Comincerei questa analisi con un ringraziamento ed una preghiera al Manchester United. Il ringraziamento per aver scelto noi per mandare in vacca 35 milioni di euro per una delle minusvalenze più sanguinolente della storia del football (quella di Hojlund, pagato 80 due anni fa e rivenduto a noi a 45 oggi) e per aver ritenuto McTominay un giocatore finito a 28 anni. Su quanto lo United sia una barzelletta da qualche anno a questa parte se ne sono spese di parole, anche molto autorevoli, ma il fatto che siamo diventati tra i beneficiari delle loro minchiate, merita il nostro affettuoso sostegno morale. La preghiera è di continuare a considerarci la loro compostiera. Noi non ci offendiamo, se dovesse avanzargli un Sesko tra un paio d’anni o anche semplicemente un Mainoo, saremo ben lieti di provvedere al riciclo.
La partita con la viola è stata davvero molto rappresentativa delle novità che ci attendono quest’anno. Il Napoli di Conte dello scorso anno non aveva mai giocato una partita, e nemmeno un tempo di una partita, con un dominio totale. C’erano stati dei tempi nei quali si era annullato l’avversario (era capitato perfino con la Juve e con l’Inter) ma in nessuna occasione lo si era fatto con un gioco esaltante ed esteticamente piacevole come nel primo tempo della partita del Franchi. Anzi, a dirla tutta, l’estetica era talmente latitante che più di qualcuno di noi ha pensato a tutte le volte in cui, ai tempi di Sarri e di Spalletti, avevamo perculato i catenacciari e i risultatisti. L’impressione che si è avuta è che quest’anno sarà possibile vedere anche un Napoli spettacolare e divertente, e questo ci commuove anzicchennò. Perché nell’estetica del calcio di Conte, lo spettacolo è un optional che si lascia volentieri da parte. Lo scorso anno ha avuto ragione ma quest’anno le cose potrebbero decisamente cambiare e potrebbero farlo soprattutto perché uno degli elementi che più toglieva allo spettacolo (benché si ringrazieranno per sempre ad uno ad uno i suoi cento-e-passa chili che hanno offerto un grande contributo alla vittoria del titolo) era proprio Romelu Lukaku. L’acquisto di Lucca sembrava più dovuto alla ricerca di uno che potesse far rifiatare Big Rom che una vera e propria alternativa di prospettiva. Quel calcio smerzo con cui il nostro omone ha lasciato un paio di chili di fibra muscolare sul prato della più insulsa delle amichevoli agostane, potrebbero aver innescato qualcosa di più che una sostituzione in corsa. Attenzione: non è che Hojlund sia diventato dopo un gol ed una partita discreta, il nuovo Haaland o, per restare dalle nostre parti, il nuovo Cavani o il nuovo Osimhen, ma il ragazzo sembra avere la stoffa e le caratteristiche (oltre ad una mostruosa voglia di riscatto) per fare esattamente, e molto meglio di Lukaku, quello che serve al Napoli per una produzione offensiva degna di questo nome. E, porca miseria, ha 22 anni e mezzo. Magari ci sveglieremo dal sogno e si rivelerà la mezza cartuccia che hanno ritenuto fosse i Mancunians sponda rossa, ma volendo basarsi solo sull’impressione data in quei tre quarti d’ora e sulla faccia motivata del video di presentazione, da queste parti siamo pronti a scommettere che qualche altro zompo dalla sedia, questo ragazzotto danese ce lo farà fare.
