
Più di un mese di Allegri al Napoli
Come l’aggettivo ‘allegriano’ ha cambiato significato
Più di un mese di Allegri alla guida del Napoli ed in Città non si fa più ironia sul suo cognome. Quando arrivò – 3 luglio – l’ufficialità, sui social ci fu una serie di presentatarm ironici, poi dopo la presentazione al San Carlo e l’inizio del ritiro di Dimaro il diapason dei consensi registrò ogni giorno variazioni verso il positivo. Allegri si è preso per prima il consenso dei giocatori del Napoli: quelli che il contratto lo avevano, quelli che cercavano il rinnovo, quelli che erano gia dati per partenti. Molto piu pallone che preparazione fisica, quel accenno al ritorno al 4-3-3 dopo due anni di 3-5-2 offensivo per il moderno gioco del calcio (e soprattutto per l’organico pieno di esterni del Napoli). Nella prima conferenza stampa il trainer toscano è apparso misurato, quasi umile, nel suo aziendalismo soft che celava il suo karma: nel calcio non si inventa nulla, prima non prenderle, poi palla agli esterni che aprono il box difensivo. La conferenza stampa pre-Genoa un capolavoro di equlibrio. Poi la partita: mezz’ora in cui il Napoli subiva e non ripartiva soggiogato dal pressing furente dei genoani. “Peggio di Conte” hanno pensato tutti. Ma dopo le due cappellate di Meret con assist a Vitinha e l’appoggio di Rafa Marin murato dalla difesa del Napoli la svolta: al 65° toglie la cerniera degli ex titolarissimi del Napoli – Allison, Politano, Anguissa – per Antonio Vergara, KDB e… Lang – poi subentra anche Lucca per Højlund. Partita vinta con i colpi di Vergara e la ‘presenza scenica’ di KDB. A Napoli oggi l’aggettivo allegriano è ora sinonimo di duttilita tattica e di gruppo coeso.
