Alla luce di quanto accaduto lunedì sera possiamo essere sicurissimi di una cosa: giocare per vincere il campionato ed arrivare molto avanti in Champions è un’impresa veramente titanica. Sì, è la scoperta dell’acqua calda, ma è anche qualcosa che dovrebbe aleggiare costantemente sulla volontà di giudizio affrettata che la maggior parte dei tifosi e degli opinionisti è pronta a mettere in gioco pur di esprimere la propria disapprovazione a buon mercato.
La partita col Pisa si è vinta perché il divario tra le due squadre è enorme e, a dispetto del risultato e dei detrattori per partito preso pronti a piangere per rigori dati/non dati, la vittoria è stata di misura per due cappelle difensive, laddove per vederne normalmente una sola bisogna aspettare una decina di partite. La carambola sul braccio di Beukema è casuale, involontaria e pure passibile di rigore solo perché la regola viene interpretata a piacimento dagli arbitri a seconda delle necessità o dello stato della digestione della giacchetta (ex) nera. Sul secondo gol, Di Lorenzo fa una di quelle minchionerie che a contarne tre nell’intera carriera si fa fatica.
Il punto è che il basso livello di lucidità di molti dei calciatori è stato abbastanza impressionante ed incredibilmente, questo non è stato evidente solo tra quelli che avevano giocato a Manchester, ma anche per quelli che non lo avevano fatto, o lo avevano fatto per un paio di decine di minuti come Di Lorenzo e De Bruyne. Il punto più esemplificativo di questo calo di concentrazione è stata la prestazione di McTominay, raramente visto così nervoso e poco fluido nei movimenti. Giocare in Champions stanca, stressa e distrae. Se lo fai da squadra di rango, questo mix di punti a sfavore si moltiplica. Però queste partite infami in passato capitavano e non si vincevano e soprattutto, per quante volte siamo stati presenti in Champions League, altrettante eravamo delle comparse che non facevano impressione a nessuno o che al massimo godevano del rispetto che si riserva alle outsider (quelle squadre belle ma che possono al massimo fare una discreta figura in un quarto di finale per poi guardar vincere le solite). Oggi la storia è diversa. Non siamo ancora all’altezza di giocarcela alla pari con le 5-6 corazzate europee ma più che outsider siamo considerati delle seconde linee ben strutturate, di quelle che, con un po’ di incastri, possono anche avanzare parecchio. E tornare a giocare in un campionato dove siamo tra le 2-3 favorite (o forse, per la prima volta, la favorita n.1), richiede energie mentali mai sperimentate a queste latitudini, tali da consentire di andare a vincere le partite alle quali si arriva stanchi e che spesso, nel passato recente, ci si è permessi di sottovalutare con risultati disastrosi.
Per concludere, vittoria a parte che era la base minima, ci sono alcune cose che possiamo mettere in dispensa dopo questa partita come provvista per il futuro. La più evidente di tutte è la perfida alternanza che quel diavolaccio di Conte sta usando per alzare la soglia di attenzione di alcuni calciatori: Meret ha fatto una partita importante con parate decisive; Lucca ha finalmente fatto vedere in quei pochi minuti in cui ha giocato, che se ben allenato e ben stimolato, può fare il gioco di Lukaku meglio del miglior Lukaku versione Napoli (che non è il miglior Lukaku in assoluto. Quello è roba che appartiene al passato e che non si rivedrà mai più). Inoltre è davvero un’ottima alternativa ad Hojlund, che resta un calciatore fortissimo ma con ancora ampi margini di maturazione.
Insomma, comunque la giri, che tu sia un utopista professionista o un disfattista apocalittico, giocare una partita ogni tre giorni è un ottimo modo per srotolare la settimana
