Home Cultura Salvatore Ferrara: La musica non è più intesa come forma di espressione...

Salvatore Ferrara: La musica non è più intesa come forma di espressione artistica ma come “materiale” finalizzato all’intrattenimento.

Music from Myths è l’opera musicale ideata da Salvo Ferrara, soundtrack composer e music producer siciliano da anni impegnato in collaborazioni con filmakers, documentaristi e prestigiose istituzioni culturali. L’opera musicale, che reinterpreta il passato attraverso il linguaggio della musica post moderna influenzato dall’intensa suggestione derivante dalle figure mitologiche, offre un’interpretazione contemporanea del rapporto suono/immagine.

Music from Myths è un viaggio sonoro tra antichità e modernità ispirato ai miti greci, ci racconti questo progetto com’è nato?

Il progetto nasce a valle di una intensa collaborazione con il Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo per il quale avevo già composto numerose tracce musicali a commento di realizzazioni video per eventi e manifestazioni culturali. La suggestione suggerita dalla visione e dallo studio delle Metope di Selinunte, nell’omonima sala del Museo citato, e la consapevolezza che tali reperti rappresentano, ancora oggi, un ponte ideale fra l’antichità, intesa come radice sociale, culturale ed identitaria, ed il mondo contemporaneo, mi hanno suggerito di intraprendere la composizione di un concept che rileggesse, attraverso la mia cifra stilistica, il connubio filologico fra due epoche temporalmente distanti ma ancora fortemente connesse. Ne scaturisce che, dal punto di vista strettamente musicale, “Music from Myths” offre un’interpretazione spiccatamente contemporanea del rapporto suono/immagine: un’ambientazione sonora che vede alternarsi momenti evocativi ad episodi ritmicamente incalzanti e che si avvale di timbri che crossover grazie all’interazione fra apparecchiature elettroniche e strumenti acustici.

Diversi i musicisti che ti hanno accompagnato in questo viaggio: come sono nate queste collaborazioni?

Ho il piacere di collaborare in studio e live con un gruppo di musicisti di sicuro talento conosciuti durante la mia frequentazione del Conservatorio. Alcuni di loro sono primi strumenti dell’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, altri componenti di orchestre sinfoniche. Hanno accettato la sfida di calarsi in un contesto molto diverso dai repertori usualmente eseguiti con grande entusiasmo e

spirito di adattamento, per creare un sound ibrido, contemporaneo, che rappresenta il segno peculiare della “laicizzazione” dell’ispirazione classica dell’autore: se l’impronta, nella sua cellula compositiva, è chiaramente orchestrale, in effetti il suo sviluppo viene sostenuto da inconsuete soluzioni timbrichee ritmiche nelle quali arpeggiatori di stampo ambient si sovrappongono a fraseggi dettati dagli archi, pads dal sapore “cinematic” fanno da sfondo a larghe​

melodie cantate dall’ewi (electronic wind instrument), matrici pianistiche minimaliste si animano grazie all’apporto di drum machines. Un contesto interpretativo che i miei musicisti hanno assimilato e reso in musica mettendo tecnica ed esperienza al servizio di composizioni fuori da specifiche preordinate di “genere musicale”.

Salvatore, tu sei un artista che la musica l’ha studiata in ogni sua forma. Come ti poni nei confronti delle ultime generazioni che con un singolo e supportati dall’autotune, vogliono (e spesso ci riescono seppur per un solo singolo) a milioni di streaming?

Nella domanda si sintetizzano due aspetti fondamentali della realtà produttiva musicale attuale: tecnologia e marketing. Penso sia opportuno scindere ed analizzare le due cose perché spesso si pensa che siano le due facce della stessa medaglia, ma, proprio questa semplificazione, innesca diatribe e prese di posizione draconiane che poco servono alla comprensione del fenomeno. Tecnologia: l’evoluzione tecnologica di hardware e software, applicato alla produzione musicale, è costante ed è anche una obiettiva opportunità oramai da alcuni decenni. Molte menti creative hanno rivoluzionato il messaggio sonoro grazie all’utilizzo di apparecchiature elettroniche (i nomi li conosciamo tutti), quindi esercitare una preclusione verso l’innovazione significa ignorare l’evoluzione. Inoltre è innegabile affermare che l’utilizzo di software sempre più raffinati ha favorito ed allargato la possibilità di manifestare il proprio talento ad una la platea di creativi che, pur non provenienti da studi accademici, hanno trovato spazio per le loro realizzazioni. Marketing: il tema della commercializzazione dei prodotti musicali, nel nostro tempo, è strettamente connesso all’ecosistema dei social media e ne ha mutuato regole e dinamiche. La musica non è più intesa come forma di espressione artistica ma come “materiale” finalizzato all’intrattenimento. Ricerca, creatività caratterizzazione sono concetti lontanissimi dalle logiche di oggi perseguite dall’industria musicale. Tutto il sistema è orientato verso la ricerca del consenso social, con investimenti mirati alla creazione del “personaggio” da promuovere a beneficio di un pubblico acritico, guidato verso prodotti accuratamente studiati per risultare rassicuranti e ridondanti. L’utilizzo dell’autotune è stato funzionale alla promozione di tele politica commerciale. Il principio di qualità dell’esecuzione vocale è stato bypassato, innescando una inesorabile deriva di speranze mal riposte da parte dei giovani che, nella stragrande maggioranza dei casi, vedono fallire, o spegnersi in brevissimo tempo, il sogno di duraturo successo. Per tornare direttamente alla domanda potrei finire dicendo che non è la tecnologia ad essere pericolosa, ma l’utilizzo che se ne fa e gli interessi economici che ci sono dietro.

Comporre soundtrack per documentari e cinema, ti va di raccontarci qualche collaborazione che ti ha particolarmente entusiasmato?

Fra le tante esperienze vissute come creator di musica per immagini, probabilmente quella che mi ha più stimolato, perché mai precedentemente esplorata, è stata la composizione delle musiche per videogame. I content creator digitali hanno tempi e modalità di approccio molto diversi dai filmaker. Velocità, pensiero laterale e visione sistemica del lavoro sono driver costanti di queste produzioni​ alle quali mi sono accostato dapprima con curiosità e, successivamente, con sincero entusiasmo, cercando di leggere in anticipo il desiderata degli autori e proponendo soluzioni poco usuali.

Prossimi impegni?

Sto per completare la soundtrack per un Docufilm e poi inizierò a scrivere le musiche per un lavoro teatrale. A metà del prossimo anno verrà pubblicato un nuovo lavoro discografico in forma di EP.