Stop politico solo a Calcio e Chiesa: il governo che ferma le religioni dell’uomo

Dopo l’ultimo Dpcm di Conte mi è tornata alla mente una frase di Garcia quando era allenatore della Roma. Infatti, superato un periodo di crisi della squadra disse: “Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio”. Che voleva significare che la squadra era tornata nuovamente coesa, decisa, al centro di un progetto chiaro da realizzare.

Il tandem Conte-Spadafora, ognuno per la parte di sua competenza, ha allontanato la Chiesa dal centro del villaggio sia quella ufficiale che il calcio rispedendole alla periferia la prima di attività quasi non necessarie, l’altro ad una periferia malata, popolata secondo loro soprattutto da cialtroni e affaristi di bassa lega. Queste due scelte del governo sono sufficienti a far capire la sua pochezza politica, etica e sociale. Su certi temi, infatti, il governo non è che non abbia idee, è proprio ignorante, il prodotto di una subcultura che non nasconde certo, come ha tenuto a precisare Conte “un atteggiamento materialista” ma evidenzia, invece, l’incapacità di comprendere i più elementari e reali bisogni della gente. Perché se la Messa e la Comunione per i credenti sono il bisogno di sentirsi ed essere in sintonia ed un tutt’uno con l’altro, anche il calcio, a suo modo, è un rito, forse anche tribale come lo ha descritto Desmond Morris nel suo “La tribù del calcio”, è bisogno di aggregazione, di socialità, di senso di appartenenza ad una fede seppure più paganeggiante. Due religioni diversissime e distanti tra loro eppure entrambe negate. Politici e scienziati sembrano esser diventati in questo momento, i nuovi sacerdoti in nome di un laicismo che, paradossalmente, trascura gli aspetti più intimi e i bisogni essenziali dell’uomo.

Solo paura del Covid-19 e di una sua ripresa? Eppure non si è rimandato su tutto, ma proprio su ciò che sarebbe, è, più utile e più di ogni altro riguarda le libertà che ci appartengono in quanto persone e cittadini. Credo, sommessamente, che nelle scelte fatte, alle esigenze di carattere sanitario, stiano ora subentrando e prevalendo quelle di carattere politico. Perché è impensabile che al “sì” dato per lo jogging, per le librerie, per i musei, i cibi da asporto e gli sport individuali si neghi invece il permesso alle cerimonie religiose e alla ripresa degli allenamenti per il calcio di serie A. E se è vero che il rischio zero non esiste in nessun ambito è certo invece che i rischi maggiori li corrono gli attuali governanti. Perché affossare economicamente religione, sport, libertà di fede sia essa religiosa o calcistica è il modo peggiore per trovare consensi e voti dopo il Covid-19. E non sappiamo se tutto ciò convenga a Conte, ai suoi ministri e ai suoi esperti.