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La tribù del Jova Summer Party conquista la città tra ritmo ancestrale e sound globale

Napoli si è trasformata nella capitale del ritmo per una giornata che rimarrà impressa a lungo nella memoria dei quarantamila e oltre della tribù di Lorenzo Jovanotti. Il Jova Summer Party ha fatto tappa all’ombra del Vesuvio portando un’onda d’urto fatta di energia pura, sole, mare e, soprattutto, una commistione musicale clamorosa che ha celebrato Napoli non come semplice ospite, ma come vera e propria musa ispiratrice dello show.

Un flusso continuo iniziato nel pomeriggio e terminato a mezzanotte, dove Partenope si è fusa con i beat elettronici e le vibrazioni d’Africa, dimostrando ancora una volta che quando questa città decide di ballare, lo fa con un’anima che nessun altro posto al mondo possiede.
Il momento più identitario e viscerale della giornata è stato senza dubbio l’arrivo sul palco di un gigante della nostra terra: Enzo Avitabile, accompagnato dalla potenza tellurica dei Bottari di Portico.
Non è stata una semplice esibizione, ma un vero e proprio rito pagano di purificazione attraverso il ritmo. Quando i legni e i fusti dei Bottari hanno iniziato a percuotere l’aria, mescolandosi al sax graffiante di Avitabile e ai groove di Lorenzo, la spiaggia ha tremato. Un ponte perfetto tra la tradizione millenaria della Campania Felix e la world music globale. Avitabile ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, come la musica folk-popolare partenopea sia l’autentica “black music” del Mediterraneo, capace di far saltare all’unisono ventenni e nostalgici degli anni ’80.
A dare una spinta modernissima e internazionale al sound del festival ci hanno pensato i Parisi. I due fratelli salernitani trapiantati a Londra, ormai celebrati dalle emittenti e dai produttori di mezzo mondo, hanno portato sul palco la loro elettronica liquida, elegante e iper-contemporanea.
Il loro set, inserito nella ricchissima line-up che ha visto alternarsi anche giganti come i Planet Funk e la voce vellutata di Walter Ricci, ha rappresentato l’altra faccia della Campania musicale: quella che non dimentica le radici della melodia ma le proietta nel futuro del clubbing internazionale. Il dialogo sonoro tra le loro macchine e l’istinto da storyteller di Jovanotti è stato uno dei picchi di sperimentazione più riusciti dell’intera giornata.
“Napoli, oggi simm tutt’uno!” aveva promesso Lorenzo alla vigilia sui suoi canali social, e la promessa è stata mantenuta oltre ogni aspettativa. Jovanotti non si è risparmiato, correndo da una parte all’altra della monumentale impalcatura del palco, regalando versioni totalmente inedite dei suoi classici, contaminate dalle tammorrate e da accenni ai classici della canzone napoletana.
E poi c’è lui, Jovanotti. Vederlo saltare, correre e sudare per ore sul palco centrale domato da quel mostruoso schermo da oltre 500 metri quadri fa un effetto strano. Per noi che siamo cresciuti con lui, Lorenzo è lo specchio del tempo che passa ma che non ha nessuna intenzione di arrendersi. Ha corso da un palco all’altro, ha fatto il dj, lo sciamano, il cantante.
La scaletta è stata un viaggio pazzesco nel tempo, una colonna sonora generazionale cucita su misura per noi. Dai saltucci nostalgici con Gimme Five e Ragazzo fortunato, fino ai cori a squarciagola su L’estate addosso e Bella, ogni pezzo era un pezzo della nostra vita. Puntualissimo l’omaggio a Pino Daniele con una versione di Je so pazzo. “Napoli, oggi simm tutt’uno!”, non era una frase fatta, si vedeva che era felice, sopraffatto dal calore di un pubblico che lo aspettava in città dal 2015.
Lo show è un flusso continuo e caotico, denso di stimoli visivi e sonori da farti girare la testa. Ma il bello del Jova Summer Party è proprio questo: prendere o lasciare. E Napoli ha preso tutto, ballando fino a mezzanotte con i piedi stanchi, la polvere addosso e il sorriso gigante di chi ha vissuto la notte più selvaggia e indimenticabile dell’anno.