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Prosegue l’appuntamento con i racconti dell’emergenza sanitaria mondiale vista dai napoletani che vivono all’estero e possono illustrarci le condizioni nel loro paese adottivo e il loro sguardo sulla nostra città in questo momento così complesso. Oggi parliamo con un imprenditore, Paolo Grassitelli, abituato a girare il mondo e attualmente fermo in Germania, a Francoforte, da oltre un mese.

Paolo Grassitelli

L’emergenza le ha impedito di tornare in questo periodo o non avrebbe potuto farlo ugualmente?
Sono andato via dall’emergenza e non sarei potuto comunque più rientrare.

Ci racconti l’emergenza in Germania.
Premetto che le notizie sono condizionate dalla mia scarsa conoscenza della lingua. In generale, non si avverte una gran preoccupazione. Sono chiuse le attività di ristorazione e i luoghi di ritrovo, le scuole e i parchi giochi, ma la vita prosegue regolare con il distanziamento sociale o qualcosa di simile. Mi sembra di vedere un popolo abbastanza disciplinato, credo per forma mentis, ma sono stato anche preso in giro da ragazzini perché indossavo la mascherina. Sento spesso sirene di ambulanze, ma le cronache riportano di poche migliaia di morti: onestamente non so cosa credere. O i tedeschi sono dei superuomini o i conteggi vengono effettuati con criteri diversi. Va detto anche, però, che qui ci sono 28.000 posti letto in unità di urgenza, per cui può anche darsi che riescano davvero a curare tutti e bene senza per questo dover fermare tutto, a parte le attività più predisposte all’assembramento di persone in un sol luogo.

Come vede da lì l’emergenza in Italia e a Napoli in particolare?
I miei contatti sono tutti o quasi molto rispettosi dei divieti, ma non per questo meno critici. E parliamo comunque di gente senza grossi problemi economici. Ciononostante, la situazione comincia a diventare davvero critica e percepisco una grossa insofferenza.

Che differenze nota con la situazione del paese dove vive adesso?
Le differenze sono sostanziali. Io in genere non esco, ma sono uscito e posso tranquillamente farlo senza che nessuno mi fermi.

Pensa che quest’emergenza possa cambiare le abitudini di chi vive all’estero in relazione alla possibilità di mantenere i rapporti con la sua città?
Non in modo diverso da come cambierà tutti noi e la nostra capacità relazionale.

Dalle informazioni che ha, crede che l’Italia possa uscire dall’emergenza prima del paese in cui vive?
Purtroppo non mi sento di fare un paragone, perché in Italia si sta gestendo una crisi sanitaria che qui non si percepisce.