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KALULU E MAZZIATO

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Lo abbiamo in tutte le salse definito: fintanto che si è tra esseri umani è possibile che si commettano degli errori. Nella vicenda di Milano a sbagliare sono stati parecchi e per ciascuno di loro, sgombrato il campo per scelta personale da ogni forma di malafede, c’è un errore più o meno grave e c’è una assoluzione:

  • ha sbagliato l’arbitro che ha visto un cazzo per un altro e non aveva strumenti per tornare indietro. Ci scommetterei un rene che se avesse avuto la possibilità di correggersi avrebbe volentieri evitato di essere l’uomo più insultato d’Italia, con punte d’odio da parte di tutti i tifosi interisti tra i quali spiccano pochi falliti capaci di minacce di morte a lui e alla sua famiglia. Pagherà con una sospensione temporanea proporzionata alla cazzata fatta e dovrà dotarsi di amuleto stratodivino per neutralizzare la miliardata di bestemmie che gli sono piovute in testa
  • ha sbagliato Bastoni che ha sbattuto in faccia al mondo la propria scorrettezza e la propria cazzoneria. Rincariamo: il suo gesto è stato stupido al limite dell’idiozia ma non si può prescindere nel valutarlo, dalla trance agonistica e dall’adrenalina. Non molti si sarebbero comportati come lui in quel frangente ma solo perché sarebbero stati meno plateali. Di sicuro NESSUNO sarebbe andato dall’arbitro a dire “togli questo cartellino perché mi sono tuffato”. Ergo: insulti a go-go per questa settimana ma poi anche basta
  • ha sbagliato Chivu, anzi, ha fatto una figura di merda quantistica. Per misurarne l’entità si sta chiedendo di adeguare i parametri di calcolo all’intelligenza artificiale perché gli umani non arrivano a concepire quanto abnorme e maleodorante riesca ad essere il merdone che ha pestato. Riuscire a dire a distanza di meno di 36 ore “sogno un mondo dove un allenatore chiede scusa se ha ricevuto un favore” e “da ammonito terrei le mani a posto” dopo che tutto il mondo ha visto la porcata perpetrata dal suo giocatore, è davvero oltre il limite dell’imbarazzo. Per lui l’assoluzione è più complessa, ma evidentemente nella lezione a Coverciano in cui si spiegava che i propri calciatori vanno difesi ad ogni costo deve aver avuto un relatore molto convincente. I cosiddetti debiti con la bocca hanno un tasso di interesse molto alto e il perdono di Chivu passa dal pensiero di quanta gogna dovrà sopportare in conseguenza delle sue due affermazioni insulse, più ancora che contraddittorie
  • ha sbagliato Chiellini, e qui devo citare uno che fa il giornalista sul serio e che ritengo tra i migliori se non il migliore nelle analisi e nel modo di esporle: Riccardo Trevisani ha spiegato perfettamente che uno che qualche annetto fa ha dichiarato apertamente e più o meno testualmente che se si fosse accorto che quello di Muntari era gol, col cazzo che lo avrebbe detto all’arbitro, aggiungendo “siamo onesti [sic], in campo si pensa a vincere”, poi non può andare a fare la vergine immacolata e a minacciare l’arbitro come solo certi juventini sanno e pensano di poter fare. Chiellini si assolve solo perché uno che cade in questa contraddizione non può che essere considerato un po’ sciocchino (eufemismo anti-querela)
  • ha sbagliato Marotta. Ad uno che allo stato attuale combina lo stesso strapotere che un tempo fu di Gianni Agnelli, alla stessa rete di influenze che fu di Moggi, prudenza dovrebbe suggerire in questa situazione di tenere un profilo basso, di far parlare i propri subalterni e in mancanza di questi di tacere. Invece il nostro si è lanciato in una filippica contro la gogna mediatica spropositata subita dal proprio calciatore. Una cosa ci permettiamo di far notare al nostro: la gogna mediatica è ingiusta quando c’è un errore fatto in buona fede. Per esempio è ingiusta quella subita da Buongiorno dai propri tifosi per i due errori commessi nella partita col Genoa. Se uno frega avversari, arbitro e tifosi con un gesto scorretto ben oltre i limiti della decenza, qualche insultino qua e là lo merita. Suvvia. Marotta non ci possiamo permettere di assolverlo noi, si assolve da solo, visto che nell’ambito decide il bello e il cattivo tempo e riesce a far giocare e vincere una squadra che, se esistesse un metro di valutazione oggettivo e non di convenienza comune, sarebbe fallita da almeno tre anni. Qui siamo tra i sostenitori della tesi che il fallimento dell’Inter costerebbe troppo caro a tutto il calcio italiano, minando alle fondamenta l’intero sistema, quindi amen (per chi vuole fare paragoni col Napoli fallito vent’anni fa sono a disposizione). Ma Marotta farebbe molto meglio a non sbilanciarsi troppo su cosa sia moralmente giusto e cosa sia moralmente sbagliato.

Dopo questo elenco fin troppo circostanziato veniamo a lui, l’unico che alla fine pagherà qualcosa alla faccia dell’evidenza della propria non colpevolezza: Pierre Kalulu. Spesso si scherza sull’antipatia nei confronti della sua squadra ma l’onestà intellettuale di quando si torna seri non può farci prescindere dalla considerazione che perfino nella Juve ci sono stati e ci sono delle persone perbene. Kalulu è uno di questi. Il punto è semplice, ha subito un’ingiustizia e le circostanze e il regolamento non consentivano di fare un passo indietro ed evitargli un cartellino rosso col senno di poi davvero assurdo. Assodato che il VAR, per una regola ottusa, non poteva intervenire e revocare il rosso ma che l’evidenza dei fatti ha determinato per decine di immagini e di valutazioni anche dirette da parte degli organi arbitrali che l’espulsione era inesistente, si pone questa domanda:

PERCHÉ CAZZO GLI E’ STATA COMMINATA UNA GIORNATA DI SQUALIFICA?

Una volta stabilito oltre ogni ragionevole dubbio che è innocente e che se c’è un colpevole è Bastoni, restiamo nel razionale e lavoriamo per regole di vita e se queste regole di vita non bastano, correggiamo il regolamento. Kalulu non va squalificato e per dimostrarlo basta un esempio. Se si scopre grazie ad una ripresa di una telecamera che un condannato per rapina è innocente, non è che se ha avuto una condanna a 5 anni di galera, poi se li deve fare lo stesso. Semplicemente si rifà il processo e lo si assolve. Se c’è una cosa che non è ammissibile nelle leggi, è la stupidità. Quella che va per forza rispettato il referto arbitrale è semplicemente una dimostrazione che le regole le scrivono dei soggetti con l’intelligenza di un branco di macachi paccariàti da un’orda di gorilla.