
SI gira nei bar, nei supermercati e sulle spiagge ancora affollate causa bolla di umidità e l’argomento principe è uno solo: “sto male, ha perso Sinner!”. Pur riconoscendo le legittimità della vittoria di Carlitos Alcaraz che ha continuata la sua parabola di miglioramento la moltitudine invece che fermarsi agli aspetti tecnici – su tutti quel miserrimo 48% di prime palle di servizio di Jannik – , allarga il suo commento ad aspetti extra tennis: “(Sinner) … si è montato la testa, guadagna troppo, sta dappertutto in televisione e sui social… “. Riemergono poi le accuse primigenie di non italianità e di residenza fiscale a Montecarlo… Niente di nuovo sotto il sole: Jannik Sinner che fino a ieri batteva i record di durata come numero 1, di vittorie sul cemento, di finali consecutive negli Slam, etc .., etc .., ora è un reprobo che non merita conforto ma pubblico ludibrio. In realtà trattasi della solita specialità italiota: finito il salto sul predellino del vincitore, dopo la prima sconfitta è tempo di Piazzale Loreto… Berlusconi lo fece con l’Italia di Zoff, dopo il Golden goal di Trezeguet… Per gli amanti del tennis come il sottoscritto che non ha mai visto un giocatore italiano così vincente, educato ed umile, Jannik resta quello che ha dimostrato di essere: un vero fenomeno nel suo sport ma anche un simbolo per i giovani ed i meno giovani sul dove si può giungere quando il talento ed il lavoro quotidiano si uniscono alla competenza. Ma questo Paese come è noto ai più non ama il talento che è visto quasi come una piaga purulenta, ma personaggi come Trump che anche ieri hanno deturpato la finale di uno Slam di quello che a mio giudizio resta uno dei pochi sport da vedere dal vivo od in TV o da praticare all’aria aperta per migliorare il proprio corpo e per avere un tempo libero qualitativo nella socialità.
Vincenzo Aiello
