ATALANTA: Gian Piero Gasperini -> Ivan Juric
SUCCESSI & SUCCEDANEI
Questa scelta è probabilmente quella all’apparenza più assurda, soprattutto per la disavventura terribile di Juric nell’annata appena trascorsa che, sinceramente, è stata dettata più dalla scelta sbagliata di accettare casi incompatibili con le proprie abilità, piuttosto che da limiti di competenze. La Roma era in uno stato di depressione e sbando e prendere in corsa uno che ha l’empatia di un barbacane scardato è stato un mezzo suicidio per entrambi. Serviva un motivatore, un predicatore del sacrificio fisico e un guru del petto scoperto verso le baionette nemiche ma per sublimare certe attitudini devi avere un carisma oversize, di cui il buon Ivan è sprovvisto per curriculum. Al massimo ha la faccia cattiva, ma con quella da sola, il meglio che puoi ottenere è di farti detestare. Ranieri è la personificazione del carisma, soprattutto dalle parti della capitale e per questo è riuscito in un’impresa ciclopica: far diventare uno squadrone quella specie di mucillagine calcistica che era la Roma ad un terzo di campionato. A peggiorare la posizione di Juric ci si è messa la scelta irrazionale, dovuta più al desiderio di non scomparire che a quello di tornare immediatamente in campo, di allenare una squadra che in Inghilterra stava tentando di scavare il fondo della classifica per vedere se c’era una posizione possibile dopo l’ultima per rimanere nella storia. Eppure Juric non solo non è scarso, ma è il pupillo e l’allievo prediletto proprio di quel Gian Piero Gasperini che, siamo abbastanza certi, è stato proprio colui che ha suggerito la scelta alla famiglia Percassi. In ogni caso Gasp ha il senno di poi che lo colloca nel Gotha del calcio. Nove anni della Madonna che hanno cambiato la storia di una squadra di provincia. Difficile fare meglio, siamo a livello di leggenda, quindi con tutta la simpatia per l’antipatico Ivan, è un salto nel buio.
Voto: 6,5 (alto rischio e grande coraggio)
INTER: Simone Inzaghi -> Cristian Chivu
MIRACOLATI & MIRACOLABILI
Dunque, mister doppiomentodespressione è diventato l’allenatore più pagato della storia del calcio con i suoi 25 milioni l’anno. Nei cimiteri di tutto il mondo si sente riecheggiare dal sottosuolo distintamente il rumore dell’allestimento di strutture sospese per il volteggio, che tutti gli allenatori di 140 anni di storia di questo sport già passati a miglior vita, si stanno facendo montare per rivoltarsi nella tomba con l’impeto che merita una notizia del genere. Ma ci sono anche i Guardiola, i Klopp, gli Ancelotti, i Mourinho ed un altra carrettata abbondante di allenatori viventi, che girano da giorni con l’aria di chi vorrebbe ammazzare il proprio procuratore. Pare evidente dunque che da queste parti si ritiene che questa versione di Totò/Pinocchio del terzo millennio sia stato un miracolato e che abbia semplicemente messo a frutto il grandissimo potenziale in termini qualitativi dei calciatori nella rosa dell’Inter. Ergo, e al contrario di quanto il 99% delle persone (soprattutto interisti) che stanno tirando bestemmie per l’avvento di Chivu, non riteniamo che ci sia una differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo. La differenza la faranno due fattori: il primo è che al primo anno (salvo meravigliose, recentissime eccezioni), tutti gli allenatori fanno fatica a raggiungere il livello massimo e il secondo è che l’Inter sta ancora con le pezze a culo e deve sopperire all’impossibilità di spendere quanto gli altri, con l’abilità dei suoi dirigenti e il loro “potere contrattuale” ad ampio spettro. Nel frattempo i vecchi si fanno più vecchi e il livello dei nuovi ha una parabola calante modello tuffo dallo scoglione. Ma Chivu è simpatico ed ha rischiato di lasciare le penne su un campo di calcio, quindi merita un applauso di incoraggiamento.
Voto: 6 (la spending review si fa sentire anche qui)
