Il sipario si alza sul Napoli del centenario: Allegri raccoglie l’eredità di Conte e rilancia l’ambizione azzurra
Il Napoli del centenario comincia dal luogo più prestigioso della città. Non una sala conferenze, non il centro sportivo di Castel Volturno, ma il Teatro di San Carlo, simbolo della cultura partenopea e teatro più antico del mondo ancora in attività. È qui che Aurelio De Laurentiis ha voluto inaugurare ufficialmente la stagione 2026-2027, presentando Massimiliano Allegri come nuovo allenatore degli azzurri.
Accanto al presidente erano presenti il direttore sportivo Giovanni Manna, l’amministratore delegato Andrea Chiavelli e il vicepresidente Edoardo De Laurentiis, a testimonianza di una società compatta e pronta ad affrontare una stagione che porterà con sé il peso e l’orgoglio dei cento anni di storia del club.
Una conferenza lunga, ricca di spunti, nella quale sono emerse le linee guida del nuovo corso: continuità con quanto costruito negli ultimi anni, sostenibilità economica, ambizione europea e la volontà di consolidare definitivamente il Napoli tra le grandi del calcio continentale.
De Laurentiis: «Il centenario deve essere l’inizio di qualcosa di memorabile»
Ad aprire la conferenza è stato proprio Aurelio De Laurentiis, che ha salutato il pubblico presente e ringraziato il sovrintendente del Teatro San Carlo.
«Innanzitutto saluto questo pubblico meraviglioso e il sovrintendente Fulvio Macciardi che ci ha concesso questo bellissimo teatro per presentare Max Allegri.»
Una scelta, quella del San Carlo, che il presidente considera fortemente simbolica. Un concetto poi ribadito anche dal vicepresidente Edoardo De Laurentiis, chiamato a spiegare il significato della location scelta per inaugurare la stagione del centenario.
«Sono orgoglioso di presentare il mister in questo teatro così storico. È un luogo di grande auspicio e spero possa rappresentare l’inizio di un grande cammino, di un grande campionato che renda felici tutti i nostri tifosi.»
Allegri: «È una squadra abituata a vincere. Da domani si lavora»
Massimiliano Allegri è apparso emozionato. Lo ha ammesso lui stesso, confessando come una presentazione di questo tipo non gli fosse mai capitata nel corso della sua carriera.
«Per me questa presentazione è quasi troppo. È la prima volta che mi capita una cosa del genere e devo ringraziare il presidente.»
L’allenatore livornese ha subito riconosciuto il valore del lavoro svolto da Antonio Conte, sottolineando di ereditare una squadra già costruita per competere ai massimi livelli.
«Il Napoli è una società che negli ultimi diciassette anni è rimasta fuori dall’Europa soltanto una volta. Negli ultimi due anni ha vinto uno Scudetto e una Supercoppa. Antonio Conte ha dimostrato tutto il suo valore e io sono fortunato: è la seconda volta nella mia carriera che raccolgo la sua eredità.»
Nessun proclama, nessuna promessa. Soltanto un concetto ribadito più volte.
«La cosa più importante è lavorare con grande serietà, professionalità e arrivare a marzo ancora in corsa per campionato, Champions League e Coppa Italia. Da domani si inizia.»
«Il modulo? Contano i giocatori»
Una delle domande più attese riguardava inevitabilmente il sistema di gioco.
Allegri, fedele al suo stile, ha evitato di sbilanciarsi.
«Il calcio è bello perché è opinabile. Abbiamo una rosa importante, con giocatori che possono interpretare più sistemi di gioco. L’importante è avere entusiasmo, sacrificio e lavorare bene. I moduli vengono dopo.»
Anche sulle rotazioni il messaggio è stato chiarissimo.
«Con una stagione così lunga ci sarà bisogno di tutti. Le tre competizoni richiedono una rosa profonda. Tutti dovranno sentirsi importanti.»
«Prima voglio allenare i giocatori»
Non potevano mancare le domande sul mercato. Anche in questo caso Allegri ha preferito mantenere una linea prudente.
«Fino a quando non avrò visto e allenato tutti i giocatori non posso dare giudizi. Quando avrò valutato la rosa parleremo con la società di ciò che eventualmente servirà.»
Su Hojlund, accostato già un anno fa al tecnico, è arrivata una battuta.
«L’anno scorso l’ho mancato… quest’anno invece me lo sono ritrovato.»
Anche Kevin De Bruyne, atteso dopo il Mondiale, è stato trattato con equilibrio.
«Prima fatemelo vedere e allenare. È sicuramente un giocatore che sa giocare discretamente bene a calcio… e questo è già un bel vantaggio.»
«Essere definito aziendalista è un complimento»
Tra i passaggi più significativi della conferenza c’è stato quello dedicato al rapporto tra allenatore e società.
De Laurentiis aveva definito Allegri un “aziendalista”. Un’etichetta che il tecnico ha accolto con soddisfazione.
«Per me è un complimento. L’allenatore deve gestire il patrimonio della società che sono i calciatori e cercare di ottenere risultati. Oggi la vera sfida è essere competitivi ma allo stesso tempo sostenibili. Per questo allenatore e società devono essere in perfetta sintonia.»
Il rapporto con De Laurentiis: «Ci sarà confronto, anche acceso»
L’intesa tra presidente e allenatore è sembrata evidente durante tutta la conferenza.
Allegri ha raccontato un rapporto costruito negli anni.
«Con il presidente ci conosciamo da tanto tempo. Nei rapporti di lavoro il lato umano è fondamentale. Ci saranno momenti di confronto, magari anche acceso, ma l’importante è avere tutti lo stesso obiettivo.»
De Laurentiis ha risposto con la consueta ironia.
«Se non c’è lo scazzo non c’è amore.»
Una frase che ha strappato sorrisi alla platea e sintetizzato perfettamente il clima disteso della presentazione.
Giovanni Manna: «Partiamo con Hojlund, Lucca, Lukaku e Giovane»
Tra i protagonisti della conferenza anche il direttore sportivo Giovanni Manna, chiamato a fare il punto sul mercato.
Sul rinnovo del giovane Antonio Vergara, Manna ha spiegato:
«Ha dimostrato valori importanti, sia tecnici che umani. Era un percorso già programmato e si è semplicemente meritato tutto sul campo.»
Poi un passaggio sulla situazione offensiva.
«L’anno scorso avevamo costruito la squadra con due attaccanti di caratteristiche simili. Gli infortuni hanno cambiato i piani. Oggi partiamo con Hojlund, Lucca, Lukaku e Giovane. Il mister farà le sue valutazioni e noi saremo pronti a intervenire se necessario.»
Chiavelli: «Il progetto del nuovo stadio è molto avanzato»
Importanti anche le parole dell’amministratore delegato Andrea Chiavelli sul nuovo stadio.
«Abbiamo effettuato un sopralluogo nell’area Q8. Le bonifiche sono in stato molto avanzato e riteniamo che l’area abbia tutte le caratteristiche necessarie per ospitare il nuovo impianto.»
Poi la rivelazione più significativa.
«La progettazione è già sostanzialmente pronta, perché era stata sviluppata per un’altra area ed è trasferibile. Lo stato dei lavori progettuali è estremamente avanzato.»
A quel punto De Laurentiis ha aggiunto un dettaglio destinato a far discutere.
«Parliamo di uno stadio da 70 mila posti con 120 skybox.»
De Laurentiis: «Il problema del calcio italiano non è tecnico, ma strutturale»
Come spesso accade, il presidente ha ampliato il discorso al sistema calcio.
Secondo De Laurentiis, il gap con le grandi realtà europee nasce soprattutto da questioni economiche e organizzative.
«Non è una differenza calcistica. È una differenza legislativa ed economica. Noi continuiamo a produrre calcio, ma il sistema è governato da istituzioni che si arricchiscono sulle spalle dei club.»
Poi l’affondo.
«UEFA e FIFA incassano tantissimo. Noi, invece, siamo costretti a fare i conti con un sistema che non favorisce le società.»
L’obiettivo è chiaro: continuare a vincere
Tra emozione, ironia e programmazione, la conferenza del Teatro San Carlo ha restituito l’immagine di un Napoli che non vuole vivere di nostalgia.
L’eredità di Antonio Conte resta enorme, ma Allegri non ha mostrato alcuna intenzione di cancellarla. Al contrario, ha parlato più volte di continuità, riconoscendo il valore del lavoro svolto e scegliendo una strada diversa soltanto nel metodo.
Niente slogan, niente promesse irrealistiche. Solo una parola ripetuta quasi ossessivamente: lavoro.
Il centenario non vuole essere un semplice anniversario da celebrare, ma l’inizio di un nuovo capitolo da scrivere. E il primo atto, nella cornice più prestigiosa della città, ha già lanciato un messaggio preciso: il Napoli non si accontenta di ciò che ha conquistato. Vuole continuare a costruire la propria storia.
