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Voce “giustizia ad orologeria”. Dal dizionario Treccani riportiamo integralmente: “l’autorità giudiziaria in quanto preordinerebbe deliberatamente il momento dell’emissione di provvedimenti a carico di personaggi pubblici di spicco”.
Quando, attraverso l’esclusiva di Repubblica si è diffusa la notizia dell’indagine su De Luca per una presunta truffa relativa all’impiego incongruo di quattro suoi autisti, non c’è stato italiano che, a prescindere dalla fondatezza o meno dell’accusa, non abbia pensato, appunto, alla “giustizia ad orologeria”.


E come dargli torto? Da quello che si apprende si tratta di un’indagine che si trascina dal 2017. Ebbene, quand’anche si fosse concretizzata proprio in questi giorni con l’iscrizione del presidente della Regione nel registro degli indagati, c’erano tutte le ragioni per far sì che questa decisione della Procura di Napoli restasse rigorosamente segreta, almeno fino al 21 settembre pomeriggio. Cioè fino ad urne chiuse.
Tutto ciò non è evidentemente accaduto e la bravissima Conchita Sannino ha avuto l’opportunità di pubblicare lo scoop. Qualcosa nelle maglie della segretezza non ha funzionato. E non è un bene per l’immagine generale di una giustizia appena uscita con le ossa rotte dalla triste vicenda Palamara (la questione è tutt’altro che chiusa, nonostante lo strano silenziatore inserito da molti organi di stampa).
In questa sede non si vuole assolutamente intervenire nel merito della vicenda, né tanto meno prendere le difese di De Luca. Sia chiaro. Ma è altrettanto chiaro che la vicenda induce ad una banale considerazione: che cosa sarebbe cambiato se tutto fosse venuto alla luce solo ad elezioni svolte? Visto che mancano all’appello delle urne solo tredici giorni, evidentemente assolutamente nulla.


Aggiungiamo un’ultima riflessione: probabilmente tutta questa storia finirà per tradursi in un ulteriore vantaggio per De Luca, che già viene dato dai sondaggi come tranquillo vincitore. La notizia dell’indagine diffusasi alla vigilia del voto lo rende chiaramente vittima e l’elettore, in genere, è noto che tende a schierarsi con il soggetto debole. Il grande comunicatore che siede a Palazzo Santa Lucia lo ha capito benissimo. In altri momenti avrebbe reagito alla sua maniera, questa volta si è limitato a fare spallucce. Ma dentro di sé starà gongolando.