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Le due Italie di Camilleri e Zalone

Le due Italia di Zalone e Camilleri

Da poche ore è su Netflix “Buen camino” la commedia rivelazione di Checcho Zalone (e Gennaro Nunziante) che ha frantumato al botteghino qualsiasi record prima vigente. Nelle stesse settimane la Rai rimanda per l’ennesima volta le repliche di “Montalbano”. Questa coincidenza spinge a considerazioni che vanno al di là delle disomogeneità di due prodotti di intrattenimento. “Buen camino” nella sua partitura semplice – un ricco padre assente tenta di ristabilire un rapporto con un figlia che attraverso un noto percorso di trekking tenta di ritrovare se stessa in una nuova identità -, oltre a quattro grasse risate, non dice niente all’utente e lascia un senso di vuoto e di senso, che è proprio di questo tempo mono-consumistico. La fiction “Montalbano” con quell’alone vintage che è rappreso nelle nuove visioni restaurate si legge come il classico di Calvino: “un’opera che non smette mai di dirci qualcosa”. La differenza è nell’utilizzo del concetto di parola che è alla base delle due produzioni: nel duo Zalone-Nunziante la parola è vilipesa nel suo significato e trattata come un supporto neutro. Nella fiction la base della scrittura camilleriana porta l’utente a pensare. Il ‘pariare’ grasso di Zalone è un un postmoderno inveire contro tutto e tutti che fa il verso al potere assecondandolo, in Montalbano cresce nel racconto uno spirito critico che si fa base per una cittadinanza attiva. Zalone e Montalbano sono due Italie che si contrappongono da secoli senza integrarsi