Dal momento in cui è terminata la partita domenica, non riesco a non trovare giustificazioni in sequenza al bottino nullo portato a casa contro una squadra che peraltro usciva da una sfilza di risultati negativi.
Stiamo giocando quattro (tre fino ad ora e la quarta in arrivo) competizioni con una rosa di 16 calciatori di livello e nonostante questo nelle ultime tre abbiamo battuto Atalanta, Roma e Juve. Questa debacle ha parecchi padri ma non è proprio così sorprendente e non deve deprimere più di tanto. L’Udinese è la squadra più fisica del campionato, ha delle ottime individualità ed uno Zaniolo al massimo del suo potenziale. Con questi presupposti la partita smette di essere banale e diventa istantaneamente una di quelle dalle quali è difficile uscire interi. Le cosiddette partite “sporche” consentono una cronaca articolata e ricca di argomenti ma sono anche quelle che possono finire tutt’altro che raramente con un grosso schwanzstück [cit] nelle terga. A questa considerazione va aggiunto che i nostri sono arrivati in Friuli completamente spompati, sicuramente con un bottino di tre vittorie di valore inestimabile proprio perché infilate in sequenza, ma inframmezzate da due partite di Champions e una di Coppa Italia per un totale, con quella con l’Udinese di 7 partite in 20 giorni. Ci sta dunque che non siano riusciti a ritrovare la concentrazione giusta con una squadra più modesta ma con le caratteristiche perfette per metterci in difficoltà. Al netto di come Conte usi male dal punto di vista comunicativo questo argomento, non si può ignorare il fatto che stiamo giocando con una squadra che non avremmo immaginato neanche nei peggiori incubi ad agosto.
Dall’infortunio di Anguissa, abbiamo giocato praticamente sempre con gli stessi 11 con poche piccole varianti e non certo per colpa dell’allenatore. Nove su undici le hanno giocate tutte; come si può pretendere da questi ragazzi di avere un rendimento ottimale? Se proprio dobbiamo prendercela con qualcosa e con qualcuno, restiamo sul mix tra sfiga e preparazione atletica sbagliata. Per la prima, imponderabile per definizione, si può ricorrere per chi ci crede, a preghiere, amuleti o gesti apotropaici e per chi non ci crede a dei sani bestemmioni di quelli che ti spalancano le porte dell’inferno per l’infinita perpetuità dell’anima. Per la seconda, siamo ancora in attesa di sapere se ci si sia limitati a guardarsi in faccia e dirsi “oh cazzo”, o se si sia stabilito che qualcuno non ha fatto al meglio il proprio mestiere. E poiché noi non saremo mai promotori di licenziamenti, attendiamo con ansia di sapere se si siano applicati dei correttivi. Ferma restando, sempre, la considerazione che non ci sia nulla di “umano”, anche se guadagni l’ira di dio del denaro, nel sottoporre questi atleti ad un ritmo di vita e di gioco così esasperante.
Consoliamoci col fatto che per ora, il campionato sembra una partita di tressette a perdere. Ergo, risultato doloroso ma non clamoroso.
Ancora presto per gli psicodrammi
