Sud penalizzato e a rischio usura: più della metà dei prestiti in sole quattro regioni del Nord

da | Mag 31, 2020 | Primo piano

“Il 50,7% dei prestiti garantiti dallo Stato, fino a 25.000 euro e fino a 800.000 euro, è appannaggio delle quattro grandi regioni del Nord dove, però, è attivo “solo” il 38% di partite Iva e pmi italiane”. A dirlo il nuovo studio realizzato e divulgato dal sindacato dei bancari Fabi.

Ad assicurarsi più della metà dei finanziamenti “con paracadute pubblico” sarebbero, secondo quanto si legge nella ricerca Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, aree del Paese in cui “opera, in proporzione, un numero di imprese e professionisti nettamente inferiore alla quota di crediti in arrivo grazie al decreto liquidità”.

Il 62% dei soggetti economici si concentra nella restante parte del Paese, ma la quota di prestiti si ferma al 49,3%.

“Alcune banche, per loro convenienze, stanno penalizzando determinati territori e ne stanno favorendo altri: il risultato è che in specifiche aree del Paese, soprattutto del Sud, si sta allargando il rischio usura per le imprese, perché chi non ottiene finanziamenti in banca finisce molto probabilmente in mano alla criminalità organizzata. Sarebbe interessante conoscere i dati relativi ai tempi di erogazione da parte dei singoli gruppi bancari” ha dichiarato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nel corso di un’intervista al Tg2. “Non c’è proporzione – aggiunge Siloni – tra l’ammontare dei prestiti e il numero di partite Iva e pmi, ciò perché da parte di alcuni istituti c’è molta attenzione verso i territori settentrionali”.

Lo studio mostra come su complessivi 17,1 miliardi di euro di prestiti richiesti in Italia fino al 25 maggio, sfruttando il Fondo centrale di garanzia, alle quattro regioni del Nord andranno ben 8,6 miliardi in totale, così divisi: domande per 3,9 miliardi pari al 22,5% del totale, in Lombardia dove le imprese e le partite Iva, rispetto all’intero territorio nazionale, sono il 15,7%; 1.9 miliardi in Veneto ovvero l’11,5% del totale, dove la quota di pmi e partite Iva è del 7,9%; 1.7 miliardi di richieste per l’Emilia-Romagna, pari al 10,1% del totale, che ha una percentuale di 7,4% di imprese e partite Iva operanti sul territorio regionale; domande per 1, 1 miliardi in Piemonte, ovvero il 6,5% del totale nazionale, unico caso tra i quattro dove è rintracciabile un sostanziale equilibrio data la quota di pmi e partite Iva del 7%.

Guardando al resto d’Italia, con l’eccezione di Marche e Umbria, il rapporto tra prestiti richiesti e percentuale di imprese è sempre in “deficit”, la quota di finanziamenti, in sostanza, è inferiore alla quota di pmi e partite Iva presenti rispetto al totale nazionale: nel Lazio le domande di prestiti valgono il 9,4% del totale (1,6 miliardi), le pmi e partite Iva rappresentano il 10,9% del bacino nazionale; in Toscana si raffronta il 6,2% delle richieste di finanziamento (1,1 miliardi) con il 6,2% di soggetti economici operanti; in Campania, i prestiti arrivano al 7,7% (1,3 miliardi) e le pmi/partite Iva al 9,8%; in Puglia, il confronto è tra il 4,8% di finanziamenti (812 milioni) e il 6,3% di operatori economici; in Sicilia il 5,0% di prestiti (848 milioni) va rapportato al 7,7% di pmi/partite Iva; in Abruzzo, le domande ammontano al 2,1% del totale (353 milioni), ma imprenditori e professionisti pesano per il 2,4%; in Calabria, il 3,1% di pmi e partite Iva italiane ha presentato richieste per l’1,6% del totale; in Liguria il 3,1% di pmi e partite Iva italiane ha presentato richieste per l’1,6% del totale; in Sardegna si raffrontano l’1,5% delle richieste di finanziamento (262 milioni) con il 2,8% di soggetti economici operanti; in Basilicata lo 0,7% di prestiti (114 milioni) va rapportato all’1% di pmi/partite Iva; in Trentino-Alto Adige, le domande ammontano all’1,3% del totale (221 milioni), ma imprenditori e professionisti pesano per l’1,8%; nel Molise le domande di prestiti valgono lo 0,4% del totale (64 milioni), le pmi e partite Iva rappresentano lo 0,6% del bacino nazionale; in Val d’Aosta, le domande ammontano allo 0,1% del totale (19 milioni), ma imprenditori e professionisti pesano per lo 0,2%.

Proporzione quasi rispettata in Friuli-Venezia Giulia: i prestiti richiesti ammontano all’1,8% del totale (307 milioni), percentuale  leggermente più alta della quota di pmi e partite Iva rispetto all’intero bacino nazionale (1,7%). Due le eccezioni ovvero le situazioni “favorevoli” lontane dal Nord: quella della regione Marche, dove la quota di finanziamenti è pari al 3,6% del totale (618 milioni), mentre le pmi e le partite Iva sono il 2,8%; e quella della regione Umbria, dove i prestiti valgono l’1,6% (277 milioni), mentre gli operatori economici sono l’1,5%.

Appare quindi evidente dunque il divario esistente tra la ripartizione, su base regionale, dei prestiti protetti dallo Stato col decreto “liquidità” e la distribuzione territoriale di partite Iva e piccole medie imprese con la conseguenza che “alcune zone del Paese, di fatto, sono significativamente premiate e altre, specie al Sud, pesantemente penalizzate”. Ancora una volta…

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