ci siamo emozionati per il goal e la prestazione del fantasista napoletano e nulla vogliamo togliere al suo valore, ma l’emersione delle prestazioni del giovane calciatore azzurro fanno pensare a quanti sciacalli e faccendieri si nascondano oggi tra i procuratori, i dirigenti e nel mondo interessato della comunicazione. Perché i tanti Vergara che nascono in Italia non vengono seguiti e strutturati mentalmente e fisicamente in nodo che possano vivere una carriera nel nostro sport nazionale contribuendo anche alle sorti per molti anni abuliche delle nostre selezioni nazionali? Il sistema che vediamo in Federazione premia i grandi club che utilizzano mediocri manager per i loro interessi: che fine ha fatto il libro-mastro che Roberto Baggio aveva predisposto per il calcio giovanile? Gianfranco Zola farà la stessa fine in Federazione per il suo tentativo di strutturare le serie inferiori con un numero minimo di giocatori giovani nati nelle società? Al di là del fatto se la Nazionale maggiore vada o no ai Mondiali, non sarebbe il caso di porre fine all’esperienza fallimentare di Gravina? Solo ripartendo dai vivai si potrà vedere di nuovo il Calcio italiano ai vertici di quello europeo e globale. Il sorpasso della FITP di Binaghi con il suo progetto di sviluppo imprenditoriale basato sull’appoggio dei tecnici federali ai giovani e sulle wildcard ai Challenger non ha insegnato nulla! Gli Sinner ed i Musetti non sono nati dal niente e non si avranno più Pablito se non si cambia la testa di una Federazione calcistica che sembra la fotocopia conforme della Lega e delle società più influenti.
Vincenzo Aiello
