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: Napoli-Lecce 2-1

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: Napoli-Lecce 2-1

Arbitri completamente avvitati su sé stessi, Inter già scudettata, Napoli miracolosamente e ostinatamente resistente agli urti del fato e della preparazione atletica folle, prossimo a schierare Tommaso Starace come trequartista. Una lotta Champions appassionante come la finale mondiale di tressette a perdere, dove settimana per settimana si attende solo di sapere qual è il pollo cui tocca l’Asso di bastoni. Questo appiattimento di argomenti ormai sviscerati da chiunque con qualunque teoria, incluse quelle più improbabili, ha mandato in crisi questa rubrica, tanto che si è deciso per il fermo ittico di qualche settimana per poter raccogliere le idee.

Che cosa è cambiato nel frattempo? Gli arbitri sono sempre più in balia delle onde. L’Inter cerca di sabotare sé stessa ma il gap è tale da rendere il tracollo a prova di riti voodoo. La distanza di sicurezza stempera inoltre la narrazione tossica della Marotta League, dando agio di perpetrare senza gravi conseguenze qualche errore a sfavore dei nerazzurri per poter alimentare la fallacia logica del bilanciamento degli errori arbitrali sul lungo termine tanto cara a Marotta stesso. Tutto peraltro molto utile a sostenere che il tuffo di Bastoni non sia stato la cosa peggiore che si sia vista in questo campionato, e che il premio conferitogli dalla regione Lombardia per l’onestà di aver ammesso la propria scorrettezza non sia la più indegna manfrina e l’ennesima dimostrazione di inadeguatezza del metro di giudizio della nostra classe politica. Quanto alla lotta Champions, è passata da scontro a 6 per 3 posti a un più probabile scontro a 2 e mezzo per un posto soltanto con l’unica nota appassionante del vedere come favorita una squadra che tre anni fa arrancava in B e cinque anni fa giocava la Lega Pro.

Resta quindi l’unica variabile in evoluzione che riguarda proprio il Napoli e il suo spogliatoio che sta lentamente ritornando dalla sua versione “Lazzaretto” a quella “concorso per personale ATA”. Abbiamo consumato i tasti a raccontare l’inadeguatezza comunicativa di Conte controbilanciata da una capacità unica di tirar fuori il meglio dai propri giocatori in ogni tipo di situazione e da una competenza tattica davvero impressionante. Dimostrazione plastica, l’essere riuscito a mantenere una classifica abbastanza solida nelle posizioni utili a riportare la squadra in Champions League, pur avendo giocato con i foderi mentre le sciabole erano tutte in fonderia. Non ci aggiungeremo al coro dei cinquepalleflippernonnisti, quelli che si ammantano di grazia supposta, sostenendo che senza infortuni avremmo stravinto il quinto scudetto, perché ciorta ed errori fanno parte del gioco e 40 infortuni muscolari in un anno presuppongono più i secondi che la prima. Quello che interessa a questo punto è che l’emergenza stia per finire e che il rimpolparsi delle fila sia iniziato. A volte, sovrappensiero, ci sorprendiamo a ricordare di quali giocatori si sia dovuto fare a meno. Il rientro di De Bruyne, Anguissa e McTominay già sembra aver trasformato la squadra, ma alla spicciolata e in ordine sparso, devono ancora rientrare Lobotka, Di Lorenzo, Rrahmani e Neres e nel frattempo abbiamo scoperto un paio di gioiellini niente male come Allison Santos e Vergara e ritrovato un Elmas, ormai santificato – cosa tutt’altro che banale – dall’allenatore. Si attende Giovane, al momento vagamente Langizzato da Conte, ma che siamo convinti possa rivelarsi un’ottima carta da giocare alla bisogna. Tutto questo per dire che di quello che si sarebbe potuto fare non deve interessare molto, ma non vediamo l’ora di capire quello che si potrebbe fare in futuro con tutti i muscoli e le ossa riportati al posto giusto.

E le prossime nove partite possono farci capire parecchio