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L’importanza di chiamarsi Sinner

Dopo piú di cento giorni dalla sua squalifica da parte della Wada per l’assunzione infinitesimale di una pomata dovuta ad incuria del fisioterapista è tornato a calcare i campi rossi di polvere di mattone Jannik Sinner, forse oggi l’atleta piú iconico del panorama tennistico globale. Il tennista di San Candido è dappertutto: dai colossi digitali alla pasta appone il suo sigillo incrociato su tutto il mondo della pubblicità. Sui social e su Instagram pullulano chat di fans ed anche il mondo del cattivo giornalismo – il sito di Sportitalia ad esempio, N.d.R. – insieme al mondo dei fakes non rinuncia al suo onoma che è una delle tante porte aperte del mondo del marketing digitale. Il peccatore piú limpido che si sia mai visto ha anche incontrato il neo Papa Leone XIV e l’evento organizzato dal rampante Binaghi della Federtennis è apparso come qualcosa di naturale: in fondo si sono incontrati il Papa laico dello sport con un’immagine universale ed il Sommo Pontefice, capo della Chiesa cattolica, che si assume universale già dalla sua etimologia. Al di là di questo evento lo Sinner visto al rientro contro Gasper Ruud è apparso come un personaggio di un gioco elettronico talmente disarmante è stato il suo gioco d’incontro aggressivo e senza redenzione per il povero malcapitato numero 7 norvegese dell’ATP. Quello che stupisce dell’atleta altoatesino è la sua capacità di lavorare incessantemente per il raggiungimento della sua perfezione tecnica ed agonistica, e ciò stride a contrario con quella sua quasi ingenua capacità comunicativa che ce lo restituisce come un ragazzo timido e ben educato che non ha ancora compiuto i suoi ventiquattro anni di età. “Sono bravo solo a giocare a tennis, non posso salvare nessuno… “, ha chiosato recentemente in un’intervista, ma questa sua capacità di impegno umile che l’ha portato ad essere il primo numero uno al mondo italiano dell’era Open è un potente motore immaginativo per tutti quei giovani spaesati che nel nostro Paese sono visti solo come un’entità sociologica da aggettivare negativamente. Con una politica lontana dalla cd. gente ed un futuro sempre piú non luogo il simbolo Sinner è una speranza non solo per il nostro Pil ma anche una forza emulativa forte per tutti noi.

Vincenzo Aiello