
Piacerebbe che Aurelio De Laurentiis, il presidente della attuale SSCN – avesse la possibilità di leggere questo libro che segnaliamo oggi: “Giorgio Ascarelli, filantropo e imprenditore a Napoli (pagg. 162, euro 18; editrice Giuntina)”, scritto dal collega Adam Smulevich. Questa puntigliosa ed accurata nei dettagli, biografia, dell’imprenditore ebreo italiano Giorgio Ascarelli, potrebbe aprirgli la mente per capire come rimanere ancora di piú nella memoria collettiva dei napoletani (e tifosi del Napoli). L’imprenditore del tessile Giorgio fu infatti il dirigente sportivo che trasformò l’Internaples in “AC Napoli” e che con straordinari sacrifici portò la compagine azzurra di Sallustro e Vojak – con allenatori del calibro di William Garbutt – non solo nell’orbita dell’Olimpo del calcio italiano, ma ghe diede alla società sportiva che presiedeva uno stadio di proprietà – per la prima volta in Italia – inaugurato il 16 febbraio del 1930 ( quel ‘Vesuvio’ poi ribattezzato ‘Partenopeo’ dal Fascio, ma che tutti ricordano a furor di popolo come Stadio Ascarelli). Ma questa storia sportiva – minore? – non é solo ciò che il lettore attento troverà in questo testo che é anche e non solo lo a storia di una famiglia ebrea di imprenditori che affondano le proprie radici di lavorative e di un uomini in una Roma papalina di qualche secolo prima, ma che nell’esplicazione della loro libertà di impresa riuscirono a coniugare profitto, rispetto dei lavoratori e ‘restituzione’ alla Città ed al variegato popolo della Città dal nome nuovo ed antico, di un quorum in assistenza, filantropia e desiderio di svagarsi con la passione del football. Nulla fermò Giorgio nei suoi pochi 35 anni di vita vissuti nel segno di aiutare gli altri al di sopra di ogni interesse personalistico perché questo comandava la Torà. Antesignani di Olivetti o suoi ispiratori, gli Ascarelli, in questa istanza genuina di restituzione pubblica e popolare del reddito d’impresa? Non sappiamo, ma il tentativo di fare della AC Napoli un fiore all’occhiello autonomo per lo sportivo dell’epoca fa di Giorgio Ascarelli un esempio fulgido nella sua realtà, di come una squadra di calcio non sia solo un organismo societario, ma anche e soprattutto un’impresa che serva con le ragioni del sogno a fondare le radici di un’identità condivisa.
