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Venezia-Napoli 1-0, notte fonda per gli azzurri: Adams punisce Allegri, Stankovic para tutto

Il Napoli domina il possesso ma non trova il gol. Lucca e Giovane sprecano, De Bruyne fallisce un rigore e il Venezia di Nicola conquista i primi tre punti della stagione.

Primo tempo: tanto possesso, poche idee e un Napoli senza arco né frecce.

Un primo tempo sterile di emozioni, con tanto possesso palla ma pochissima concretezza. Il Napoli di Massimiliano Allegri tiene in mano il pallino del gioco, costruisce anche qualche trama interessante, ma quando arriva il momento di colpire si ritrova con l’arciere che sembra aver smarrito arco e frecce.

Gli azzurri monopolizzano il possesso, ma lo fanno spesso con una manovra lenta, macchinosa e prevedibile, contro un Venezia che, nonostante i pochi giorni trascorsi sotto la guida di Davide Nicola, dimostra già di aver assimilato le indicazioni del nuovo allenatore. I lagunari si chiudono con ordine, serrano ogni varco e costringono il Napoli a un lungo e poco produttivo giro palla.

La prima vera occasione azzurra arriva intorno alla mezz’ora. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Rrahmani si ritrova il pallone all’altezza del dischetto del rigore e lascia partire un destro a botta sicura, trovando però la deviazione decisiva della difesa veneziana.

Pochi minuti più tardi è Giovane a inventare una giocata di qualità. Con una finta manda fuori tempo il diretto avversario, accelera sulla fascia sinistra e mette al centro un pallone rasoterra invitante per Lucca. L’attaccante azzurro è nel posto giusto al momento giusto, ma manca clamorosamente l’impatto con la sfera. Un errore che fotografa perfettamente le difficoltà offensive del Napoli.

Il Venezia, dal canto suo, si affaccia raramente dalle parti di Meret. L’unico vero pericolo nasce nei primi minuti da un’incertezza di Badiashile, che prima fa impennare il pallone nella propria area e poi si lascia spostare troppo facilmente dall’avversario. Il giocatore lagunare controlla e conclude, ma fortunatamente per gli azzurri il tiro termina tra le braccia del portiere.

Per il resto, la retroguardia napoletana controlla senza particolari affanni, soprattutto grazie a un Rrahmani attento e puntuale negli interventi.

Il Napoli, sia chiaro, non gioca un brutto primo tempo. È ordinato, mantiene le distanze e concede pochissimo. Ma è una squadra che sembra procedere con il freno a mano tirato. Troppi passaggi all’indietro, anche quando non necessari, con Gilmour che in più occasioni preferisce ricominciare l’azione anziché cercare una giocata verticale.

Serve un cambio di marcia, maggiore velocità nella circolazione del pallone e soprattutto più qualità negli ultimi trenta metri. Gli ingressi di Hojlund e De Bruyne sembrano poter rappresentare la soluzione per dare finalmente profondità, imprevedibilità e concretezza alla manovra.

Ripresa shock: il Napoli spreca, Adams colpisce

Il secondo tempo si apre con un Napoli decisamente più intraprendente. Gli azzurri alzano subito il ritmo e confezionano una splendida occasione da gol.

Di Lorenzo mette un pallone al centro per Lucca, bravo questa volta a fare da sponda di prima intenzione. Beukema si inserisce con i tempi giusti in area di rigore e vede Giovane completamente libero sul lato opposto. Il passaggio è leggermente impreciso, ma l’occasione è comunque ghiottissima: Giovane, praticamente solo davanti alla porta, non riesce a trovare la deviazione vincente.

E nel calcio, si sa, esiste una legge non scritta che troppo spesso non perdona: gol sbagliato, gol subito.

Sull’azione successiva il Venezia trova infatti il vantaggio. Un pallone alto diventa terreno di contesa tra Rrahmani e Adams. L’attaccante lagunare lavora d’astuzia e riesce a beffare il difensore azzurro, fino a quel momento tra i migliori in campo. Il numero 45 arancioneroverde controlla la sfera in area e calcia senza particolare potenza, ma la scivolata disperata di Rrahmani, nel tentativo di rimediare all’errore, produce una deviazione che spiazza completamente Meret.

Il Venezia passa in vantaggio e il Napoli si ritrova improvvisamente costretto a inseguire.

Una beffa doppia, perché il gol arriva proprio nel momento in cui gli azzurri sembravano aver finalmente trovato la giusta intensità.

Allegri cambia tutto, ma Stankovic diventa un muro

Il tempo per recuperare non manca e Allegri prova immediatamente a ribaltare l’inerzia della partita. Dentro De Bruyne, Hojlund e Alisson, tre innesti chiamati a dare qualità, velocità e pericolosità a una squadra che fino a quel momento aveva prodotto troppo poco rispetto al possesso palla.

Il Napoli aumenta la pressione e schiaccia il Venezia nella propria metà campo, ma trova davanti a sé una vera e propria corazzata costruita da Nicola.

Le occasioni arrivano, ma il pallone sembra non voler entrare.

Prima è Juan Jesus, con un intervento provvidenziale, a togliere praticamente dalla porta un pallone destinato al tap-in del compagno Hojlund.

Poi arriva l’episodio che potrebbe cambiare la partita. Lo stesso attaccante danese conquista un calcio di rigore e sul dischetto si presenta De Bruyne.

È l’occasione perfetta per rimettere tutto in discussione, ma il fuoriclasse belga si lascia ipnotizzare da uno straordinario Stankovic, che intuisce la conclusione e respinge.

Un errore pesantissimo, che sembra spegnere anche le ultime certezze di una squadra sempre più nervosa e incapace di trovare la giocata decisiva.

Il Napoli continua comunque ad attaccare, chiudendo i padroni di casa a ridosso della propria area. Ci provano prima Lobotka e poi Alisson, ma Stankovic è ancora una volta insuperabile.

Il portiere del Venezia blinda il risultato e diventa il protagonista assoluto di una vittoria che, alla vigilia, sembrava quasi impossibile.

Napoli, che fine ha fatto la cazzimma?

Il triplice fischio certifica una sconfitta pesantissima. Il Napoli cade sul campo di un Venezia che nelle prime sei giornate non aveva conquistato neppure un punto.

Ed è proprio questo l’aspetto più preoccupante.

Non è soltanto una questione di risultato. Si può perdere una partita, anche contro un avversario tecnicamente inferiore. Ma ciò che allarma è la facilità con cui questo Napoli sembra smarrire le proprie certezze davanti alle prime difficoltà.

Una squadra che sulla carta possiede qualità, esperienza e individualità importanti, ma che sul terreno di gioco continua a non dimostrare la forza che dovrebbe avere.

Manca la cazzimma, quella capacità di reagire, di aggredire le difficoltà e di trascinare la partita dalla propria parte anche quando le cose non girano.

È una fragilità già emersa nella precedente sfida contro il Villarreal, quando l’errore di Politano aveva finito per sgretolare le certezze degli azzurri. Anche a Venezia il copione si ripete: basta un episodio negativo per far affiorare nervosismo, insicurezza e difficoltà nel trovare soluzioni.

Eppure questa squadra avrebbe tutte le possibilità per reagire diversamente.

De Bruyne, Hojlund, Lobotka, Di Lorenzo e gli altri elementi di esperienza non possono limitarsi ad accompagnare gli eventi. Devono diventare i protagonisti di una riscossa che, giornata dopo giornata, appare sempre più urgente.

Il centenario merita rispetto: questo Napoli rischia di aver già fallito

La sconfitta di Venezia assume un peso ancora maggiore se inserita nel contesto di una stagione che avrebbe dovuto rappresentare qualcosa di speciale.

Il Napoli celebra il proprio centenario, un traguardo storico che meriterebbe una squadra capace di onorare questa ricorrenza con prestazioni all’altezza della sua storia e delle aspettative dei tifosi.

Invece, dopo appena poche giornate, gli azzurri sembrano già allontanarsi dalla lotta per le prime posizioni.

E non può bastare la buona prestazione contro il Frosinone a cancellare tutto il resto. Un singolo incontro convincente non può diventare l’alibi dietro cui nascondere problemi che si ripresentano puntualmente.

Questo Napoli è troppo lento quando deve costruire, troppo prevedibile quando deve attaccare e soprattutto troppo fragile quando è chiamato a reagire.

La qualità individuale non manca, ma senza intensità, personalità e spirito di squadra anche i grandi nomi rischiano di diventare semplici comparse.

Allegri ha il compito di trovare rapidamente una soluzione, perché continuare su questa strada significherebbe trasformare una stagione che doveva essere memorabile in una delle più grandi delusioni degli ultimi anni.

E forse, alla luce di quanto visto finora, sarebbe già opportuno cominciare a parlare al passato delle ambizioni di questo Napoli.

Perché definirsi una grande squadra è semplice. Dimostrarlo sul campo è tutta un’altra storia.

Il centenario del Napoli merita rispetto. E soprattutto merita molto, ma molto di più.