Home InEvidenza RUVIO: quando una storia d’amore resta in sospeso

RUVIO: quando una storia d’amore resta in sospeso

Ci sono storie che non finiscono davvero, perché forse non sono mai cominciate fino in fondo. Restano sospese tra parole non dette, promesse distratte ed occasioni mancate, alimentate da quel continuo cercarsi che non sempre riesce a trasformarsi in una scelta. È in questo spazio fragile, dove il sentimento incontra l’indecisione, che si muove Una confidenza tra amici, il nuovo singolo di Ruvio, progetto cantautorale di Alessandro Ruvio, disponibile dal 16 ottobre ed anticipazione dell’album atteso a dicembre 2026.

RUVIO è il progetto cantautorale di Alessandro Ruvio, un percorso che ha già conosciuto una prima stagione discografica e un’attività dal vivo tra club e teatri. Come nasce l’esigenza di dare vita a questo progetto? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la scrittura musicale sarebbe diventata una parte imprescindibile del tuo modo di esprimerti?

Credo di aver iniziato a scrivere canzoni per amore, come probabilmente capita a tanti. Alcune delle persone a cui erano dedicate, tra l’altro, si sono ritrovate con una canzone tutta per loro. E devo dire che alcune non erano neanche male, almeno per loro eh! In realtà poi ho continuato a scrivere canzoni per cercare di esprimere un concetto: “Ehi, amico, guardati intorno: sei vivo, goditela, anche se il mondo oggi è un posto difficile.”  Resta conclamato però, fra me e me, e ora anche a voi, che il mio sogno sarebbe stato scrivere canzoni in inglese inventato. Devo dire che nell’arte di inventare parole in inglese mi sono sempre considerato davvero bravo!

Quando un progetto musicale prende forma, trovare una voce riconoscibile è forse una delle sfide più importanti. Quali sono stati gli incontri, gli ascolti o le esperienze che hanno contribuito maggiormente a definire l’identità di RUVIO? E quanto di Alessandro, al di fuori della musica, entra inevitabilmente nelle canzoni?

Musicalmente e culturalmente, la prima folgorazione sono stati i Beatles, avevo otto anni. Poi, crescendo, è arrivato Jannacci. Non nego di essere anche profondamente innamorato di Francesco Nuti e Luciano De Crescenzo. Insomma, tutti personaggi un po’ sui generis, ognuno a modo suo. Mi hanno sempre affascinato la loro poetica, l’ironia, il modo di raccontare la vita, la strada, la gente, le piccole cose quotidiane, senza troppi fronzoli. In fondo, mi piacerebbe essere un po’ un mix di tutti loro, anche se mi rendo conto che non è proprio una richiesta modesta! Quanto a me, nelle mie canzoni c’è probabilmente la parte più vera di me, con qualche aggiunta romanzata, naturalmente. La cosa curiosa è che, nonostante tutto, sono sempre stato piuttosto timido. Da bambino mi vergognavo a suonare il pianoforte davanti ai parenti e, a dire il vero, mi imbarazza ancora oggi! Sarà che tutto il sarcasmo e l’ironia che uso sono un modo per tenere a bada proprio quella timidezza.

Accanto alla musica porti avanti anche la tua attività di professore universitario: due dimensioni che sembrano richiedere approcci e linguaggi differenti. In che modo convivono nella tua quotidianità? La scrittura delle canzoni rappresenta per te un luogo in cui lasciare da parte il rigore e il ragionamento, oppure anche la musica ha bisogno di un metodo?

Forse non ci crederai mai, ma in realtà molta della mia attività di docente è ribaltata con metodo nelle canzoni. Devo però stare attento a non mostrarmi troppo sensibile: se uno studente ascoltasse i miei brani, potrebbe farsi l’idea che io sia un professore particolarmente magnanimo. Ecco perché cerco sempre di mettere un pizzico di disincanto in quello che scrivo. È una questione di credibilità: devo pur potermi permettere di essere spietato agli esami!

In Una confidenza tra amici i punti di vista si ribaltano e nessuno sembra avere completamente ragione o torto. È stata una scelta narrativa consapevole, per restituire la complessità dei rapporti umani, oppure è la scrittura stessa ad averti portato a riconoscere che ogni storia cambia a seconda di chi la racconta?

Scrivendo la storia, insieme a Giulia Bocaletti, ci siamo resi conto che le due figure protagoniste erano ugualmente orgogliose e permalose. Chiaramente due personaggi che si vogliono seriamente, ma che per non cedere mai rimangono appesi. Credo che la frase finale “perché il coraggio ha il suo tempo per rischiare” chiarisca che, oggigiorno, l’età della maturità si sia allungata.

Hai scelto di raccontare una relazione attraverso una confidenza fatta a un amico, lasciando spazio a domande, supposizioni e dettagli apparentemente marginali. Che cosa permette di dire una confidenza che sarebbe più difficile ammettere guardando direttamente negli occhi la persona coinvolta? E quanto ti interessa lasciare all’ascoltatore la libertà di riconoscersi nella storia senza offrirgli una risposta definitiva?

In questo brano ho cercato di raccontare quello che vedo succedere intorno a me: nessuno che si butta, mille paranoie, ore e ore di confidenze agli amici, cuoricini su Instagram, ma poi nessuno che trova il coraggio di chiedere un numero di telefono. Promesse fatte un giorno e smentite quello dopo, tutti a cercare di capire cosa pensa l’altro, ma pochi disposti a rischiare davvero. E così tante storie che potrebbero iniziare rimangono sospese in un’eterna indecisione. Diciamocelo: oggi se non ti risponde entro un’ora, vai in paranoia. Per molti è così!

Oggi pubblicare musica significa confrontarsi con un mercato in continua accelerazione, in cui singoli, piattaforme digitali e social sembrano imporre tempi di ascolto sempre più rapidi. In questo scenario, quale spazio può trovare un cantautore che vuole costruire un percorso riconoscibile, senza inseguire necessariamente le tendenze del momento? E come si può preservare la profondità della scrittura in un sistema che spesso premia l’immediatezza?

Semplice, avendo un altro lavoro! Scherzo, naturalmente, ma fino a un certo punto. Credo che per essere autentici bisogna prima di tutto essere liberi. Liberi di scrivere quello che si pensa, senza preoccuparsi troppo di quello che funziona, di quello che va di moda o di quello che potrebbe piacere a un algoritmo. Forse la musica oggi sembra essere diventata quasi un sottofondo, qualcosa che accompagna una storia su Instagram o la spesa al supermercato. Personalmente, preferisco pensare a una canzone che rimanga nella vita di poche persone, rispetto ad una costruita a tavolino per piacere a tutti. Poi, se arrivasse a tantissime persone e rimanesse pure, non mi offenderei di certo! Dai, che state aspettando, correte ad ascoltare “Una confidenza tra amici” e a farmi volare nel mainstream!

Una confidenza tra amici anticipa il nuovo album previsto per dicembre 2026. Guardando al tuo omonimo disco del 2019, che cosa senti di aver cambiato nel modo di scrivere, comporre e raccontare le relazioni? Qual è il filo conduttore che lega il tuo percorso passato alle nuove canzoni e che cosa, invece, sorprenderà chi ti segue da tempo?

Se riascolto il mio primo disco e lo confronto con quello che sta per uscire, ho quasi la sensazione che siano stati scritti da due persone diverse. Sono cambiate le sonorità, le storie e forse anche il modo in cui guardo le cose. Sicuramente aver condiviso la scrittura dei testi con la mia cara amica Giulia Bocaletti mi ha aiutato a dare vita a un lavoro meno scanzonato e un po’ più maturo, senza però rinunciare a quella leggerezza che mi piace mantenere nelle canzoni.  L’amore, in realtà, continua a esserci, ma viene raccontato in maniera diversa. Non ci sono soltanto storie che iniziano o finiscono, ma soprattutto storie che rimangono lì, sospese, a volte per sempre. E credo che questa sia un po’ una fotografia del nostro presente. Ho la sensazione che oggi facciamo sempre più fatica a iniziare qualcosa e, soprattutto, a portarlo fino in fondo. Vale per l’amore, ma anche per le amicizie, per il lavoro, per i progetti personali. È come se vivessimo in una continua attesa di qualcosa di meglio, lasciando tante cose a metà e dimenticandoci troppo in fretta di quello che abbiamo vissuto. Oggi provo anche a chiedermi perché certe storie non riusciamo più a viverle fino in fondo. Ed è proprio da queste domande, e dall’osservazione di ciò che mi circonda, che spesso nascono le mie canzoni. In fondo, il filo conduttore del mio percorso resta questo: la curiosità verso le persone e le loro relazioni. Un po’ come quando vado al ristorante, mi piace osservare le interazioni fra le persone a cena.

Con il nuovo singolo hai aperto una nuova fase del progetto RUVIO. Quali sono gli obiettivi e i desideri che accompagnano l’uscita dell’album, nei mesi immediatamente successivi e in una prospettiva più ampia? 

Con questo nuovo lavoro vorrei provare a raccontare il tempo in cui viviamo, con tutte le sue contraddizioni e fragilità. Un tempo in cui sembriamo sempre più preoccupati di apparire che di essere, in cui le relazioni faticano a durare e in cui, nonostante siamo continuamente connessi, spesso ci sentiamo più soli e irrequieti. Il desiderio è dare voce e ascolto a queste riflessioni senza risultare necessariamente polemico o pesante, cercando piuttosto di nascondere qualcosa di serio dietro la leggerezza di una canzone. In fondo, sono tutti argomenti sui quali mi capita spesso di riflettere e che, se li affrontassi continuamente nelle conversazioni da bar, rischierebbero probabilmente di rendermi una persona piuttosto pesante. Ovviamente questo non vuol dire che io non lo sia! Mi piacerebbe, in totale onestà, che una mia melodia rallentasse la frenesia di tutti i giorni. Per me sarebbe già un bellissimo risultato ritrovarmi da sottofondo nelle sedute olistiche!