L’anno appena trascorso è stato quello più ricco di titoli della storia della nostra squadra insieme al 1987 (Scudetto e Coppa Italia) e il 1990 (Scudetto e Supercoppa). Quindi giubilo, ringraziamenti e benedizioni a tutti per averci ancora una volta fatto godere come ricci. Ma l’arricchimento del palmares in un cammino inesorabile ed in un grafico in costante ascesa da vent’anni, sono probabilmente la parte più scontata di quello che sarebbe dovuto e dovrà ancora succedere grazie ad una società che ormai è riuscita nella vittoria più importante: costringere i detrattori per bias da ostilità preconcetta, alla funambolica pratica della sigillatura sfinterica per azione glossofaringea. Detto dunque dei titoli e dell’aria finalmente priva di fastidiosi rumori di fondo, vediamo cosa ci lascia in memoria questa annata solare calcisticamente fantastica benché apparentemente tutt’altro che irripetibile:
- si è iniziato l’anno con un Napoli in crescita rispetto al disastro di pochi mesi prima portato a termina dal trio Garcia-Mazzarri-Calzona. Ci si è presentati all’anno nuovo con ottimi risultati nella prima parte di campionato ed il ritorno a posizioni di vertice, ma con l’odiosa vicenda Kvara che ha avvelenato non poco l’ambiente. Il senno di allora era del disastro incombente, il senno di poi ci ha detto che ci siamo tolti dalle palle un disturbatore col suo entourage di sciacalli senza minimamente accusare il colpo pur non avendo acquistato nessuno per sostituirlo
- già a partire dai primi mesi dell’anno si è intravista una tendenza orribile e del tutto inedita per la storia non solo recente del club. La catena di infortuni iniziata nel campionato 24/25 e proseguita in maniera ancor più disastrosa in quello 25/26. Gli allenamenti leggendari e sfibranti di Conte & co. avrebbero legittimamente portato alla messa in discussione degli stessi e, nello specifico, del team dei preparatori ma il risultato finale nel campionato passato e le indiscutibili abilità tattico/trasformistiche del tecnico nella stagione in corso, non possono che farci considerare questa moria delle vacche per sfrangiamento muscolare un effetto collaterale di un contesto vincente più ampio.
- il Napoli non ha un solo reparto con elementi di fragilità. Questa è un’altra novità assoluta. Ci sono due squadre e c’è perfino qualche terza linea all’altezza, per cui i tanti infortuni non hanno inciso quasi per nulla e si può percepire questa cosa rispondendo ad una domanda: ti ricordi che c’è un tizio che si chiama Kevin De Bruyne che è un tesserato del Napoli? Ovviamente la risposta è sì, per tutti, ma in quanti ogni tanto si dimenticano di lui anche per settimane?
- a questo incremento della rosa di alto livello va aggiunto un ulteriore valore inestimabile e piuttosto inedito nel Napoli degli ultimi decenni. Forse non c’è virtù in questa novità perché potrebbe esser figlia degli infortuni dei “grandi” ma finalmente ci sono calciatori del vivaio degni di essere portati in palcoscenico. Qualcuno lo abbiamo dato via facendo buona cassa (Gaetano), qualcuno in prestito con ottimi risultati per farsi le ossa (Zanoli, Zerbin) e ci restano dei gioiellini di prospettiva (Vergara, Ambrosino, Prisco) che potrebbero perfino avere delle speranze di diventare nel migliore dei casi dei calciatori degni della rosa sempre più pretenziosa del Napoli, nel peggiore delle plusvalenze non trascurabili.
Infine propongo tre cartoline che rimarranno indelebili nella memoria di chi ha goduto di questa stagione trionfale, significative dei trionfi ma soprattutto dimostrazioni lampanti dei livelli di bellezza che ci ha regalato il Napoli.
Rigorosamente in ordine cronologico:
- il gol di Billing contro l’Inter e l’esultanza più dinoccolata e improbabile e iconica della storia del Napoli
- la festa-scudetto sul lungomare. Ammirata in ogni angolo del mondo ed invidiata in molti angoli d’Italia
- la rovesciata di McTominay contro il Cagliari. Orgasmo laico. Assurta al podio dei gesti indelebili di fianco alla punizione di Lui in Napoli-Juve del 3 novembre 1985
