Il passaggio del turno in Europa League è il primo obiettivo della stagione raggiunto. Adesso però ci vuole un cambio di mentalità
In una stagione complessa, per tutti, ma forse un po’ di più per il Napoli, che ha visto venir meno il contributo del suo pubblico, tradizionalmente decisivo, aver superato il turno di Europa League è sicuramente un ottimo risultato che va ascritto a merito di Gattuso.
Questo Napoli europeo aveva forse inizialmente sottovalutato la difficoltà dell’impresa, perché ancora la Real Sociedad non era esplosa nel campionato spagnolo e perché non si sapeva granché dell’Az, una squadra molto giovane e di belle speranze della Lega olandese. E invece entrambe si sono dimostrate ossi durissimi, sin dalle prime battute, quando, nella gara di esordio all’allora San Paolo i giovani olandesi vennero a prendersi l’intera posta in palio. Essere peraltro arrivati anche primi nel girone è un’ulteriore medaglia che il tecnico calabrese può esibire con orgoglio, anche se questo risultato più volte è stato raggiunto dal Napoli pur in anni recenti. Il prosieguo del cammino in Europa non sarà certo facile e diremmo sarà probabilmente ancor più ostico, visto che dalla Champions sono state catapultate nel secondo torneo europeo fior di squadre, a cominciare dal Manchester United, che il Napoli non potrà incontrare, comunque, nei sedicesimi, essendo testa di serie. Se vorranno continuare a nutrire sogni di gloria Gattuso e i suoi ragazzi dovranno pertanto adeguarsi ed innalzare l’asticella della concentrazione e dell’accanimento agonistico. Requisiti che, diciamocelo con molta franchezza, sono apparsi piuttosto deficitari in questa prima fase della competizione. E lo sono stati anche giovedì sera, quando gli spagnoli hanno a lungo dominato il campo, per buoni venti minuti di entrambe le fasi di gioco, senza che il Napoli abbia mostrato di potersi opporre dignitosamente alla furia degli avversari.
Gattuso dovrà lavorare e non poco sotto questo aspetto. Ma dovrà soprattutto una volta per tutte capire che un centrocampo a due con i soli Bakayoko e Fabian non è assolutamente idoneo, né vale a rinforzarlo la presenza di Zielinski, nel momento in cui decide di passare a tre. Il buon Ancelotti si è giocato praticamente la panchina perché pervicacemente continuava ad insistere con un reparto affidato ad Allan, Fabian e Zielinski. Impresentabile. Ora Gattuso ha sostituito Allan con Bakayoko e le cose continuano naturalmente a non funzionare. È talmente evidente che chiunque se ne accorge guardando l’evolversi del gioco. Ma se uno glielo fa notare Gattuso si adonta e comincia a parlare di presenza invadente di “troppi maestri”. Sono i limiti del tecnico, che ancora non è abituato alle grandi piazze (troppo breve è stata l’esperienza in panchina al Milan). Così come, e in questo caso bisogna invocare l’intervento della società (cioè di De Laurentiis), non può continuare a far danni alternando Ospina e Meret. Sta distruggendo, o meglio ha già distrutto, con la scusa-barzelletta del “saper giocare meglio con i piedi”, un giovane portiere che in qualsiasi altra squadra avrebbe fatto il titolare inamovibile. E a questo punto, per il bene del Napoli e del giocatore stesso, è meglio che Meret cambi aria. Magari in prestito, in attesa che la presunzione di Gattuso si stemperi.
