Home Calcio Napoli SOPRA LA PANCA… #3

SOPRA LA PANCA… #3

TORINO: Paolo Vanoli -> Marco Baroni
PICCOLI PASSI
Ho sempre avuto molta simpatia per il Torino. Il motivo è abbastanza intuitivo e non è necessario specificarlo. Diciamo che dopo il Napoli, seguo sempre le gare del Toro nella speranza che faccia bene, ma da anni ormai questo non accade. La sensazione è che la società granata abbia scelto deliberatamente di navigare nella mediocrità, il che dal punto di vista imprenditoriale avrebbe un bel numero di spiegazioni logiche. Ma quando a fare le spese di questa mediocrità persistente sono gli unici che, a differenza di calciatori e dirigenti, non cambiano mai nei decenni e nei secoli – i tifosi – allora il diritto di questi ultimi di smadonnare e di sperare in un cambio di gestione diventa sacrosantissimo. Vanoli è stato un allenatore decente di una squadra decente, Baroni potrebbe essere un allenatore discreto se ci sarà un piccolo miglioramento nella rosa. Ma se il Toro dovesse anche quest’anno galleggiare tra i posti di rincalzo (non va oltre il 7 posto in A da 35 anni con diverse stagioni in B), allora vorrà dire che pure i tifosi si sono rassegnati. E questo è un vero peccato perché stiamo pur sempre parlando dell’unica squadra di una grande città del nord che non conta più una cippa nel calcio italiano.
Voto: 6 (Baroni è l’atto minimo di buona volontà, vediamo il resto)

COMO: Cesc Fabregas -> Cesc Fabregas
SULLA SOGLIA DEL MITO
Fabregas è uno dei personaggi più affascinanti del mondo del calcio di questo scorcio di secolo. Non vorrei sembrare esagerato ma a me sembra avere la stessa aura di predestinato di Pep Guardiola. La sua scelta di rimanere al Como nonostante le avances dell’Inter (e probabilmente di altre squadre di grande blasone) non hanno fatto altro che accrescere la luminescenza di questa aura. Certo, ha sposato l’interessantissimo progetto del Como con tale convinzione da investire denari propri nella società, quindi sorprende poco che abbia scelto di non intraprendere un cambio di rotta dopo averci messo la proverbiale fettina di culo, ma resta indiscutibile che rifiutare l’Inter a 38 anni dove avrebbe trovato calciatori più vecchi di lui, non può che avere due significati: il primo è che è convinto di poter arrivare nel gotha per vie migliori. Il secondo è che le prospettive nel medio termine offerte dall’Internazionale Milano generano titubanza anche a chi il calcio lo mastica, lo digerisce e lo deietta facendone concime per ricominciare d’accapo. Sembra estremamente probabile che quello che accadrà in futuro sia che il Como possa diventare una sorta di Villareal o di Lipsia, vale a dire squadre che non contavano una mazza fino a trent’anni fa e che oggi se la giocano con i grandi. Ci sarebbe un esempio simile ed anche molto più vincente, ma puntare ad essere un nuovo City (fino agli anni 90 aveva vinto molti meno titoli della Pro Vercelli, per dirla coi pirla) resta ancora nel rango del sogno. Ma almeno è un sogno che ci si può permettere di sognare, se uno come Fabregas ci crede così tanto.
Voto: 8,5 (il nuovo calcio ha bisogno di nuovi Como e di nuovi Fabregas)

BOLOGNA: Vincenzo Italiano -> Vincenzo Italiano
CHAPEAU
Italiano è uno su cui, da queste parti, si è toppato alla grande. Nei commenti e negli articoli passati ho sempre avuto grandi perplessità sulle sue reali capacità ma ammetto che mi sono fatto molto influenzare dalla sua mimica da invasato che, devo dire, trovo particolarmente respingente (vedi la simpatia che generano soggetti tipo Allegri e Inzaghi). E invece mi devo assolutamente ricredere. Quello che è riuscito a fare col Bologna è veramente incredibile. Ha accettato di prendere una squadra che veniva da una delle sue stagioni migliori di sempre e a cui avevano tolto i pezzi da 90, Zirkzee e Calafiori, più un altro paio di elementi dell’ossatura che aveva consentito a Thiago Motta una storica qualificazione Champions, e l’ha portata a lottare per il secondo anno consecutivo per l’accesso alla massima competizione europea, salvo mollare nelle ultime giornate, ma solo dopo una storica vittoria della Coppa Italia che gli ha azzerato la produzione di adrenalina. Una Coppa Italia che sarà pure un abominio sportivo per come è strutturata, ma che quando non è vinta da una delle “grandi” dà sempre la netta sensazione dell’impresa. Probabilmente al Bologna toglieranno un altro paio di pezzi pesanti dall’arsenale (Ndoye, Lukumi, Beukema) ma a questo punto Italiano merita tutto il credito che si è guadagnato negli ultimi anni, facendo anche giocare un calcio divertente alle proprie squadre
Voto 7,5 (ripetersi sarà quasi impossibile, ma per l’invasato siculotedesco impossible is nothing)