La casa famiglia che ospita bimbi orfani con disabilità non riceve pagamenti da Palazzo San Giacomo e rischia di chiudere

A Napoli, in via Pigna c’è una realtà speciale, è “La Casa di Matteo” che è nata nel 2017 da una storia vera ispirata dalla vicenda di Luigi Volpe e di suo figlio Matteo. Vicenda che ha portato l’associazione onlus “A ruota libera”, fondata e presieduta da Luca Trapanese, a realizzare il progetto di una casa famiglia per bambini orfani con disabilità, gravi malformazioni, tumori, patologie che necessitano non solo di particolari cure ma soprattutto di un amore familiare e, nei casi più gravi, di un accompagnamento alla morte.
Matteo, neonato abbandonato da chi lo ha messo al mondo, aveva trovato una nuova famiglia in Luigi Volpe e sua moglie ma dopo un anno i medici gli hanno diagnosticato un tumore al cervello. Matteo ha lottato fino alla fine come un guerriero con accanto la sua mamma e il suo papà adottivi. Se la malattia fosse sopraggiunta prima dell’adozione, forse Matteo non avrebbe mai avuto una famiglia e avrebbe dovuto affrontare da solo il suo calvario.
La Casa di Matteo è dunque un luogo unico in cui viene garantita assistenza e accoglienza ai bambini più fragili e sfortunati che hanno gravi patologie, anche terminali, e che non hanno una famiglia o perché abbandonati o sottratti ai genitori oppure perché “inadottabili” viste le loro condizioni.


Questa struttura, però, è stata dimenticata dal Comune di Napoli che dopo il taglio del nastro, si è defilato. “Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris – spiega Luca Trapanese, fondatore e presidente di “A ruota libera” – è venuto qui solo il giorno dell’inaugurazione. Poi non lo abbiamo visto più”. Luca Trapanese, nel 2017 ha adottato una bambina che è nata con la sindrome di Down e che era stata abbandonata dalla mamma dopo il parto. Lui, nonostante fosse single, è riuscito ad ottenere l’affido della piccola. “Questa casa famiglia di via Pigna è l’unica in tutto il Sud Italia che si occupa di bambini con gravi patologie nonostante non esista uno statuto previsto per questo tipo di struttura nella nostra regione. Noi, infatti, dovremmo ospitare innanzitutto bambini normodotati e poi una minoranza di bimbi con disabilità ma invece tutti i bambini che ospitiamo hanno gravi malattie, anche terminali. Senza “La casa di Matteo” tanti di loro resterebbero in ospedale oppure in altre strutture non adatte, tipo quelle per gli anziani. Qui da noi, invece, hanno cure e assistenza e soprattutto amore e attenzioni. Il problema – prosegue Luca Trapanese – è che il Comune di Napoli non ci ha quasi mai pagato quanto dovuto per le rette e ora dobbiamo avere circa 250mila euro. Crediti che non possiamo nemmeno vendere perché le banche non acquistano più crediti del Comune di Napoli. E senza questi soldi rischiamo di dover chiudere e non possiamo pagare i ragazzi laureati in Scienze dell’Educazione che vengono qui ad accudire i bambini con dedizione e professionalità”. Bambini che hanno bisogno di asssitenza 24 ore al giorno. E per questo ci sono anche dei volontari che si recano nella Casa di Matteo per offrire il loro aiuto. “Addirittura – aggiunge Luca Trapanese – il Comune non ci ha nemmeno dato ascolto quando abbiamo chiesto la possibilità di avere assegnato un posto H per il parcheggio del nostro furgone che utilizziamo per trasportare i bambini che hanno gravi patologie”.
Furgone che qualche mese fa è stato anche rubato da alcuni ladri di notte. Il danno oltre la beffa. “Sì, ci è capitato anche questo – spiega Luca Trapanese – e se non fosse per la nostra determinazione e per l’aiuto che ci arriva dai volontari, ammetto che sarebbe dura andare avanti in queste condizioni”. Cosa può aiutare la Casa di Matteo a sopravvivere? “Innanzitutto che il Comune di Napoli ci paghi le rette arretrate – conclude Luca Trapanese – e poi che questa struttura venga regolamentata come casa famiglia per bambini con disabilità e non come è oggi solo come casa famiglia per bambini”.

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