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: Bologna-Napoli 2-0

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: Bologna-Napoli 2-0

Mi ero riproposto di scrivere qualcosa di molto simile anche in caso di vittoria, perché ormai si fa sempre più fatica a tollerare una tendenza malata al sabotaggio delle fondamenta come quello che sta perpetrando sistematicamente il nostro allenatore.

Detto ormai a più riprese che ci sarebbero da prendersi delle responsabilità vere e non di facciata riguardo alla trasformazione della rosa da campionario di barre di acciaio a frattaglie di avicoli rachitici, c’è qualcosa che comincia a diventare un po’ indigesto: anche a dispetto dei punti portati a casa e di una classifica bugiarda in nostro favore, vedere giocare il Napoli da tifoso del Napoli è diventato piacevole come la visione immersiva di una retrospettiva sul cinema esistenzialista russo. Qualsiasi sia il finale, esci dal cinema con più domande che risposte e il tuo stato d’animo avrà disceso un altro scalino più giù rispetto alla soglia della depressione. La consolazione massima è quando il protagonista esce vivo, ma non sempre succede. Nella “proiezione” di ieri, non solo il protagonista è schiattato con ignominia, ma la sua carcassa è stata vilipesa dal suo assassino che poi non era altro che il padre.

Vabbè, basta metafore.

Il Napoli di ieri ha fatto cagare e mentre il responsabile unico di questa disfatta sparpagliava colpe fingendo di assumersi delle responsabilità, la classifica riprendeva una fisionomia più obiettiva. Una accozzaglia di frasi fatte, un farfugliare di trapianti di cuore, di morti da accompagnare, di compitini che non bastano, di energia negativa e di tutto il campionario di nulla cosmico utile solo a sviare l’attenzione dall’unico argomento utile a spiegare la faccenda: il gioco del Napoli fa schifo, punto. Con questo non si vuol sostenere che Conte sia scarso come allenatore ma solo che in questo momento stia dando il peggio di sé e soprattutto non si stia dimostrando in grado di trovare le contromosse al fatto che sia ormai carta canusciuta in qualsiasi angolo d’Europa. La dimostrazione facile facile di questa teoria è il fatto che le prestazioni individuali dei giocatori non sembrano affatto essere così terrificanti. Certo, vengono commessi errori anche banali (il primo gol di ieri nasce da un passaggio sbagliato di McTominay a centrocampo), ma tendenzialmente i calciatori, presi uno per uno, non sembrano le anime perse del campionato 23/24 che il nostro allenatore tanto ama richiamare per autoassolversi. A questo aggiungerei che le seconde linee come Gutierrez ed Elmas, sembrano davvero in grado di giocare sullo stesso livello dei titolari. La difesa tendenzialmente (salvo il black out olandese) prende pochi gol. Riguardo al centrocampo non si può sostenere che Anguissa, McTominay e il duo Gilmour/Lobotka non ci mettano l’anima ad ogni partita. Quello che manca è il modo di far arrivare dei palloni decenti a quel cazzo di centravanti che alla fine sembra pure essere colpevole di qualcosa mentre l’unica colpa che ha è quella di non sapere cosa fare di quell’ettaro di prateria che deve guardarsi per una partita intera in attesa che gli lancino una pallottola di merda da trasformare in proiettile.
 Questa china scelta dall’allenatore ha un risvolto veramente orribile e sinistro che per fortuna sia nostra che dell’allenatore stesso non ha mai avuto modo di rivelarsi da quando questi siede sulla panca azzurra per un motivo lapalissiano anzichennò: finché si vince, le cose negative restano sopite. Il “suo” Napoli fino ad ora ha sempre tenuto uno standard di risultati altissimo, in parte per abilità ed in parte per casualità (Pedropedropedropedropè). Il rischio immane di questo momento è che se si entra nel circolo vizioso, complice anche una preparazione atletica completamente cannata dallo staff del tecnico, potrebbe essere impossibile uscirne, soprattutto perché vincere giocando male è possibile se hai calciatori motivati. Se li affossi anche moralmente più di quanto non sia riuscito a farlo fisicamente, fare la fine del trittico Garcia, Mazzarri, Calzona smette di essere una ipotesi remota e diventa una realtà più che plausibile.

In conclusione, Conte ha due strade possibili: migliorare il gioco o cambiare atteggiamento. La prima ipotesi dipende dalle competenze e dall’elasticità mentale, la seconda dalle capacità umane.

Temo che scopriremo presto dove è più carente.